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Guerre. Una poesia di Emmanuel Attard-Cassar

EveryOne Group - Gio, 21/05/2015 - 00:44
La poesia non si esaurisce davanti all'orrore
di Roberto Malini

La guerra non solo come orrore, ma come svuotamento di ogni umana energia, perché tutto il sangue che scorre attraverso il mondo, senza smettere di sgorgare dalla tragica sorgente della storia, è il nostro sangue.

E non abbiamo più forza, siamo stanchi. Siamo stanchi! La poesia di Emmanuel Attard-Cassar, autore originale e profondissimo, chiama l'umanità da un buio che sembra non avere inizio né termine, con la sua luce di fiaccola, con la sua voce di pace.

"Ogni legge diventa muta, in tempo di guerra," scrisse Cicerone e la sua considerazione vale ancora oggi: ogni norma, ogni conquista del pensiero e della civiltà, ogni speranza, ogni diritto umano diventano muti, quando tuona la guerra. Ma la poesia no. Siamo stanchi, ma la poesia non lo è, altrimenti non saremmo solo esausti, sconfitti, incurabilmente malati. Saremmo definitivamente morti nell'anima.

Guerre

di Emmanuel Attard-Cassar
(dalla “Bottega letteraria” n. 69 – 'l Gazetin, aprile 2015)

Stanca l’idea della guerra.
Di ogni guerra.
Stancano le immagini di rifugiati
che scappano dalla guerra.
La guerra
vissuta e raccontata dai nostri genitori
dai nostri nonni.
Nella nostra infanzia la guerra era una storia.
Nella nostra gioventù era il male
contro cui protestavamo.
Poi la guerra è diventata un'abitudine
una sconfitta.
Poi
una stanchezza.
Vivemmo noi una guerra
fredda
nella paura di missili puntati l’un contro l’altro.
Vivemmo anche violenze politiche
fisiche e psicologiche
violenze d’informazione taciuta
d’informazione bugiarda.
Guerre e violenze
come un male incurabile.
Che gran sconfitta è la guerra!
Che stanchezza!

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La poetessa Daniela Malini si distingue a livello nazionale e internazionale

EveryOne Group - Gio, 21/05/2015 - 00:44
Modena, 20 maggio 2015. Modena è una delle principali città della poesia, con i suoi autori, i suoi circoli letterari, le letture che avvengono in ogni angolo della città e in tutta la provincia.

Il Poesia Festival che nel mese di settembre si svolge con grande successo nei borghi antichi della provincia modenese ne è uno dei simboli. Un altro simbolo dell'anima poetica modenese, che ha un respiro mondiale, è il Premio Nazionale "Tra Secchia e Panaro", giunto alla XXI edizione, riconosciuto in Italia e nel mondo per la sua serietà e il suo livello sempre di eccellenza. Fra i premiati di quest'anno, la poetessa genovese Daniela Malini, che sta ottenendo importanti consensi con il suo libro di poesie "Cenere sulle ciglia" (Lavinia Dickinson Editore, febbraio 2015), nonostante sia uscito da poche settimane. "Cenere sulle ciglia" ha ricevuto il 3° Premio nella sezione "Poesia edita", con ampie lodi da parte della giuria. "E' uno splendido risultato," ha commentato l'editore, "perché vincere premi letterari in Italia è difficile e noi, in concerto con i poeti che fanno parte del Lavinia Dickinson Project, scegliamo di partecipare solo ai concorsi che riteniamo più seri e affidabili, caratterizzati da giurie preparate, di spessore internazionale". Il Premio Nazionale "Tra Secchia e Panaro" è organizzato dall'Associazione Culturale La Fonte di Ippocrene: "E' la fonte che zampillava dal monte Elicona in Beozia," spiega l'Associazione nel suo blog, "fatta scaturire da un calcio del cavallo Pegaso; consacrata alle Muse e ad Apollo, dava l'ispirazione poetica a coloro che bevevano delle sue acque". La premiazione avverrà il 7 giugno 2015 presso il Centro Civico in Via Marie Curie, 22/e (Villaggio Giardino) a Modena. Il giorno successivo, l'autrice parteciperà a un altro evento di poesia a Salerno: un appuntamento che vede letteratura e impegno per i diritti dell'uomo e dell'ambiente strettamente connessi. Oltre che una voce importante della nuova poesia italiana, infatti, Daniela è una coraggiosa attivista umanitaria, in prima linea per la difesa nonviolenta dei diritti delle minoranze perseguitate. L'8 giugno, in questa sua duplice veste, la poetessa parteciperà alla Conferenza Mondiale dei 100 Thousand Poets for Change, a Salerno, dove presenterà le versioni in inglese, tradotte da Monica Fabbri e Glenys Robinson, di alcune poesie tratte dalla raccolta premiata. Ma non è tutto, perché Daniela Malini ha ricevuto notizia proprio in questi giorni della sua candidatura ufficiale al premio internazionale di poesia Louise-Victorine Ackermann Award 2015.

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Roma. il Monello mare come la Casa del Sole del poeta Steed Gamero

EveryOne Group - Gio, 21/05/2015 - 00:43
Violenze, abusi sessuali, aggressioni fisiche e verbali, percosse, minacce, somministrazioni di cibo scaduto, di sedativi e tranquillanti senza alcuna prescrizione medica. Ecco le atrocità che hanno subito i giovanissimi ospiti della casa famiglia “Il monello mare” di Santa Marinella, vicino a Roma.
La Squadra mobile di Roma ha posto agli arresti domiciliari il responsabile della casa famiglia e ha notificato quattro divieti di dimora ad altrettanti collaboratori della struttura. Per tutti le accuse sono di maltrattamenti aggravati, violenza sessuale aggravata e lesioni aggravate nei confronti di alcuni ospiti minorenni. La struttura è stata chiusa e posta sotto sequestro. La vicenda richiama il libro "I ragazzi della casa del Sole" del poeta italoperuviano Steed Gamero, una denuncia in versi della vita difficile cui sono costretti quasi sempre gli adolescenti nelle case di accoglienza.

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Elisa Amadori Brigida – A rigor di stelle

EveryOne Group - Gio, 21/05/2015 - 00:42
13 maggio, 2015 

A trent’anni ho imparato a camminare
ho impresso le mie impronte sulla sabbia
e mi sono lasciata ricordi scomodi alle spalle.

Ho perso tutti i denti a uno a uno
e c’eri tu di fianco a raccogliermeli
come fossero perle.

