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Perché i Rom e i Sinti hanno difficoltà ad integrarsi?

EveryOne Group - Mer, 15/04/2015 - 14:06
St. Paul's Bay (Malta), 14 aprile 2015. In Europa ci sono oltre dieci milioni di Rom e Sinti. Due milioni nella sola Romania. Nei principati romeni, hanno vissuto in completa schiavitù dal 1300 fino alla metà del 1800, quando vennero liberati, ma non furono attuate politiche a loro sostegno e dunque si ritrovarono sì senza padroni, ma in uno stato di penosa indigenza, circondati da inimicizia.

In tale condizione di isolamento e miseria, nonostante lo status di uomini liberi, nuove persecuzioni li colpirono ancora, fino allo sterminio negli anni dell'Olocausto, che i Rom e Sinti chiamano Porrajmos o Samudaripen. Nei decenni successivi al massacro dei Rom e Sinti nei campi di morte nazisti, emarginazione e persecuzione contiunuarono ad affliggerli, attraverso politiche di sedentarizzazione forzata e di repressione. Intorno a loro si diffondono ancora oggi i pregiudizi che furono causa delle persecuzioni, pregiudizi che li identificano come ladri, rapitori di bambini, usurai, violenti o come persone senza valori morali né volontà di integrarsi, nemici dell'igiene e del decoro. La realtà è diversa. I Rom e Sinti sono ancora poveri ed emarginati, questo è vero. Spesso sono costretti ad abbandonare paesi in cui non possono sopravvivere per rifugiarsi in altri. Non avendo mezzi di sostentamento, queste comunità misere ed escluse si riparano costruendo baracche o adattandosi a vivere sotto i ponti, in case abbandonate o fabbriche dismesse. E per sostentarsi, chiedono l'elemosina. Fino a qualche tempo fa, la mendicità era tutelata dalle leggi in quanto forma ultima di sopravvivenza per chi non possiede nulla ed è escluso. Oggi viene combattuta dalle autorità, specie a livello locale. Nonostante la carta dei diritti fondamentali nell'Ue e alcune Direttive europee prevedano che gli stati membri abbiano il dovere di sostenere e favorire l'integrazione delle comunità Rom e Sinte indigenti, esse sono ancora sgomberate ed espulse con fogli di via. Moltissimi bambini Rom e Sinti vengono sottratti alle famiglie ogni anno dai servizi sociali e affidati dai tribunali a famiglie italiane (ma è un fenomeno che non riguarda solo l'Italia), mentre ben di rado le autorità agevolano l'unità delle famiglie Rom e Sinte.

Anche i più poveri fra i Rom e Sinti hanno specializzazioni nel campo della pastorizia, dell'allevamento, dell'agricoltura biologica, dell'artigianato, dell'edilizia e in altri campi, che derivano da tradizioni secolari, ma la discriminazione che li colpisce impedisce che possano mettere a frutto tali competenze, salvo rari casi. Nel campo dell'arte, Rom e Sinti si mettono in luce tradizionalmente per creatività e talento. Si sono distinti e si distinguono nella musica, nella pittura, nella letteratura, nel teatro, nel mondo dello spettacolo. Moltissimi Rom e Sinti hanno raggiunto i vertici nella politica, nella scienza, nell'imprenditoria. Naturalmente vi sono anche ladri e disonesti fra i Rom e Sinti, che sono esseri umani come tutti gli altri, con le stesse luci e le stesse ombre che caratterizzano ogni popolo. Quando civiltà e cultura si libereranno da preconcetti e discriminazioni, si ripartirà dalla verità, che è molto semplice: siamo tutti uguali e il nostro vero nemico non è chi ci appare diverso, ma è la forza irrazionale e distruttiva dell'odio, che alberga in diversa misura, ma sempre, in ognuno di noi.

Nelle foto, Rom ursari in Romania; Rom e Sinti deportati durante il Porrajmos: bambini Rom e Sinti ad Auschwitz; i difensori dei diritti umani Roberto Malini e Dario Picciau )(EveryOne Groupo) con la ex europarlamentare Rom Viktoria Mohacsi presso una comunità Rom romena a Pesaro, nel 2008

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Anne Frank fu tradita dai suoi stessi benefattori?

EveryOne Group - Mer, 15/04/2015 - 14:05
St. Paul's Bay (Malta), 14 aprile 2015 - Il 7 aprile scorso è uscito nei Paesi Bassi il libro-inchiesta "Bep Voskuijl: No More Silence" di Joop van Wijk e del giornalista Jeroen de Bruyn.

Joop van Wijk è figlio di Bep Voskuijl, una delle persone che nascosero e protessero Anne Frank e la sua famiglia durante la Shoah. Secondo quanto dichiara, Joop van Wijk avrebbe iniziato la ricerca per onorare la madre, citata più volte nel Diario di Anne Frank.
Durante l'inchiesta, però, si sarebbe accorto con sgomento di gravi indizi a carico della sorella più piccola di Bep, Nelly, giungendo alla conclusione che potrebbe essere stata proprio lei a denunciare i Frank ai nazisti, causando la deportazione della famiglia e la morte di tutti i suoi membri, a eccezione di Otto Frank, papà di Anne. In attesa di leggere il libro, ci si può già fare un'idea sui contenuti, analizzando le dichiarazioni concesse ai media dall'autore e le prime recensioni. Sembra che il libro non si basi su alcuna prova concreta, ma su risicate testimonianze, sensazioni e forzature che conducono gli autori a conclusioni assai più sensazionalistiche che storiografiche. Per lo più, sono fondate sui pettegolezzi di Diny Voskuijl, la più piccola delle due sorelle minori di Bep, e Bertus Hulsman, il suo fidanzato. Secondo i loro ricordi, Nelly, l'altra sorella, avrebbe collaborato con i nazisti nel periodo in cui i Frank erano nascosti nell'alloggio segreto. Una parte considerevole di cittadini olandesi, in quegli anni, più o meno occasionalmente lavorava per le autorità. Molti Giusti fra le Nazioni salvarono ebrei proprio grazie a ruoli a contatto con i nazisti, che li rendevano insospettabili ai loro occhi. Nelle memorie di Diny, inoltre, Nelly avrebbe detto, qualche volta, bisticciando con Bep: "Vattene dai tuoi ebrei!". Niente di rilevante, ai fini di una seria inchiesta storica: piccole tensioni fra sorelle risoltesi poi, probabilmente, con qualche lacrimuccia e un abbraccio.
Nelly Voskuijl sapeva perfettamente che i suoi parenti più stretti - e lei stessa, con una denuncia decisamente tardiva - avrebbero rischiato pene molto pesanti: il carcere, la deportazione e, secondo le leggi vigenti allora, in casi estremi, la pena capitale. E' in corso una pericolosa opera di revisione a discredito dei Giusti fra le Nazioni, culminata con le esternazioni rese nel 2013 dal Centro Primo Levi di New York, che definì dalle pagine del New York Times Giovanni Palatucci come "un esecutore delle leggi razziali", negando il suo eroismo a difesa degli ebrei e annunciando uno studio a dimostrazione di tale ipotesi. Studio che tuttavia non venne mai pubblicato. E adesso questo libro sensazionalistico. Aspettiamoci, negli anni a venire, altre operazioni come queste. I testimoni invecchiano e ci lasciano, consentendo a speculazioni di ogni bordo di diffondersi in pochi istanti, rimbalzando da un media all'altro e raggiungendo ogni angolo del pianeta, perché l'informazione attuale è orientata a dare spazio a chi la spara più grossa piuttosto che alla verità, che spesso non è abbastanza eclatante da meritare agenzie, telegiornali e prime pagine. Da parte nostra, se invece la verità costituisce una linea guida per le nostre ricerche e la nostra opera educativa, cerchiamo di essere pronti a ribadire alle illazioni e alle calunnie con i dati storici e le testimonianze di coloro che vissero i fatti da vicino, a volte rischiando la vita per difendere quella di altri esseri umani.