La seconda terzina ti colpisce al cuore. Rarissime volte è capitato di leggere versi in cui si miscelino in tal dose dolore e amore… Ho perso tutti i denti a uno a uno/ e c’eri tu di fianco a raccogliermeli/ come fossero perle. Strazianti e, insieme, meravigliosi. Una disperazione buia e infinita, un gorgo nero, i denti che cadono, un cupo dramma che solo s’intuisce e… tu di fianco a raccogliermeli/ come fossero perle. Il trionfo dell’amore, la speranza, la luce. Il vasto mare non più come una minaccia, un porto ad attendere oltre le acque, un’ospitale riva.
Elisa Amadori Brigida, milanese, quarant’anni il prossimo 22 giugno, poetessa, figlia d’arte. Del 2013 è il suo A rigor di stelle, ma la poesia, per quanto segnata dal tempo, e vicissitudini e ricordi e malinconie, prescinde dal tempo, quindi ha un tempo infinito. Parole spesso scabre, scarne, per versi essenziali, senza ridondanze, spietati se occorre eppure vibrano senza posa le corde dell’armonia.

“Elisa Amadori Brigida è una poetessa sempre, non solo quando scrive in versi”, scrive Roberto Malini nella prefazione, “ma anche quando osserva il mondo intorno a sé, quando chiude gli occhi e contempla la propria interiorità, quando respira l’ossigeno della vita. […] Nelle liriche di questa autrice non vi è confine fra anomalia e poesia, perché il suo sguardo – occhio attento, occhio interiore – contempla dimensioni parallele, che non appartengono alla norma, al pensiero comune. Dove non regna la bellezza, si apre l’abisso e dove le nubi molecolari dell’amore non generano stelle si affaccia, simile alla degenerazione della materia astrale, la disperazione. Non esistono, in mezzo, i gradi del compromesso”.

“Il titolo della raccolta, A rigor di stelle”, prosegue Malini, “che relega lo strumento della logica in un’area banalmente mondana, rispetto a quello alato dell’intuizione, ci conduce nel campo del mito. Mito che è onnipresente nei versi di Elisa, dove ogni minimo accadimento è vibrazione e contemporaneamente simbolo, mentre gli orizzonti della vita si spostano continuamente, rendendo incerta la vista. […] Sono versi che parlano al mondo con un linguaggio che definisco ancora “anomalo”, carico di silenzio e musica, di affanni e respiri, di ombre e radiazioni. Versi che ho scoperto al di là del muro e al di sopra del cielo, ‘appesi all’ultima stella’. Ho la fortuna e il piacere, adesso, di accompagnarli nel mondo dagli occhi distratti, dove il peso del vivere che grava sulle anime trova da sempre conforto nella poesia”.

Il nostro deragliare
è un ordine imposto
conficcare la gola
nelle asperità del mondo
e tutto tutto divorare
nutrirsi anche dell’anima
di quello spazio di silenzio
che fa vuoto il cielo

Pareti di simboli si ergono: impenetrabili? Inscalabili? E chi, in solitudine arrampicata, è rinchiuso dentro quelle mura screziate di paura e abbandono? E non c’è il tetto, come in una labirintica prigione. Un volo d’Icaro? Non scorgere orizzonti, ma le stelle sì e il sole abbagliante e la fuga delle nuvole altrove, ai sogni, al momento della genesi. È il mondo una bambola rotta che ripete un’interminabile monotona crudele nenia? O un fulgido allargarsi di nebulose nelle vene?

La bambina rosa
vestiva panni blumagenta
e tesseva i suoi elogi al mondo.

Lei ripeteva: “Fragilefragile”.

Ed ecco alzarsi una grande mongolfiera
e noi essere attoniti
dall’alto:
uomini bianchi gialli neri
a turno si confondevano.

Ed eccoci di nuovo tutti uguali
tutti in fila
tutti a chiedere pane fresco di primavera
a lucidare serrature
a scoprirci le ferite
“nudi”
lei diceva.

La bambina rosa
diventava ogni giorno
meno gracile al mondo
di notte non aveva più paura
del frusciare del vento tra le serrande.

Cresceva mano a mano
come albero
ma anche andando
sempre più nell’involucro:

“Sono lo spirito di ogni tempo
l’anima al di là di ogni dove
il respiro che tutti raccoglie”.

Chi è La bambina rosa? La poetessa? Noi tutti, senza saperlo?
È certo tuttavia che con il vuoto bisogna fare i conti…

[…]
E in questo
vuoto di telefonata
sento tutto
il silenzio
vuoto
di cui ho bisogno.

Vuoto a rendere
di bottiglie
vuote
depositate
in un contenitore
vuoto.

Le mie poesie vuote.
A rendere.
A dare.
Vuoto lo spazio
e vuote le tue labbra
vuote.

Così il mare
così il cielo
così il tempo.

E l’alba.

Ma, al di là del senso d’inutilità, d’inanità, che sembrerebbe talora impietosamente travolgerci, esiste sempre un’alba salvifica, un nuovo incipit.
È una meditazione sofferta, quella di Elisa, ma nel contempo quieta. I sentimenti furiosi hanno lasciato luogo alla ricordanza e alla dolcezza di un pianto antico. Anche se ciascuno può avere nella propria dimora fisica e psichica una scala errante… simbolo di follia. Occorre non dimenticarlo mai. Per trovare il coraggio di vivere una vita piena, un’esistenza empatica, nonostante il dolore immanente e pregresso, e scrivere versi eccelsi, e commoventi e profondi come i pozzi della nostra anima. E anche se il viaggio pare svolgersi nella polvere il deserto stesso può fiorire e la pur lunga sterminata strada condurre là dove pulsa il cuore delle cose, la segreta felicità…

Ho perso tutti i denti a uno a uno
e c’eri tu di fianco a raccogliermeli
come fossero perle.

Alberto Figliolia

(P.S. Lavinia Norcross Dickinson, “Vinnie”, era la sorella minore di Emily Dickinson. Fu Lavinia a trovare, dentro un raccoglitore, in camera di Emily, 1775 poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo. Dedicò ogni sua forza alla pubblicazione e alla divulgazione dell’opera poetica della sorella)

Titolo: A rigor di stelle
Editore: Lavinia Dickinson Editore
Data di Pubblicazione: Dicembre 2013
Prezzo: € 9.90
ISBN: 8867351699
ISBN-13: 9788867351695
Pagine: 80
Reparto: Poesie

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Che cosa sta preparando l'Ue per i migranti? 

EveryOne Group - Gio, 21/05/2015 - 00:41
St. Paul's Bay (Malta), 11 maggio 2015. In molti si chiedono che cosa sta preparando l'Ue per i migranti, visto che tanti cambiamenti sono annunciati attraverso i media. Punto primo: destinerà miliardi di euro in "aiuti ai paesi di origine e transito dei migranti".
Questo significa che da una parte favorirà governi in cui non esistono i diritti umani e renderà ancora più difficile la vita per i perseguitati e quasi nulle le loro possibilità di migrare, mentre dall'altra causerà un aumento esponenziale delle forme di corruzione istituzionale che già oggi bruciano ingenti quantità di denaro proveniente da "aiuti internazionali". Un controllo della destinazione reale dei fondi è oggi impossibile e le istituzioni europee lo sanno bene.

Punto secondo: potenzierà il controllo delle frontiere a sud della Libia e nei paesi limitrofi e metterà in atto operazioni di sicurezza e difesa contro trafficanti e scafisti. Questo vuol dire che renderà ancora più ardue le opportunità dei profughi di lasciare i paesi nei quali sono in corso crisi umanitarie, bloccando la via a coloro che fuggono da guerre, carestie e persecuzioni, giungendo fino all'atrocità di distruggere i barconi, unica speranza di fuga ovvero di esercitare un diritto umano fondamentale.

Punto terzo: cercherà di esercitare l'obbligatorietà della suddivisione dei profughi in base ad un meccanismo di quote, ma la soluzione a cui arriverà riguarderà numeri insufficienti, fumo negli occhi della società civile che ha realmente a cuore il destino dei perseguitati. 

Questa non è, purtroppo, una previsione, ma l'analisi razionale dei progetti in corso e di tutti i possibili strumenti che, in base ad essi, potrebbero essere adottati.

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Omofobia in Kenya

EveryOne Group - Gio, 21/05/2015 - 00:40
Kenya's Citizen Weekly è uscito l'11 maggio 2015 con una lista di nomi di persone LGBT che vivono in Kenya o provengono dalla nazione africana.
EveryOne Group
E' un fatto molto grave, già accaduto in altri stati, fra cui l'Uganda, che semina odio e violenza nei confronti della comunità LGBT locale, già pesantemente discriminata e sottoposta a persecuzione istituzionale. Un ringraziamento a Ron. 

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Il Parlamento europeo ringrazia EveryOne Group

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:13
Bruxelles, 9 maggio 2015. Il Parlamento europeo esprime un ringraziamento a Roberto Malini, Dario Picciau, Glenys Robinson e tutto il Gruppo EveryOne per il loro lavoro di informazione e consulenza in relazione ai migranti e ai profughi, in particolare per i dossier, le denunce, gli appelli e le proposte concrete dirette a salvare le vite di chi compie pericolose traversate per cercare una speranza di vita in Europa.
EveryOne Group ne prende atto ed esprime soddisfazione per le ipotesi di cambiamento delle politiche europee sulle migrazioni, già espresse in questi giorni dalle istituzioni Ue, ma non può ancora, in alcun modo, dare la sua approvazione a ipotesi che sembrano, nonostante una certa buona volontà, faragginose e insufficienti, soprattutto per quanto riguarda i progetti di soccorso in mare e le garanzie di rispetto dei diritti di chi fugge da guerre, persecuzioni e carestie. Siamo ancora lontani dal giorno in cui potremo tirare un sospiro di sollievo e applaudire il ritorno della civiltà dei diritti umani nell'Unione europea.
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La Commissione europea risponde al nostro appello per i Rom, ma in modo sterile

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:10
Bruxelles, 6 maggio 2015. La Commissione europea risponde all'appello che le abbiamo inviato il 27 marzo scorso, ma la lettera che riceviamo oggi da parte di Marie-Hélène Boulanger, responsabile per la giustizia e i diritti dei cittadini nell'Ue, non convince e non offre aperture nella prospettiva, ormai necessaria, di una nuova Direttiva che ristabilisca la parità sociale fra i Rom (e insieme a loro le altre minoranze escluse) nei confronti delle maggioranze nei paesi dell'Ue, che attualmente sono i soli gruppi sociali ad essere tutelati.

La Commissione cita alcune leggi europee in vigore, rappresentate da Direttive e Regolamenti, ma evita i riferimenti alla Carta dei Diritti Fondamentali della persona nell'Ue, che prevede per tutti pari opportunità e per i più deboli un sostegno particolare. La Boulanger afferma che le Istituzioni europee hanno fatto quanto loro spetta e che ora tocca agli stati membri proteggere le minoranze, Il problema, invece, è proprio nelle disposizioni europee, che reprimono i soggetti più vulnerabili, senza lavoro né mezzi di sussistenza. L'Unione europea dice che per circolare liberamente nei vari stati e sceglierne uno in cui vivere, prendendo residenza, bisogna avere le caratteristiche richieste da quello stato: un lavoro o ricchezze personali, una casa adeguata al nucleo familiare, un'assicurazione sanitaria. Tutto questo è appannaggio di chi è già benestante, mentre chi è povero, non ottemperando a tali richieste, viene colpito da emarginazione e da persecuzione da parte delle autorità, perché di fatto chi è povero non ha diritti nell'Unione europea di oggi. Quando ribadisco questo dato di fatto agli europarlamentari, ricevo risposte piccate, come se mettessi il dito in una piaga purulenta.

Quando nel Parlamento europeo erano presenti deputati preparati  e idealisti come - per esempio -  Viktoria Mohacsi, Els De Groen, i Radicali italiani, vi era una vigilanza sulla promulgazione di Direttive e Regolamenti. EveryOne Group (in cui militavano numerosi attivisti Rom in rappresentanza delle famiglie più povere ed emarginate) e altri difensori dei diritti umani impegnati sul campo, accanto agli esclusi, erano ascoltati quali consulenti del Parlamento europeo e delle altre istituzioni continentali. Noi ci muovevamo, nei contatti con le autorità, con una lettera di incarico da parte dello stesso Europarlamento e partecipavamo alle sue politiche riguardanti le minoranze. Ora tutto è cambiato e non vi è più progresso né morale né civile né giuridico. Gli stati membri dettano le regole e siamo giunti a questa Europa che prevede cittadinanze di serie A, di serie B e di serie C. Molti eurodeputati non conoscono le Direttive, le Risoluzioni, i Regolamenti e neppure la Carta dei Diritti! Votano le leggi obbedendo ai loro partiti, con il cervello e il cuore in posizione "off".