Nelle foto, Bep Voskuijl e Anne Frank

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Renata Rios, fotografa e attivista, è un nuovo membro di EveryOne Group

EveryOne Group - Dom, 12/04/2015 - 11:32
São Vicente/St. Paul's Bay, 11 aprile 2015.  EveryOne Group ha un nuovo membro, cui diamo un benvenuto caloroso.

È Renata Rios, fotografa e attivista per i diritti umani: artista e difensore dei diritti umani, come nella tradizione dell'organizzazione umanitaria. Benvenuta, cara Renata da parte di Adriano e Alessandra Petreca Dini, presidenti di EveryOne Group Brasile e America Latina, e da parte di Roberto Malini, Dario Picciau, Glenys Robinson, co-presidenti di EveryOne Group

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Roma, giovane Rom muore bruciato in una baracca

EveryOne Group - Dom, 12/04/2015 - 11:32
Roma,10 aprile 2015. Un giovane Rom romeno di 27 anni è morto bruciato nella baracca in cui viveva con la moglie e il padre.

La tragedia si è verificata in via del Cappellaccio, nel quartiere della Magliana, a Roma. Il corpo del giovane è stato scoperto giovedì pomeriggio. Le autorità indagano per comprendere se l'incendio sia stato di origine dolosa. Di certo, a Roma come in tutta l'Italia, è in corso una campagna razzista nei confronti dei Rom, strumentalizzati da politici in cerca di consenso con la complicità dei media, che danno spazio ad articoli e servizi calunniosi, il cui unico fine è quello di seminare odio razziale. Alcuni difensori dei diritti umani, fra cui i leader di EveryOne Group, hanno tentato (e tentano ancora) di arginare la deriva razzista, che è alla base di una pericolosa ondata di intolleranza verso Rom e Sinti, sia prendendo contatto con europarlamentari italiani, sia chiedendo ai quotidiani di rispettare il diritto di replica e dare spazio anche alla voce dei Rom e della società civile. Tutto inutile e questa chiusura non fa che peggiorare una situazione già fuori controllo.

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Dodici Contemporaneamente: arte per una società multiculturale

EveryOne Group - Dom, 12/04/2015 - 11:30
Dodici Contemporaneamente - Tratti senza perimetri. Proseguono i lavori di preparazione per la mostra d'arte. Dal 7 maggio al 2 giugno 2015 a Veroli; organizzazione a cura del MAC, Casa Museo d'Artista. Fra i dodici artisti in mostra, René Bokoul, artista per la pace e l'uguaglianza, membro onorario di EveryOne Group. 

Veroli (Frosinone), 9 aprile 2015. Proseguono serrati i lavori per la seconda edizione della mostra di arte contemporanea “Dodici Contemporaneamente – Tratti senza perimetri”. L’organizzazione curata dal Mac, Casa Museo d’Artista, sta iniziando a ricevere le opere dei dodici artisti che esporranno a Veroli dal 7 maggio al 2 giugno prossimi.
Sede della mostra sarà il chiostro di Sant’Agostino, a fianco alla chiesa omonima in via Vittorio Emanuele, dove gli organizzatori allestiranno il percorso con circa trenta opere di pittura, scultura, fotografia, video e installazione provenienti da tutto il mondo.
Protagonisti di questa edizione saranno artisti provenienti dai cinque continenti che proporranno la loro arte, mettendo in evidenza l’importanza di «un contatto con altre culture, di instaurare rapporti e legami e di esprimere, attraverso il loro linguaggio, fitte trame di relazioni tra persone e comunità, favorendo sempre più la nascita e lo sviluppo di una società multiculturale.»
Spiegano gli organizzatori: «”Dodici contemporaneamente - tratti senza perimetri” vuole anche essere un viaggio verso una continua ridefinizione dei concetti di uguaglianza e differenza, di dentro e di fuori, di io e di altro. Un viaggio verso una nuova predisposizione, più mediata e cosciente, al dialogo con le altre culture e alla ricchezza che il contatto con esse può rappresentare.»

Protagonisti dell’edizione alle porte saranno:

Repubblica del Congo,Caroline Gallois dalla Francia, Patricia Glauser dalla
Ali Assaf dall’Iraq, Renè Bokoul dalla
Colombia, Patricia Glee Smith dagli Stati Uniti d’America, Zanbagh Lotfi dall’Iran, Malè-
Antonio Malendze dal Mozambico, Enrique Moya Gonzalez dalla Spagna, Virginia Ryan
dall’Australia, Yun Jung Seo dalla Repubblica di Corea, Ornella Ricca e Pietro Spagnoli
per l’Italia.



Nelle foto: gli artisti che esporranno nella mostra di Veroli (il secondo da sinistra in alto è René Bokoul, membro onorario di EveryOne Group e artista per i diritti umani); un dipinto di René Bokoul
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Media uniti nella calunnia contro il popolo Rom

EveryOne Group - Dom, 12/04/2015 - 11:29
I media purtroppo concedono spazio alle notizie e ai video razzisti, senza verificare se sono genuini o artefatti, ma poi non concedono neppure un trafiletto alla replica di chi si impegna per i diritti umani.