Anche la società civile, purtroppo, è divisa e aumenta la confusione da parte delle istituzioni. Molti attivisti vogliono la chiusura dei campi e degli insediamenti di fortuna, affermando che sono luoghi di persecuzione, come i ghetti in cui venivano chiusi gli ebrei durante gli anni delle leggi razziali. In realtà i campi sono luoghi in cui chi non possiede nulla è costretto a rifugiarsi. Sono pezzi di terra in cui, piuttosto che vagare verso il nulla, chi è indigente si ferma, per costruire una baracca o parcheggiare una roulotte. Anche così si sopravvive e il diritto a fermarsi su un fazzoletto di terra dovrebbe essere un diritto inalienabile di tutti. Non di un popolo, di una minoranza, di un gruppo sociale, ma di tutti, perché tutti potremmo trovarci in miseria, raminghi e senza certezze. Dai campi si può uscire quando si vuole: basta trovare un lavoro o una soluzione diversa. E dovrebbe essere una scelta degli abitanti di tale campo il "quando" e il "come" uscirne, non di altre associazioni, di altri predicatori, di altri sedicenti rappresentanti di un intero popolo! Dai ghetti, al contrario, non si usciva, se non per essere deportati verso i luoghi di lavoro coatto o di morte.

Vi è poi che vede nel riconoscimento di uno status di minoranza storico-linguistica la panacea del male del razzismo che affligge i Rom. E' un obiettivo utile, non lo si può negare. Ma le leggi sul riconoscimento di tali minoranze, in Italia come in altri paesi dell'Ue, considerano minoranza storico-linguistica solo quella che da secoli soggiorni su un delimitato territorio, parlando una propria lingue ed esercitando proprie tradizioni. Dunque solo pochi gruppi etnici potrebbero beneficiare di tale riconoscimento ovvero le comunità storiche territoriali: Rom Abruzzesi, Molisani, Campani ecc. Non può essere l'obiettivo prioritario, che deve invece riguardare oltre dieci milioni di Rom che vivono in Europa. Continueremo a ribadire che la soluzione, accuratamente studiata da eminenti giuristi e studiosi Rom e no, è lo Statuto-Quadro del Popolo Rrom nell'Unione europea: http://www.rroma-europa.eu/it/sc_it.html

L'impegno prosegue, sia quello più ambizioso, per cambiare le leggi nell'Unione europea, rendendole giuste e civili, sia quello tattico e umanitario, di ogni giorno, per evitare abusi nei confronti di individui, famiglie e comunità. Chi conosce la vita dei Rom indigenti sa bene quanto l'Unione europea sia ancora in preda al pregiudizio, all'odio, alle ideologie che negano la più importante e inconfutabile verità umana e cioè che siamo tutti uguali.


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L'Unione europea ha le mani sporche di sangue innocente

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:09
St.Paul's Bay (Malta), 5 maggio 2015. EveryOne Group, New Generation Foundation for Human Rights, America Team for Displaced Eritreans e Kayak per il Diritto alla Vita stanno chiedendo da tanto tempo al Parlamento europeo, alla Commissione europea, al Consiglio dell'Unione europea, al Consiglio d'Europa e alle Nazioni Unite di smetterla con gli indugi e mettere in atto procedure moderne ed efficaci per salvare le vite dei migranti che affrontano pericolosi viaggi in mare cercando salvezza in Europa.
Questi signori a volte ci rispondono e molte altre ignorano i nostri appelli. Questi signori, che hanno gli strumenti per fermare la moria di profughi, prendono tempo, si rimpallano le responsabilità e non fanno nulla. A loro dei bambini, delle donne, degli uomini che affogano a centinaia, a migliaia non importa nulla, perché sono concentrati sui propri privilegi e sugli ordini impartiti dai loro padroni, che sono le "istituzioni", che sono i partiti politici (nel migliore dei casi). Aiutateci. Mandate mail agli europarlamentari, alle Nazioni Unite, alle autorità nazionali e internazionali e ai media. Chiedete, insieme a noi, di iniziare ad agire. Come? Primo, combattendo i trafficanti (quelli veri, non gli scafisti, che sono quasi sempre profughi investiti di quel ruolo): abbiamo inviato loro una lista di questi criminali, con nomi, cognomi, numeri di telefono, indirizzi e - spesso - fotografie. Secondo, mettendo in atto procedure serie e organiche di salvataggio in mare, con sistemi di monitoraggio, droni di sorveglianza (un drone in due ore e venti pattuglia l'intero tratto di mare fra Lampedusa e l'Africa), navi di soccorso attrezzate, con équipe mediche e protocolli moderni ed efficienti, elicotteri. Oggi tanti altri esseri umani sono morti in mare e l'Unione europea non può più lavarsene le mani, luride di sangue.

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OZ. Storia di un’emigrazione sta arrivando a Milano!

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:07
Spettacolo sostenuto nell’ambito del progetto NEXT/laboratorio delle idee 2014
con il patrocinio di Amnesty International e di EveryOne Group for the international cooperation on human rights culture.
La Compagnia Eco di fondo è lieta di presentare al pubblico la propria nuova produzione, “O.Z. storia di un’emigrazione”, la celeberrima fiaba di L. Frank Baum riletta come metafora del tema dell’immigrazione, in anteprima milanese SABATO 2 MAGGIO alle ore 21 presso lo spazio LAB121, a conclusione del Progetto Residenza presso il medesimo spazio e per il debutto nazionale MERCOLEDI’ 6 MAGGIO al TEATRO VERDI, all’interno del Festival Segnali 2015. 

Il racconto di “O.Z. storia di un’emigrazione” è quanto mai attuale: una piccola e viziatissima Dorothy affronta il naufragio della nave da crociera su cui viaggia, ritrovandosi ad attraversare una realtà mai vista prima, fra paesaggi meravigliosi, ma anche terre devastate dalla guerra e dalla povertà. Lungo la strada, Dorothy fa incontri incredibili: ragazza che vuole conquistare il proprio diritto allo studio (lo spaventapasseri che desidera un cervello); un robot di guerra, un ex-soldato, che desidera riconquistare la possibilità di amare chi vuole (il taglialegna in cerca di un cuore); un disertore che tutti immaginano gloriosamente morto in battaglia (il leone codardo). Tutti sono in viaggio verso O.Z. Verso la speranza, verso l'utopia di cambiare la propria vita. Ma O.Z. è una finzione. O.Z. è solo una delle tante "Lampedusa" dei nostri giorni.
"O.Z. Storia di un'emigrazione" è uno spettacolo trasversale, che parla ai giovani ma anche agli adulti; come scrive Riccardo Noury di Amnesty International nella concessione del patrocinio, “riesce a trasmettere a un pubblico molto giovane temi cosi difficili come quello delle migrazioni e delle discriminazioni.”

Eco di fondo nasce a Milano nel 2009 da Giacomo Ferraù e Giulia Viana, due giovani attori diplomati all’Accademia dei Filodrammatici di Milano nel 2007, che riescono a catalizzare l’interesse di pubblico e critica in un rapido crescendo: dopo aver vinto il Premio Giovani Realtà del Teatro con il loro primo spettacolo insieme, Il più bel giorno della mia vita, si aggiudicano il Premio A.N.P.I. Cultura 2008 Ovest Ticino con il monologo Le rotaie della memoria. A Giacomo Ferraù è inoltre assegnato il Primo premio nazionale e internazionale di regia Fantasio Piccoli 2010 con una versione di Sogno di una notte di mezza estate. Il primo spettacolo di teatro ragazzi della compagnia, Nato ieri, è Finalista Premio Scenario infanzia 2012.
Nel 2014 nasce Orfeo ed Euridice, scritto e diretto da César Brie, con Giacomo Ferraù e Giulia Viana, produzione Teatro Presente/Eco di fondo, che vince il Premio selezione Inbox 2014 e ottiene uno strepitoso successo di pubblico al Teatro Elfo Puccini nel febbraio 2015.
Sempre nel 2014 la compagnia vince il “Premio Pradella” indetto dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano per “La sensibilità di confrontarsi con il contemporaneo e di svolgere una continuativa ricerca su temi etico sociali”.

Anteprima milanese:  SABATO 2 MAGGIO – ORE 21
LAB 121 - Corso di porta Romana, 121 - Milano
RSVP: info@lab121.it / 342 1259421 / (POSTI LIMITATI)
tessera associativa lab121 obbligatoria € 5

Debutto nazionale:  MERCOLEDÌ 6 MAGGIO – ORE 19  - Festival SEGNALI 2015
TEATRO VERDI - Via Pastrengo, 16 – Milano
RSVP: festival.segnali@tiscali.it / 02 27002476
ingresso gratuito


Organizzazione: Elisa Binda - 333 48 54 019 - ecodifondo@gmail.com

ecodifondo.blogspot.com

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Salviamo Nina

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:07
Chișinău, 30 aprile 2015. Cari amici di EveryOne Group, ancora un grazie a tutti voi per la preziosa e unica collaborazione.

Ieri abbiamo sentito Nina. Era molto risollevata, con una voce speranzosa. Ci ringrazia tanto, dal profondo del suo cuore. Naturalmente continuiamo insieme a voi a monitorare la sua situazione. 

Comitato SalviamoNina

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Promesse e salvagenti

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:06
Parlamento europeo in sessione plenaria per chiedere a Commissione e Consiglio dell'Ue misure efficaci per salvare i migranti.
Un'assemblea che si tiene solo in base a castelli di parole demagogiche, senza progetti razionali ed efficaci, come sempre. E' tempo di cambiare e sostituire, almeno nell'Ue, i professionisti della politica con esperti nei vari comparti che regolano la società europea, a partire da specialisti nella gestione umanitaria delle migrazioni e difensori dei diritti umani. Se tutte le promesse che ci hanno fatto finora i parlamentari europei fossero salvagenti, quante vite si sarebbero salvate!
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Dodici Contemporaneamente: dal 7 maggio a Veroli. René Bokoul fra i protagonisti

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:05
Dal 7 maggio a Veroli la mostra intercontinentale di arte contemporanea Dodici Contemporaneamente – Tratti senza perimetri. 
Fra gli artisti protagonisti della rassegna il profugo congolese René Bokoul, formidabile maestro della scuola di Poto Poto, membro onorario di EveryOne Group. 

Veroli, 27 aprile 2015. Sarà inaugurata giovedì 7 maggio prossimo la mostra intercontinentale di arte contemporanea Dodici Contemporaneamente – Tratti senza perimetri. Stamattina si è svolta la conferenza stampa di presentazione nei locali del Mac, Museo Casa d’Artista a Veroli (nella foto). A fianco deli organizzatori Ornella Ricca e Pietro Spagnoli erano presenti Cristina Verro vicesindaco ed assessore alla cultura del comune di Veroli, ed il collega Luca Renzi delegato al commercio.

Per tutti è stata l’occasione di parlare dell’esposizione che resterà aperta fino al 2 giugno, con ingresso libero, all’interno del chiostro di Sant’Agostino in via Vittorio Emanuele a Veroli. «Abbiamo scelto di organizzare l’inaugurazione di giovedì perché vogliamo che l’arte provi ad uscire dalla relegazione del fine settimana e si trasformi in un’esperienza viva», hanno spiegato gli organizzatori. «L’idea di proporre la mostra nell’area del chiostro ci permette di sfruttare uno spazio stabile ma non fermo, che prima era un convento, poi diventato tipografia ed ora sede naturale di mostre di arte. Tutto questo per cercare di riportare a Veroli un turismo di qualità che duri nel tempo». Protagonisti della mostra saranno dodici artisti che presenteranno a Veroli installazioni, filmati, quadri e sculture. La cerimonia inaugurale prevista per il 7 maggio alle 17 vedrà la partecipazione di Stefano Zecchi e Marcello Carlino.

Soddisfazione per questa iniziativa è stata espressa anche dagli assessori comunali presenti alla conferenza stampa. «Quale migliore occasione culturale per rinnovare la tradizione della “Firenze della Ciociaria”, come viene chiamata Veroli», ha dichiarato l’assessore Verro. «Sarà anche il momento giusto per dare nuovi stimoli al commercio», le ha fatto eco il collega Renzi.

Ecco i nomi dei protagonisti (tutti e dodici nella foto collettiva): Ali Assaf dall’Iraq,  Renè Bokoul dalla Repubblica del Congo (nella foto), Caroline Gallois dalla Francia, Patricia Glauser dalla Colombia, Patricia Glee Smith dagli Stati Uniti d’America,   Zanbagh Lotfi dall’Iran,  Malè-Antonio Malendze dal Mozambico,  Enrique Moya Gonzalez dalla Spagna, Virginia Ryan dall’Australia,  Yun  Jung Seo dalla Repubblica di Corea, Ornella Ricca e Pietro Spagnoli per l’Italia.
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Migrazioni: ecco i nuovi crimini contro l'umanità

EveryOne Group - Dom, 10/05/2015 - 13:04
St. Paul's Bay (Malta), 22 aprile 2015. Fermare i barconi dei profughi prima che partano, bombardare le imbarcazioni affinché non lascino le coste africane verso l'Unione europea, impedire a chi fugge da guerre e persecuzioni di lasciare il proprio paese:
le proposte lanciate dalle più alte cariche dello stato italiano e - incredibilmente - accolte dell'Ue come possibili soluzioni alla tragedia che colpisce i migranti sono veri e propri progetti di genocidio, veri e propri crimini contro l'umanità. Sono orgoglioso di essere dall'altra parte della barricata, vicino alle vittime e perseguitato dai potenti. Se un giorno ci sarà un Processo di Norimberga su questi crimini, voglio essere sul banco dei testimoni.