EveryOne Group ha inviato ai quotidiani italiani un'analisi che dimostra come il video delle due giovani ladre Rom abbia molte caratteristiche che possono indurre a considerarlo una mistificazione, ma - dal Corriere a La Repubblica, che riguardo ai Rom si danno la mano - non ha ottenuto una sola riga di spazio. In questo modo, la gente può ascoltare una sola voce.

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Ragazzine Rom che rubano?

EveryOne Group - Dom, 12/04/2015 - 11:28
Roma, 9 aprile 2015. Il servizio che è stato trasmesso su Mattino Cinque e che fa il giro della rete, dopo aver ottenuto milioni di visualizzazioni, sembra essere stato costruito ad arte.

Magari la stessa autrice ne era inconsapevole, ma la mistificazione risulta evidente analizzando le dichiarazioni delle giovanissime protagoniste. Ragazzine Rom ladre e senza scrupoli: cosa poteva architettare di più efficace la politica intollerante per guadagnare consensi seminando intolleranza? Non è raro che politici e giornalisti compiacenti diano un compenso a ragazzini Rom, approfittando della loro povertà, per indurli a rispondere secondo il loro copione. A Milano abbiamo evitato che venisse realizzato un video simile a quello che circola ora, ormai fuori controllo, intervenendo direttamente e sbugiardando il giornalista di turno. Le ragazzine recitano e a un certo punto affermano qualcosa che non ha senso. Dicono che la polizia le ha fermate tante volte e che dopo aver preso loro le generalità e le impronte, le ha lasciate libere. A Roma, quando le autorità fermano minori per furto, li conducono, invece, presso una casa di accoglienza, in attesa della decisione del tribunale minorile. Quello che la giornalista o chi per essa ha messo in bocca alle ragazzine è il pregiudizio della presunta "impunità dei Rom".

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Milano e la Giornata dei Rom

EveryOne Group - Dom, 12/04/2015 - 11:27
Milano, 7 aprile 2015. A Milano avvengono quotidianamente sgomberi di famiglie Rom, senza che istituzioni e autorità concedano loro la minima alternativa abitativa.

Fa specie vedere come i responsabili della politica milanese sui Rom vestano le pelli degli agnelli quando partecipano alle iniziative... a tutela di Rom e Sinti, d'amore e d'accordo con le associazioni. Ne avremo un esempio anche domani, quando la "città gentile" celebrerà la Giornata Internazionale dei Rom e Sinti.

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Prima di Pasqua... beach ...pizza e birra!!!!

Milan Refugees - Dom, 05/04/2015 - 10:13
 Per le foto... Grazie PAPALEO !!!!  
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Marijuana: angelo o demonio?

Milan Refugees - Dom, 05/04/2015 - 09:01
Pubblichiamo con piacere il seguente articolo del Dr. Jacques Mabit, esperto di tossicodipendenza. Una volta tanto che una sostanza psicotropa utilizzata da millenni, seppur in contesti culturali tradizionali e con finalità diverse rispetto all'uso ricreativo che ne fanno la maggior parte dei moderni, non viene né demonizzata, né glorificata ma è oggetto di esame approfondito e scevro da pregiudizio, approfittiamone!   La Marijuana (Cannabis sativa) è divenuta nei nostri giorni un tema costante di dibattito che ripropone esattamente lo scontro tra i partigiani della liberalizzazione totale del consumo di sostanze psicoattive da una parte e gli oppositori alla piena tolleranza dall'altra. Queste due posizioni opposte ci portano a dover scegliere quasi automaticamente tra due opzioni “chiuse”: la prima che si nasconde pudicamente dietro il velo della tolleranza, della libertà e di un avvicinamento quasi “angelico” all'“erba”; la seconda che demonizza qualsiasi cambiamento indotto degli stati di coscienza ed evoca inorridita le cifre effettivamente agghiaccianti della tossicodipendenza nel mondo. Chi prova a pronunciarsi su questo tema rischia di essere preso o per un esecutore incaricato dall'“establishment” di difendere l'ordine morale o per un irresponsabile nostalgico della fantasia hippy incapace di affrontare le sfide del mondo moderno. Vogliamo provare a proporre un terzo spazio che si ponga alla stessa distanza rispetto a entrambi i gruppi, i quali si danno forza reciprocamente presentando versioni che consideriamo distorte della realtà, basate su una qualche forma di auto inganno se non addirittura di impostura. Vorremmo rivolgerci in prima istanza ai difensori dell'uso incondizionato di Cannabis affinché la nostra posizione non sia da parte loro sospettata di una certa parzialità a favore di una cieca e totale proibizione dell'uso di sostanze psicoattive. Fin dal primo numero di questa rivista abbiamo segnalato che «coloro che promuovono una proibizione totale di qualsiasi sostanza psicotropa si assumono il rischio di minacciare la libertà individuale, di partecipare a una devitalizzazione delle culture autoctone e infine di favorire il traffico di droga» (Mabit J., 1992). E al di là delle parole, il Centro Takiwasi dimostra con le sue attività terapeutiche e pedagogiche, avvalendosi della ricerca psicoclinica (Giove R., 1996), che un uso corretto di piante psicoattive non è dannoso ma permette anzi di trattare i tossicodipendenti. È necessario ribadire fin da ora la nostra convinzione dell'indiscutibile valore della Cannabis sativa. Ha virtù medicinali innegabili, dimostrate e accompagnate da esperienze empiriche che durano da secoli. Possiede inoltre proprietà utili per l'amplificazione della coscienza e dell’educazione spirituale, che consentono di classificarla senza dubbio all'interno del gruppo delle piante sacre o piante maestre. Ed è proprio per questo che, come tutte le sostanze psicoattive naturali e di uso sacro e ancestrale, merita un trattamento diverso dalla condanna generalizzata e cieca, ma non può essere neanche oggetto di un consumo degradante, indiscriminato e, in fin dei conti, irrispettoso e quindi non esente da pericoli. Purtroppo i suoi difensori tendono ad assumere posizioni che, lontane dall'apporto di argomentazioni aperte alla tolleranza, indicano piuttosto una gran confusione di criteri e non aiutano a capire. È opportuno spiegare il dibattito analizzando secondo il nostro privilegiato punto di vista il ruolo che la marijuana occupa nella nostra società contemporanea e la corrispondenza o meno tra le parole e i fatti. Fattori determinanti nell'incontro con la marijuana Non credo sia più necessario dimostrare che gli effetti dell'uso di qualsiasi sostanza psicoattiva dipendano da tre fattori determinanti: sostanza, consumatore e contesto. Chiunque saprà distinguere il consumo di alcool forte e adulterato da parte di un ragazzino di 12 anni appartenente a una banda di una zona emarginata della città, dal consumo di champagne di qualità all'interno di una famiglia per festeggiare un matrimonio, o ancora dall'uso liturgico del vino durante l'eucarestia cristiana. Si tratta sempre di consumo di una sostanza psicoattiva, l'alcool, di cui abbondano gli studi scientifici che ne dimostrano il potenziale nocivo, i rischi della dipendenza e l’enorme costo sociale ed economico. Nessun chirurgo farebbe a meno dei vantaggi della morfina in nome dei fumatori di oppio di Macao o degli eroinomani di Ginevra. Né si riscontrano campagne contro l'abuso di zucchero raffinato nonostante l'enorme danno alla salute collettiva e la dipendenza di una gran parte della popolazione da questo prodotto. E la lista potrebbe proseguire... (Mabit, J., 1995). E allo stesso modo, sarà analogo il consumo del Bhang nelle società iniziatiche o da parte degli yogi in India, la tradizione del consumo di hashish dei contadini del Marocco, il consumo ludico di “erba” tra i giovani delle società urbane occidentali, il consumo misto ad ayahuasca nelle chiese del Santo Daime in Brasile e la miscela di pasta basica di cocaina nei bassifondi dei quartieri emarginati delle città latinoamericane? Di quale marijuana stiamo parlando? A che tipo di consumo ci stiamo riferendo? Sostanza Quando parliamo dei fattori legati a una sostanza ci riferiamo alla sua qualità e alla sua dose e quindi alla quantità e alla frequenza del consumo. La Cannabis ha molteplici modalità di utilizzo ed esistono numerose varietà di piante. Gli studi scientifici dimostrano un potenziale tossico già conosciuto dalle società tradizionali in quanto, come ci segnala il famoso indianista Alain Daniélou, «la foglia si pesta tra due pietre e si risciacqua con abbondante acqua, per permettere di estrarre gli elementi nocivi. Si prepara una bevanda con latte di mandorle, mescolandovi l’equivalente di una grossa oliva di Bhang che ognuno ingerisce con rispetto.» (Daniélou A., 1992). Si tratta di un procedimento di detossicazione, di un’assunzione a freddo per via digerente e non a caldo per via respiratoria. L'inalazione del fumo modifica la farmaco-dinamica del prodotto: si elude la protezione naturale della barriera digestiva e si aumenta il processo di assimilazione sanguigna trans-polmonare, mentre la combustione genera nuovi metaboliti. Daniélou aggiunge, con l'autorità che gli deriva dai suoi quaranta anni di convivenza con il gruppo di iniziati dell'India di cui fece parte, che «la pratica di fumare la canapa è fortemente sconsigliata in India, gli elementi tossici non vengono eliminati...» Soggetto Come per qualsiasi altra sostanza psicoattiva esiste un alto grado di suscettibilità individuale. Questa suscettibilità si manifesta sia con l'intensità degli effetti immediati, sia nella possibile dipendenza. Ci sono individui che hanno reazioni lievi alla marijuana e altri che rispondono rapidamente con forti alterazioni dell’ideazione e della condotta o stati confusionali con disorganizzazione del comportamento. Questo fattore non può essere ignorato quando si propone la libera distribuzione della marijuana. Allo stesso tempo, nonostante sia catalogata come droga leggera, in certi individui si possono creare dipendenze molto forti alla marijuana. Le caratteristiche di questa dipendenza, secondo quanto abbiamo osservato, sono le seguenti: distorsione graduale della percezione della realtà: la lentezza e la sottigliezza di questo fenomeno non permettono al soggetto di identificarlo e rendersene cosciente. Qui non siamo di fronte agli effetti 'drammatici', comparabili a quelli legati all'uso di eroina, pasta basica di cocaina o crack, così che è più facile per il soggetto ignorare la sua propria trasformazione, perché non riesce a identificarla con chiarezza. fenomeno della “mentalizzazione”: il campo percettivo si focalizza a livello mentale, cancellando impercettibilmente gli affetti di tipo emozionale. Il soggetto sostituisce progressivamente il suo “cuore” con la sua “mente”. Confonde il “sentire” e il “pensare”. I curanderos direbbero che la sua energia si sta concentrando nella sua testa. Lo intuiscono molto bene anche coloro che consumano marijuana per realizzare un lavoro intellettuale e stimolare la propria capacità mentale. Quello