Nella foto, "Il processo di Norimberga", dipinto di Laura Knight 

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Juve, Pogba tra Psg e Barça, Cavani sostituto giusto?

Milan Refugees - Gio, 30/04/2015 - 15:13
In attesa di conoscere il futuro di Tevez, sempre tentato dall'opportunità di tornare al Boca, la Juventus riceve segnali incoraggianti da Cavani, uno degli obiettivi di mercato per la prossima stagione. Il Matador considera l'avventura a Parigi al capolinea e ha incaricato il fratello/agente Fernando di guardarsi attorno per trovare la giusta sistemazione. In cima ai pensieri dell'ex bomber del Napoli ci sarebbe, secondo la Gazzetta dello Sport, la Juventus. Cavani sa che, in bianconero, tornerebbe protagonista assoluto, nel campionato che lo ha reso un campione di fama mondiale. Il problema vero è di natura economica. Il Matador guadagna circa 9,5 milioni di euro a stagione, troppo per le casse della Vecchia Signora (intenzionata a spendere, al massimo, cinque milioni per il suo nuovo top player). Attenzione anche alla concorrenza. L'Atletico Madrid è sempre in corsa (blocco del mercato permettendo) e lo United pare intenzionato a farsi avanti in maniera importante, soprattutto se deciderà di rinunciare a Falcao e Van Persie, quest'ultimo altro possibile obiettivo bianconero. Da non escludere neppure l'opzione Milan, soprattutto se dovesse esserci un cambio di proprietà e, di conseguenza, nuovi capitali da investire sul mercato. La Juventus però potrebbe sbaragliare tutti offrendo in cambio Pogba. Manca un solo punto allo scudetto Massimiliano Allegri ha la serenità stampata in volto dopo la vittoria con la Fiorentina. Quella di chi sa di non potere perdere lo scudetto con 14 punti di vantaggio dalla seconda a 5 giornate dalla fine. Insomma, per gettare tutto alle ortiche servirebbe giusto una congiunzione astrale inimmaginabile. O un miracolo al contrario, come ha dichiarato il tecnico, pronto a mettere le mani sul tricolore già dalla trasferta sabato contro la Sampdoria “Credo che la vittoria contro la Fiorentina ci consenta di affrontare il campionato con molta più serenità perché quando arrivi lì ti manca sempre un pezzetto per vincere e c’è questa voglia di arrivare più velocemente al traguardo, e stasera era importante. Con 14 punti di vantaggio è fisiologico che poi vedi dei cali di attenzione, non dimentichiamo che quest’anno molti giocatori non sono stati a disposizione. Credevo di fare un ottimo lavoro perché il gruppo ha dei valori morali oltre a quelli tecnici perché senza i grandi giocatori è difficile vincere i campionati e fare bene in Champions”, ha voluto sottolineare.  

(mbocchio)

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Il ritorno. Zizou pensa alle Champions mancate, ma anche a Pogba

Milan Refugees - Gio, 30/04/2015 - 15:07
La parte più corposa dei ricordi di Zinedine Zidane legati all’Italia è quella che riguarda la sua esperienza alla Juventus: “Rimpianti per non aver vinto la Champions con la Juve? Si. D’altronde, l’ho persa contro il Real Madrid. E l’anno dopo, l’ho persa contro il Borussia Dortmund”. Il popolare Zizou, oggi allematore del Castilla - il Real Madrid B - è stato ospite del centro sportivo della Juventus a vinoso. Il francese di origini algerine non è arrivato per “spiare” il lavoro del tecnico bianconero Massimiliano Allegri in vista della sfida di Champions proprio contro il Real. Zizou, che sta partecipando ad un master organizzato dalla Fédération Française de Football dedicato ai grandi ex calciatori che stanno intraprendendo la nuova carriera di tecnici, ha fatto tappa allo Juventus Center nell’ambito dei corsi di aggiornamento previsti dall’iniziativa presso i grandi club europei. “Un pò di rimpianti li ho - ha ammesso Zidane - perchè avevamo una squadra talmente forte sulla carta che avremmo dovuto vincere almeno una Champions League. È una cosa che mi resta ancora di traverso...”. “Juventus e Real a quell’epoca erano le due squadre più forti al mondo - ha ricordato il Pallone d’Oro ‘98 - ma è con la Juventus che sono cresciuto. Quando sono arrivato in Italia, è qui che la mia carriera è cominciata. Perchè fisicamente è qui che mi sono formato”. Pagine di calcio poetiche in maglia bianconera, ma anche un addio nel 2001 che fece scalpore, anche se poi proprio da quella cessione la Juventus fece partire un nuovo ciclo vincente: “Come reagirono i miei compagni alla mia cessione? Penso che se lo aspettavano, perchè erano sei mesi che se ne parlava. E poi dopo cinque anni...”. Secondo quanto riporta il quotidiano catalano “Sport”, il Real Madrid si sarebbe già attivato per portare Paul Pogba nella capitale spagnola in estate, e avrebbe incaricato proprio Zidane di imbastire la trattativa con la Juventus. Il campione del mondo a Francia ‘98 avrebbe già iniziato un’attività diplomatica con i vertici della società di corso Galileo Ferraris, a Torino. L’ex bianconero infatti vuole ricreare a tutti i costi il trio francese Varane-Benzema,-Pogba. Intervistato da “L’Equipe”, ha parlato di Pogba in questi termini: “Considerando che ha solo 21 anni, quello che sta facendo Paul è un qualcosa di enorme. Forse stiamo parlando un po’ troppo di lui ma se continua così può diventare uno dei più grandi giocatori di sempre. È una combinazione tra Makelele e Vieira, se fossi il suo allenatore io lo schiererei anche più avanzato. Se arriverà mai al Real Madrid? Vedremo, di certo i migliori finiscono tutti lì”.La valutazione è però ben chiara, e Marotta e Agnelli non faranno sconti: non ci siede nemmeno al tavolo per una cifra inferiore agli 80 milioni di euro.