che può essere un uso temporaneo e inoffensivo può anche diventare un modo permanente e patologico di percepire il mondo. disincarnazione: la iperattivazione mentale conferisce la sensazione di poter risolvere numerosi problemi, di avere idee “geniali”, di capire cose complesse. Ed è tuttavia interessante osservare che questi stessi soggetti hanno difficoltà estrema a concretizzare quelle idee, a iscriverle nella materia, a realizzarle nella quotidianità. Ci sono studenti universitari che producono idee “brillanti” per la propria tesi, la stessa tesi che non riusciranno mai a concludere. Potremmo descrivere tutto ciò dicendo che il soggetto si dilata in forma aerea e perde il radicamento con la terra, tende a dematerializzarsi. proiezione in una realtà virtuale: il dipendente da marijuana arriva a credere che pensare e vivere siano la stessa cosa. Gran parte del suo essere si inverte in un mondo immaginario o virtuale percepito solo da lui o condiviso in modo evanescente con i compagni di consumo. Questo aspetto mi sembra drammatico quando abbraccia la sfera della spiritualità, trasformando l’esperienza spirituale incarnata in un mero sogno etereo, un raziocinio forse brillante ma incongruente con la vita quotidiana, senza impegno nella realtà ordinaria. Ricrea simbolismi, connessioni, interpretazioni che mai arrivano ad avere un riscontro nella realtà. Da qui nasce una voglia per tutto ciò che è esoterico, per il magico, per i mondi paralleli e per tutto ciò che permetta di evadere meglio dal qui e ora. Contesto L'incontro tra la sostanza e il soggetto avviene all’interno di un contesto che influisce molto sugli effetti del consumo. Riscontriamo che con alta frequenza gli adepti all’accesso libero alla marijuana rivendicano la sua benignità per il fatto che questa pianta si consuma da molti secoli nelle società tradizionali senza determinare nessuna patologia. Tuttavia, qui sorge una contraddizione perché è evidente che proprio nel contesto contemporaneo coloro che difendono questa posizione non appartengono a quelle società tradizionali, non le conoscono in modo approfondito (il che richiederebbe tempo e dedizione) né tanto meno rispettano i loro criteri di consumo. In special modo, al di là del metodo peculiare di assunzione, ignorano gli elementi rituali indispensabili per un avvicinamento corretto alla dimensione spirituale inerente a qualsiasi atto sacro quale l’assunzione di una pianta maestra. L'acquisizione di questa conoscenza esige un apprendimento e un'iniziazione guidati, partendo dalle fonti stesse di questo sapere ancestrale: chi ha fatto lo sforzo di seguire questo cammino all'interno della legione dei consumatori di marijuana (secondo una recente indagine ufficiale arriverebbero almeno a 15 milioni solo negli Stati Uniti)? Il contesto abituale del consumo di marijuana nella società moderna è prima di tutto ludico. Costituisce un modo per identificarsi ad ambienti marginali, e manifesta un allontanamento dal formalismo dell'establishment. Evoca un adolescenziale movimento di ribellione situato tra il movimento politico-messianico dei rasta e una spiritualità evanescente libera da ogni appartenenza a una istituzione o a una chiesa. Permette una condivisione piacevole con gli amici senza forti impegni sociali. Evoca atmosfere di rilassamento, di euforia, di godimento sensuale a cui si può associare anche il cibo, il bere e il sesso. È per alcuni il riposo a fine giornata o nel fine settimana, la fuga verso un momento di piacevole svago dove poter far scorrere libera l'immaginazione, ricreare le proprie idee più fantasiose, lasciar andare i pensieri, distendere le tensioni provocate dai numerosi obblighi del mondo moderno. È come darsi il diritto a una ricreazione, a una parentesi. Di per sé l'aspetto ludico non è discutibile e risponde a un bisogno naturale dell'essere umano. Quello che invece ci sembra deplorevole è l'esclusività di questa modalità di consumo e la sistematizzazione dei contesti di induzione che alla fine escludono del tutto un avvicinamento a ciò che è realmente sacro, racchiudendo l'esperienza di consumo in un sistema di valori infantili o al massimo adolescenziali. Non si tratta solo di riposo ma di evasione ed è proprio lì che si nasconde l'attitudine alla dipendenza. In questo schema di consumo i soggetti non si sentono stimolati a intervenire nel tessuto sociale, a manifestare compassione attiva, a essere attori a proprio agio. Tendono a lasciarsi andare all'eloquio parlato o scritto, molte volte prolifico fino ad arrivare alla logorrea, magari brillante (fascinazione intellettuale) tuttavia insopportabile (pesantezza intraducibile in azioni). Alcuni portavoce della New Age ci appaiono prototipi perfetti di questo difetto: i loro discorsi affascinano la mente, eccitano i neuroni ma mancano dell’entusiasmo (in-theos) e del fervore di un estro appassionato, l'unico capace di toccare il cuore. Alla fine diventano i soggetti più passivi e sottomessi di fronte a un ordine sociale dal quale pretendono di liberarsi e contro il quale si accontentano di lottare con le parole, senza agire. In questo contesto l’essere cool ci sembra evocare più uno stato di dimissione che un'autentica serenità. Non può non richiamare l'attenzione il fatto che il consumo di marijuana cominci nel 90% dei casi nell'età adolescente (12-14 anni). Corrisponde a una fase di rifiuto delle proposte del mondo adulto percepite come noiose e pressanti. Di fronte agli obblighi che si profilano c'è la tentazione di fermarsi all'infanzia, di non crescere, di preferire la fantasia e la magia alla realtà che si presenta in maniera troppo triste, monotona, routinaria, priva di ispirazione, di entusiasmo, di spirito di avventura. Ciò che si considera una crisi classica di cambiamento di età, diventa preoccupante quando pietrifica nel soggetto di età adulta i comportamenti adolescenziali. Il consumo regolare di marijuana con questo marchio sociale fin dall'adolescenza non aiuta a evolvere ma tende a mantenere l'individuo in un prolungato stato di immaturità, ricordando la figura del puber aeternus, l' eterno adolescente. Possiamo pensare che sia il contesto collettivo di una società con poche prospettive stimolanti per l'individuo a favorire la propensione a questo genere di evasione. Ma sappiamo anche che incolpare unicamente la società corrisponde ancora a un tentativo di deresponsabilizzazione dell'individuo. Nessuno è obbligato a fumare marijuana né a continuare a farlo. Tuttavia l'indebolimento precoce di un soggetto che non abbia potuto, entrando nell’adolescenza se non addirittura nell’infanzia, strutturarsi e formarsi una personalità propria, facilita il consolidamento della dipendenza dalla marijuana. Non si può ignorare che esistono numerosi casi di reale e seria dipendenza da marijuana: alcuni sono arrivati fino al nostro Centro. E come abbiamo già segnalato, si tratta di una dipendenza difficilmente riconosciuta dal soggetto e a maggior ragione quando il contesto “alternativo” fomenta un consenso pernicioso sulla innocuità della marijuana. Il marijuanero si sente confortato nel suo consumo assiduo dall’ambiente New Age come lo è l'alcolizzato in una società costruita culturalmente intorno al vino. Se fumare marijuana è la norma nel gruppo (studenti, artisti, giornalisti, ecc.) come si può percepire la distorsione dal momento che è ampiamente condivisa? Non si può ignorare che il contesto sia fondamentale perché si instauri una vera dipendenza. Esistono precedenti che hanno contribuito a creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di una farmaco-dipendenza. In particolare riflettiamo sul fatto che la maggior parte dei soggetti della nostra società occidentale post moderna non passa attraverso una strutturazione di tipo infantile o adolescenziale. Si sono persi i riti di passaggio, non esiste una trasmissione del sapere ancestrale svalutato rispetto alle “ultime conquiste della scienza”, i sistemi di tutela sociale tendono a deresponsabilizzare gli individui: l'intera società è malata! Per questo pensiamo che i soggetti attratti dal fascino della marijuana siano tanti o in ogni caso molti di più di coloro che accettano di riconoscersi come difensori attivi della marijuana che, per l'appunto, si autoescludono automaticamente dal gruppo dei dipendenti. D'altra parte, in alcuni casi, una volta esaurito l'interesse per la “bontà” della marijuana, il consumatore cercherà effetti più intensi esplorando le proprie reazioni a sostanze più potenti. Nella nostra esperienza, il 90% dei pazienti ricoverati in Takiwasi per la dipendenza dalla distruttiva pasta basica di cocaina, ha iniziato dal consumo della marijuana. Durante il trattamento osserviamo la scomparsa dei sintomi seguendo un ordine regressivo (vicarianza regressiva) in cui si eliminano in primo luogo le sindromi apparse per ultime, le più recenti. Ci richiama l'attenzione come, una volta superati le ideazioni e i comportamenti vincolati alla pasta basica di cocaina (PBC), si vengano a manifestare quelli prodotti inizialmente dalla marijuana. Sebbene gli effetti esplosivi della PBC siano difficili da rimediare per lo stesso dipendente, l'affrontare in una seconda tappa i sintomi tipici della marijuana rappresenta una grande sfida e in genere un ostacolo maggiore. Si nota una forte resistenza e la tendenza a dissociare gli effetti della PBC da quelli della marijuana, come se non appartenessero allo stesso soggetto e non si basassero sulla stessa strutturazione della personalità. Pertanto il trattamento della dipendenza alla marijuana si rivela particolarmente arduo e molte volte più faticoso rispetto a quella da altre sostanze apparentemente più dannose. È difficile dimenticare questi dati quando si propone libero accesso alla marijuana. Nel Centro Takiwasi l'uso delle piante medicinali secondo gli insegnamenti sciamanici amazzonici induce, durante le sessioni, uno stato di chiaroveggenza e l'attitudine a percepire il corpo energetico del paziente. I consumatori regolari di marijuana hanno sempre manifestato una opacità del loro corpo energetico, una eccessiva concentrazione di energia a livello mentale, una mancanza di radicamento alla terra, a volte un distacco del corpo fisico dal corpo energetico. Tutto questo genera confusione e disordine, interiore ed esteriore. Quando si opera una pulizia energetica con piante purgative (Aristoloquia didyma), si osserva un blocco energetico maggiore a livello epato-biliare che suscita violenti e dolorosi conati di vomito. L'accesso agli insegnamenti proposti dalla ayahuasca è inizialmente più difficile per loro, soprattutto quando si tratta di addentrarsi nella conoscenza di se stessi, data la marcata tendenza a proiettarsi fuori da se stessi. A cosa può servire andarsene in mondi intergalattici e dialogare con esseri cosmici, imbastire sofisticate teorie ed elaborate metafisiche, se si è incapaci di armonizzare la propria vita quotidiana e di regolare le proprie relazioni con l'ambiente più prossimo? Come costruire per elevarsi senza aver preventivamente consolidato le basi su cui appoggiarsi? Marijuana e spiritualità La Cannabis si utilizza in riti religiosi di varie culture e con benefici innegabili. Queste società tradizionali integrano l'uso all'interno di un contesto sacro che comprende sempre un rituale ereditato da una tradizione iniziatica. La pianta è considerata come “maestra” perché abitata da uno spirito vivo che indica in che modo bisogna avvicinarvisi. In altre parole il rituale non è una costruzione immaginaria del soggetto bensì un codice di comunicazione dettato dall'essenza stessa della pianta, dalla sua natura o struttura. Non si tratta qui di una creazione artistica basata sull'estetismo, né di un contesto teatrale destinato a favorire la suggestione dove chiunque possa improvvisarsi suo sacerdote, ma di un'attuazione operativa, efficace, una tecnologia sacra, risultato di un lungo apprendistato. Come ogni linguaggio richiede rigore e precisione per essere efficace senza recare danno. L'obiettivo è permettere una comunicazione con l'essenza della pianta, la sua “anima”, entità viva e intelligente. È chiaro che si propone un atteggiamento di profondo rispetto verso gli “dei” e che un atto sacro con una pianta sacra richiede lo sviluppo di una sacralità sia interiore che esteriore. Così per esempio Daniélou insiste sull'atteggiamento di rispetto adottato in India che prevede un bagno rituale e l'indossare indumenti puliti, e precisa che «se lo spirito della canapa è invitato mentre si stanno facendo altre attività ne rimarrà molestato e oltraggiato». (op. cit.) La dipendenza è intesa come il risultato di una trasgressione dove lo spirito offeso della pianta arriva a impossessarsi dell'individuo. La cura di questa possessione sarà quindi un esorcismo destinato a placare lo spirito interessato e a convincerlo ad abbandonare colui che è divenuto la sua vittima. Conclude dicendo: «Gli spiriti della canapa, del tabacco, del papavero, della coca, sono divinità amiche dell'uomo che permettono di dare sollievo alle sue sofferenze e aprono per lui le porte dei mondi sottili; la loro proibizione così come l'uso irrazionale sono egualmente sbagliati e provocano la malevolenza delle divinità oltraggiate.» (op. cit.) In molte persone che si trovano su un cammino di “ricerca” personale, la marijuana tende a bloccare proprio questa evoluzione. Restano impigliate nei loro giochi mentali fino a perdersi a volte in gravi stati di confusione che le fanno optare per una condotta inadeguata o pericolosa, come abbiamo potuto osservare in molte occasioni. La dipendenza dalla marijuana, lo ripetiamo, è raramente ammessa dall'interessato. Un soggetto dipendente dalla marijuana non finisce mai di sorprenderci con le molte arguzie tipiche della sua necessità di giustificarsi. Il suo “innamoramento” è tale che non esiste discorso razionale che possa toccarlo, dato che in fondo è del tutto irrazionale. A una persona sincera è tuttavia possibile chiedere di misurare la sua assenza di alienazione durante un periodo di prova senza alcun consumo di canapa. Questo intervallo permette di valutare il grado di dipendenza dalla marijuana. Tra il consumatore incallito e l'astemio esiste tutta una gamma di stati e relazioni più o meno legate alla marijuana. Molti consumatori hanno un controllo del proprio consumo così come tanta gente sa gustare un buon vino senza arrivare a una dipendenza alcolica. Non si tratta qui di ricerca spirituale ma semplicemente di momenti di rilassamento. I difensori dell'uso di marijuana dicono a ragione che per coloro che sono abituati all'uso episodico o regolare continua a “funzionare” bene. Vale a dire che questa abitudine non dà conseguenze immediate e non pregiudica il resto della società. Mi domando però se, quando si parla di piante sacre, si tratti solamente di “funzionare” e se l'assenza di conseguenze evidenti a livello sociale nel breve periodo non sia sottostimata sul lungo periodo, per via del distacco progressivo da una vera partecipazione civica e la graduale incapacità di trasformare concretamente la realtà per il bene comune. Il lieve disturbo fisico causato dalla marijuana conforta l'idea che essa sia innocua mentre la perturbazione indotta è prima di tutto di tipo energetico e psico-spirituale. Alcuni amici che consideravamo dipendenti dalla marijuana e che alla fine sono riusciti a lasciarla per un po’ di tempo, hanno potuto testimoniare a posteriori un indiscutibile miglioramento fisico, psichico e spirituale. Questa contro-prova mi pare molto convincente. Lo stesso fenomeno si osserva nei pazienti che passano da Takiwasi. Gli echi della New Age Il fenomeno del mentalismo trova eco in una certa letteratura pseudo-spirituale che consente di perdersi in amabili divagazioni senza importanti cambiamenti della propria realtà. Desideriamo illustrarlo brevemente con l'esempio di due figure preminenti della cultura New Age, Castaneda e Osho: la visita a una libreria “esoterica” qualsiasi o un'occhiata a una vetrina di una zona di transito di un aeroporto internazionale permetterà di completare la lista. È in effetti sorprendente fin dall'inizio il parallelismo tra il consumo di marijuana e l’affinità con le opere di Castaneda. I marihuaneros si trovano perfettamente a loro agio con questo tipo di letteratura. Questo autore ebbe il merito di sensibilizzare molte persone verso altri aspetti della realtà e di portare alla luce l'esistenza di una forte componente della società occidentale assetata di spiritualità e di cambiamento di