(mbocchio)

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The Egyptian military government seeks legitimacy in Europe

Milan Refugees - Gio, 30/04/2015 - 14:23
The visit to Spain of Egyptian President Al Sisi, preceded by several contacts with other European premiers, including the Italian Renzi and greek Tsipras, part of a strategy designed to Cairo, Egypt to credit the country in Europe and, especially, in the part that faces the Mediterranean. The need to be recognized at the international level is essential in view of the continuation of a government, which has replaced the previous one: the first democratically elected in Egyptian history; it is true that the winners of the elections have also abused the power won at the ballot box, trying to impose an overly confessional and leaving no room for any opposition. But the fall of the executive supported by Islamic brotherhood took place, however, through a particularly bloody coup, disavowed even by the secular and democratic forces, which had been marginalized by Mursi. This seizure of power accompanied by violence and repression has had the goal of defeating the most radical part of the political parties that they referred to Islam, but which, together was even more rooted in a social private by the dictatorship of Mubarak each reference point. This introduction deep into Egyptian society was the one that led to the electoral victory, but it has, therefore, also required more work by the military in the eradication and suppression. If the rise to power of Al Sisi was greeted with relief in unofficially by the Western democracies, in the official methods, actually very brutal, they were convicted, albeit mildly. The United States itself, had suspended the substantial supplies of arms from the Egyptian army, who served under the protection of Israel. In reality, although weakened, relations with Egypt's Al Sisi are still continued, however, for the Egyptian regime destabilization of Libya and the arrival on its territory of training related to the Islamic state has certified the importance, as an ally , the country's fight against Islamic extremism in Egypt. The personal commitment of the Egyptian armed forces, against the people of the caliphate and the strong stance against the fundamentalists has essentially rehabilitated the Egyptian regime in front of the West, so that Washington has resumed the supply of arms. The internal situation in Egypt, however, is far from being normalized: the election promises, which also should see winning the formation of the current president for lack of opponents, ninth yet been established, although they were already been set for this summer. The country also seems to have fallen into a spiral of corruption very intense and the use of torture by the police, seems to have returned to the levels prior to 2011. Despite this, the government, an offshoot of the armed forces, has also the support of a section of society in the country: one that believes the army is a good compromise for the internal stability and, above all, have averted the extreme Islamization of the country, despite the methods used and the lack of substantial democracy. In essence, the current government appears to moderate orientation and that is enough, however, the process of normalization of the company continues relentless, with measures that restrict the use of social networks, which are essential for the success of the Arab Spring, the fight homosexuality and atheism. On the latter subject the aims of the government are twofold, encouraging a moderate religion, which would allow more control and a full agreement with the moderate clergy and limit the influence of the secular political forces who reject the interference confessional. On the international role played by Egypt was taken, some of the duties exercised by Mubarak to protect Israel from the south side of its borders, which Mursi not assured, while there is some activism on the front of the Sunni world, which sees the Cairo ally of Saudi Arabia and other Gulf monarchies under the religious confrontation against the Shiites. If, from the international point of view, Egypt is obligated by its own internal situation is not clear to seek legitimacy, and economically, the situation of the country's crisis, it seems natural to the search of profitable relationships with the countries closer and more rich. The Mediterranean basin is a natural area where to look to establish relationships that can afford to develop cooperation preferably stable. For European countries it is a kind of return to the past, despite the fundamentalists were not better, establish relationships with Al Sisi is virtually the same as before, when they were with Mubarak, but the needs are before civil rights, as shown by the case Libyan.
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El gobierno militar de Egipto busca legitimidad en Europa

Milan Refugees - Gio, 30/04/2015 - 14:22
La visita a España del presidente egipcio Al Sisi, precedida de varios contactos con otros primeros ministros europeos, entre ellos el italiano y Renzi griego Tsipras, que forma parte de una estrategia diseñada a El Cairo, Egipto, para acreditar el país de Europa y, sobre todo, en la parte que da al Mediterráneo. La necesidad de ser reconocido a nivel internacional es esencial en vista de la continuidad de un gobierno, que ha sustituido a la anterior: el primero elegido democráticamente en la historia egipcia; bien es cierto que los ganadores de las elecciones también han abusado del poder ganado en las urnas, tratando de imponer una excesivamente confesionario y sin dejar espacio para cualquier oposición. Pero la caída del Ejecutivo con el apoyo de la hermandad islámica se produjo, sin embargo, a través de un golpe particularmente sangrienta, desautorizó incluso por las fuerzas laicas y democráticas, que habían sido marginados por Mursi. Esta toma del poder acompañado de violencia y represión ha tenido el objetivo de derrotar a la parte más radical de los partidos políticos que se referían al Islam, pero que, en conjunto fue aún más enraizada en una privada sociales por la dictadura de Mubarak cada punto de referencia. Esta introducción profundamente en la sociedad egipcia fue la que llevó a la victoria electoral, pero se ha, por lo tanto, también se requiere más trabajo por los militares en la erradicación y represión. Si el ascenso al poder de Al Sisi fue recibida con alivio en forma no oficial por las democracias occidentales, en los métodos oficiales, en realidad muy brutales, que fueron condenados, aunque ligeramente. Los propios Estados Unidos, había suspendido los suministros considerables de armas del ejército egipcio, que sirvió bajo la protección de Israel. En realidad, aunque debilitado, todavía continuaban las relaciones con Egipto Al Sisi, sin embargo, para la desestabilización régimen egipcio de Libia y la llegada en su territorio de la formación relacionada con el estado islámico ha certificado la importancia, como un aliado , la lucha del país contra el extremismo islámico en Egipto. El compromiso personal de las fuerzas armadas egipcias, contra el pueblo del califato y la fuerte postura contra los fundamentalistas ha rehabilitado esencialmente el régimen egipcio frente a Occidente, por lo que Washington ha reanudado el suministro de armas. La situación interna de Egipto, sin embargo, está lejos de ser normalizada: las promesas electorales, que también debería ver ganar la formación del actual presidente por falta de oponentes, noveno sido aún establecida, aunque ya se ha fijado para este verano. El país también parece haber caído en una espiral de corrupción muy intenso y el uso de la tortura por la policía, parece haber vuelto a los niveles anteriores a 2011. A pesar de esto, el gobierno, una rama de las fuerzas armadas, tiene También el apoyo de un sector de la sociedad en el país: uno que cree que el ejército es un buen compromiso para la estabilidad interna y, sobre todo, han evitado la extrema islamización del país, a pesar de los métodos utilizados y la falta de democracia sustancial. En esencia, el gobierno actual parece orientación a moderado y que es suficiente, sin embargo, el proceso de normalización de la empresa continúa sin tregua, con medidas que restringen el uso de las redes sociales, que son esenciales para el éxito de la primavera árabe, la lucha homosexualidad y ateísmo. Sobre este último tema de los objetivos del gobierno son de dos tipos, el fomento de una religión moderada, lo que permitiría un mayor control y un acuerdo total con el clero moderados y limitar la influencia de las fuerzas políticas seculares que rechazan el confesionario interferencia. El se tomó el papel internacional desempeñado por Egipto, algunas de las funciones ejercidas por Mubarak para proteger a Israel de la parte sur de sus fronteras, que no aseguró Mursi, mientras hay algo de activismo en la parte delantera del mundo suní, que ve a la Cairo aliado de Arabia Saudita y otras monarquías del Golfo bajo la confrontación religiosa contra los chiíes. Si, desde el punto de vista internacional, Egipto está obligado por su propia situación interna no está claro a buscar legitimidad, y económicamente, la situación de crisis del país, parece natural a la búsqueda de relaciones rentables con los países más cercanos y más ricos. La cuenca mediterránea es un espacio natural donde mirar para establecer relaciones que pueden darse el lujo de desarrollar la cooperación preferentemente estable. Para los países europeos es una especie de vuelta al pasado, a pesar de los fundamentalistas no eran mejores, establecer relaciones con Al Sisi es prácticamente el mismo que antes, cuando estaban con Mubarak, pero las necesidades son antes de los derechos civiles, como lo demuestra el caso Libia.
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Die ägyptische Militärregierung sucht Legitimität in Europa

Milan Refugees - Gio, 30/04/2015 - 14:21
Der Besuch in Spanien des ägyptischen Präsidenten Al Sisi, um mehrere Kontakte mit anderen europäischen Premieren, darunter die italienische und griechische Renzi Tsipras, Teil einer Strategie, Kairo, Ägypten, um das Land in Europa gutschreiben und vor allem vorausgegangen, in der, die das Mittelmeer steht Teil. Die Notwendigkeit, auf internationaler Ebene anerkannt ist wichtig im Hinblick auf die Fortsetzung einer Regierung, die die vorherige ersetzt hat: der erste demokratisch in der ägyptischen Geschichte gewählt; es stimmt, dass die Gewinner der Wahlen haben auch missbraucht die Macht an der Wahlurne gewonnen und versuchte eine zu Beichtstuhl zu verhängen und lässt keinen Raum für irgendeine Opposition. Aber der Fall der von der islamischen Bruderschaft unterstützt Exekutive fand jedoch durch eine besonders blutigen Staatsstreich, verleugnete sogar von den weltlichen und demokratischen Kräfte, die von Mursi marginalisiert worden war. Diese Machtergreifung begleitet von Gewalt und Unterdrückung hat das Ziel, dem Sieg über die radikalste Teil der politischen Parteien, dass sie zum Islam überwiesen hat, die aber zusammen war noch in einem sozialen Private durch die Diktatur Mubaraks verwurzelt jeder Bezugspunkt. Diese Einführung tief in der ägyptischen Gesellschaft war derjenige, der dem Wahlsieg geführt, aber es hat daher erforderlich, auch mehr Arbeit durch das Militär in die Tilgung und Unterdrückung. Wenn der Aufstieg zur Macht von Al Sisi wurde mit Erleichterung in inoffiziell von den westlichen Demokratien begrüßt, in den offiziellen Methoden, eigentlich sehr brutal, sie verurteilt wurden, wenn auch milde. Die Vereinigten Staaten selbst, hatte die wesentlichen Waffenlieferungen aus der ägyptischen Armee, die unter dem Schutz der Israel diente suspendiert. In Wirklichkeit, wenn auch abgeschwächt, die Beziehungen zu Ägypten Al Sisi noch weiter, jedoch für das ägyptische Regime Destabilisierung von Libyen und der Ankunft in seinem Hoheitsgebiet der Ausbildung an den islamischen Staat hat die Bedeutung zertifiziert bezogen, als Verbündeter , Kampf des Landes gegen den islamischen Extremismus in Ägypten. Das persönliche Engagement der ägyptischen Streitkräfte, gegen das Volk des Kalifats und die starke Haltung gegen die Fundamentalisten hat im Wesentlichen saniert das ägyptische Regime vor dem Westen, so dass Washington hat die Lieferung von Waffen wieder aufgenommen. Die innere Lage in Ägypten ist jedoch weit davon entfernt, normalisiert: die Wahlversprechen, die sollten auch sehen, den Gewinn der Bildung des jetzigen Präsidenten aus Mangel an Gegnern, neunten noch etabliert, auch wenn sie bereits für diesen Sommer eingestellt. Das Land scheint auch in eine Spirale der Korruption sehr intensiv und die Anwendung von Folter durch die Polizei gefallen sind, scheint sich auf das Niveau vor 2011. Trotzdem zurückgekehrt sind, hat die Regierung, ein Ableger der Streitkräfte, auch die Unterstützung eines Teils der Gesellschaft auf dem Lande: eine, die die Armee glaubt, ist ein guter Kompromiss für die innere Stabilität und vor allem, haben die extreme Islamisierung des Landes abgewendet trotz der verwendeten Methoden und der Mangel an wesentlichen Demokratie. Im Wesentlichen wird die aktuelle Regierung bis mäßige Orientierung und das ist genug, jedoch wird der Prozess der Normalisierung der Gesellschaft unerbittlich, mit Maßnahmen, die die Nutzung von sozialen Netzwerken, die wesentlich für den Erfolg des Arabischen Frühlings, den Kampf Homosexualität und sind zu beschränken Atheismus. Zu dem letztgenannten Thema die Ziele der Regierung sind zweifach, die Förderung einer moderaten Religion, die mehr Kontrolle und eine vollständige Übereinstimmung mit den moderaten Geistlichen zu ermöglichen und den Einfluss der säkularen politischen Kräfte, die die Störung konfessionellen ablehnen einschränken würde. Über die internationale Rolle von Ägypten gespielt wurde genommen, einige der Aufgaben von Mubarak ausgeübt, um Israel von der Südseite der Grenzen, die Mursi nicht gewährleistet, zu schützen, während es gibt einige Aktivismus auf der Vorderseite der sunnitischen Welt, die das sieht, Cairo Verbündeter Saudi-Arabien und anderen Golfmonarchien unter der religiösen Konfrontation gegen die Schiiten. Wenn, vom internationalen Standpunkt aus wird Ägypten durch seine eigene innere Situation verpflichtet ist nicht klar, Legitimität zu suchen, und wirtschaftlich, die Situation der Krise des Landes, liegt es nahe, die auf der Suche nach gewinnbringende Beziehungen mit den Ländern engere und Reichen. Das Mittelmeerbecken ist ein Naturgebiet, wo sie suchen, um Beziehungen, die sich leisten können, um die Zusammenarbeit bevorzugt stabile Entwicklung zu etablieren. Für europäische Länder es ist eine Art Rückkehr in die Vergangenheit, obwohl die Fundamentalisten waren nicht besser, zu etablieren Beziehungen zu Al Sisi ist praktisch die gleiche wie zuvor, als sie mit Mubarak, aber die Bedürfnisse sind vor Bürgerrechten, wie der Fall gezeigt, Libyan.
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