prospettiva. Ha saputo tradurre l'inquietudine esistenziale contemporanea in una raffinata e stimolante espressione letteraria. Tuttavia presenta un mondo fantastico senza una metodologia chiara per poter procedere ed è praticamente inarrivabile per un individuo normalmente costituito. D'altro canto mantiene un riserbo assoluto riguardo all'essenziale: la vita affettiva, il quotidiano, il concreto. Ci troviamo sommersi nella magia, stregoneria, parapsicologia, fenomeni rari, un mondo evanescente dove non sembrano esistere esseri in carne e ossa, gente comune e normale come te e me. Ci avviciniamo a una realtà virtuale andando sempre più oltre, sfuggendo alla completa comprensione e con un discorso adatto ad alimentare i giochi confusi della mente. Perfino lo stesso Castaneda sembra un fantasma delle cui esperienze si continua a discuterne l'autenticità, la nazionalità, lo stato sociale, il reale livello di conoscenza e di evoluzione personale. Perché tanti segreti e tanti punti oscuri quando si pubblicano libri in decine di migliaia di copie? Forse si nasconde la verità, si copre la luce? Dopo aver passato molto tempo cercando in mezzo alla gente di questa corrente, spero ancora di incontrare un discepolo di Castaneda che possa parlar chiaro, trasmettere con metodo la sua esperienza e dimostrare con se stesso un evidente progresso dell’evoluzione personale. Castaneda ci permette di sognare ma non offre la ricetta per trasformare il sogno in realtà: qui vedo la sua affinità con la canapa fumata nella nostra società, entrambi volatili e disincarnati, seduttori e confusi. Vorrei citare brevemente anche l'autorevole Bhagwan Shree Rajneesh, promotore del consumo di marijuana e della filosofia dell'amore indifferenziato. L'invasione dei suoi libri va di pari passo con un'inflazione dell'ego che è tanto più convincente per i suoi adepti quanto più incredibile. Il “maestro illuminato” non ha dubbi nell'affermare categoricamente: «Sono l'inizio di una coscienza del tutto nuova»: niente di meno. Per quanto possiamo osservare gli adepti di Osho mostrano un importante disadattamento alla realtà ordinaria e nelle sessioni di guarigione con le piante amazzoniche rivelano forti alterazioni energetiche. La marijuana e il sesso indiscriminato sono gli strumenti di base utilizzati da Osho per sedurre e contagiare nuovi discepoli. Risponde a una tendenza tipicamente occidentale di consumismo, libertinaggio confuso con la libertà, fuga dalla sofferenza, cieca devozione verso un guru che assume uno psuedo-ruolo paterno deresponsabilizzante. L'involuzione mediante la fusione e l’indifferenziazione (di sesso soprattutto) si oppone al cammino interiore dell'individuazione (in termini junghiani) e differenziazione che passa obbligatoriamente per la via della sofferenza e il confronto solitario con se stessi. È da notare en passant che entrambi i “maestri” predicano il rifiuto delle cose materiali ma non si sono mai distinti per un particolare disinteresse per i soldi e i beni materiali. L'introduzione della marijuana fumata nei rituali brasiliani del Santo Daime (ayahuasca) è stato il fattore principale della scissione del gruppo iniziale del maestro Irineu, alimentando i conflitti e la competizione, secondo quanto ci ha confessato la moglie. Fu un elemento di divisione e confusione che gonfiò l'ego di alcuni discepoli portando a successivi scismi: ora esistono una decina di sette differenti. Questa associazione improvvisata sembra rispondere più alla domanda di settori urbani piuttosto che alla nascita dall'iniziazione con l'ayahuasca. Gli sciamani dell'Amazzonica peruviana che conosciamo rifiutano categoricamente di fumare marijuana durante una sessione con ayahuasca. Tuttavia, trattandosi di una medicina dinamica sempre disposta ad arricchirsi con nuovi apporti, promuovono una ricerca empirica col fine di esplorare le virtù di questa pianta sacra. A questo scopo possiedono una metodologia che consiste fondamentalmente nell'entrare in una trance visionaria con preparati enteogeni, e poi ingerire in modo graduale un infuso o un decotto per “vedere” lo spirito della pianta e intavolare una rispettosa negoziazione con esso. È chiaro che per questo procedimento serve esperienza e una adeguata preparazione da maestri e non basta il coraggio dei novizi. Conclusioni Temo che i principali difensori dell'uso incondizionato di marijuana siano alla fine i migliori procacciatori di argomentazioni a favore della sua proibizione. Ciò si deve in gran parte al loro atteggiamento irresponsabile di fronte al rischio sociale: non si può ignorare che un bambino o un adolescente non siano preparati al consumo senza guida di una sostanza che potenzialmente li potrebbe confondere, rendere dipendenti o indurli a dipendenze più gravi. Per questo è inaccettabile la sua libera messa in circolazione come fosse un prodotto inoffensivo, così come è inaccettabile una cieca proibizione. E temo che numerosi adulti non abbiano nella nostra società più di 12 anni di maturità psico-affettiva… L'intero dibattito sulla legalità richiede una previa considerazione dei criteri di legittimità. Prendendo come riferimento l'uso ancestrale, sarebbe corretto specificare anche che la marijuana non deve essere fumata secondo quell'antica saggezza e che esistono condizioni precise per la sua corretta assunzione. Bisognerebbe poi fare una distinzione tra i vari usi della marijuana: medico, ricreativo o religioso. Ognuno richiede una modalità di preparazione differente e un contesto di assunzione adeguato. Una pianta enteogena può essere richiesta a questi tre livelli. Se si tratta di fare un’infusione rilassante, non è necessario un lungo e complicato rituale dato che si chiede alla pianta solo l'effetto fisico. Però se si chiede alla pianta un insegnamento, una scoperta di mondi sottili o una esplorazione dell'inconscio, diventa indispensabile il rituale adatto, svolto con un atteggiamento interiore di sincera valutazione per non produrre l'effetto di una trasgressione prometeica in fin dei conti dannosa. La marijuana non è una sostanza, termine che la oggettivizza e la spoglia della sua dimensione viva, energetica, spirituale. È prima di tutto una pianta sacra. Il modo abituale dell'uso attuale la riduce a un semplice prodotto di consumo, secondo il tipico atteggiamento materialista occidentale. È lì che si incontrano oppositori inflessibili e difensori accaniti: sono entrambi rigidi seguaci di un materialismo virulento, agenti promotori di una mentalità dittatoriale, nascosti nel gruppo dei negatori del cuore. Come conclude saggiamente Daniélou: «È a causa della sua incomprensione della realtà del mondo sottile che il materialismo moderno è divenuto la vittima di sé stesso.» È giunto il momento di trovare strade che consentano di proteggere l'accesso alle piante sacre, creando le condizioni di un avvicinamento rispettoso, controllato, guidato, garante dell’innocuità e di una autentica esperienza spirituale. Il motto occidentale “tutto, adesso e senza costo”, lo stesso che issano i tossicodipendenti in quanto perfetti rappresentanti di questa società desacralizzata, non ha validità in questa terza via. Questo motto esemplifica un comportamento dipendente, matrice psichica che purtroppo predomina tra i consumatori di marijuana. La soluzione sarà progressiva, non immediata e con un costo individuale quanto collettivo che include per ciascuno la sua propria quota di sofferenza ‘liberamente’ accettata. Bibliografia Daniélou Alain, 1992, “Las divinidades alucinógenas”, Revista Takiwasi, Tarapoto, pp. 25-29. Giove Rosa, 1996, “Medicina Tradicional Amazónica en el tratamiento del abuso de drogas: Experiencia de dos años y medio (92-94)”, CEDRO, Lima, 135 p. Mabit Jacques, 1992, “De los usos y abusos de sustancias psicotrópicas y los estados modificados de conciencia”, Revista Takiwasi, Tarapoto, pp.13-23. Mabit Jacques 1995, “El saber médico-tradicional y la drogadicción”, El Filósofo Callejero, No 7, Abril 1995, Santiago de Chile, pp.10-16. Jacques Mabit, Direttore di Takiwasi Centro di Riabilitazione di tossicodipendenti e di ricerca delle Medicine Tradizionali, Tarapoto, Perù. Pubblicato in rivista Takiwasi N°5 1997.
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Santa Giuliana di Cornillon o di Liegi

Milan Refugees - Dom, 05/04/2015 - 08:50

Santa Giuliana di Cornillon o di Liegi

Vergine dell'Ordine di S. Agostino

  G iuliana nasce tra il 1191 e il 1192 nei pressi di Liegi, in Belgio. Perde i genitori da piccola e, con la sorella Agnese, viene affidata alle cure delle monache agostiniane del convento-lebbrosario di Mont-Cornillon. Lì vicino c’è anche una comunità di “beghine”, donne che fanno vita comune sotto una regola, ma senza essere monache: lavorano, pregano, assistono i malati di lebbra. Giuliana si fa invece monaca (cc 1207) e, dopo qualche tempo, si comincia a parlare di sue visioni, di rivelazioni...   Ne scriverà la vita un chierico di Liegi, senza però averla conosciuta, dando scarsa importanza alle date e non distinguendo bene le vicende comuni dalle soprannaturali. Però fa emergere un fatto certo: l’influenza di Giuliana sulla Chiesa del tempo (e di sempre). Ecco una delle sue visioni, che poi si ripeté più volte nelle sue adorazioni eucaristiche: la visione presentava la luna nel suo pieno splendore, ma attraversata da una misteriosa striscia buia. Il Signore le fece comprendere  il significato: la luna simboleggiava la vita della Chiesa sulla terra, la linea opaca rappresentava invece l’assenza di una festa liturgica che onori il Corpo di Cristo sacrificato per l’umanità.   Questa visione lei la tiene vent’anni per sé, e infine la confiderà solo alla romita Eva e alla beghinaIsabella, infermiera dei lebbrosi. Le tre donne coinvolgono preti e frati, comunità, parrocchie. Vengono a parlare con Giuliana i vescovi di Cambrai e di Liegi. A quest’ultimo, Roberto di Thourotte, lei chiede di istituire subito in diocesi quella festa, che si chiamerà del Corpus Domini. Molti però sono contrari, il vescovo esita. Ma Giuliana va giù per conto suo, facendo già preparare in latino l’Ufficio (preghiere, letture, canti) per la nuova celebrazione. Quando si conosce in giro quel testo (che comincia con le parole Animarum cibus) se ne appassionano un po’ tutti: è letto, spiegato, cantato.   Così sospinto, nel 1246 il vescovo istituisce la festa diocesana del Corpus Domini. Sosteneva l’iniziativa anche l’arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon, di Troyes (F). Fu proprio lui che, divenuto Papa, nel 1261, con il nome di Urbano IV (1261-1264), nel 1264 istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto per la Chiesa universale, il giovedì successivo alla Pentecoste. Nella Bolla di istituzione, intitolata Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264) Papa Urbano rievoca con discrezione anche le esperienze mistiche di Giuliana, avvalorandone l’autenticità.   Giuliana non vedrà queste cose. Priora del monastero di Mont-Cornillon nel 1230, instaura una disciplina rigorosa che non piace a tutti: nel 1248 lascia la carica, e si ritira in clausura a Fosses, presso Namur, dove muore dieci anni dopo : 5 aprile 1258. Il corpo viene poi sepolto nell’abbazia cistercense di Villers. Ma lei ha fatto in tempo a sapere che, dopo Liegi, anche la Germania occidentale (1252) già festeggiava il Corpus Domini.

Per approfondimenti, leggere la Catechesi di Papa Benedetto XVI: >>> Santa Giuliana di Cornillon

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Pasqua di Risurrezione del Signore

Milan Refugees - Dom, 05/04/2015 - 08:48
Pasqua di Risurrezione del Signore Dal Messaggio « Urbi et Orbi » di Sua Santità Benedetto XVI Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero! Formulo di cuore a voi tutti l’augurio pasquale con le parole di sant’Agostino: “Resurrectio Domini, spes nostra – la risurrezione del Signore è la nostra speranza” (Agostino, Sermo 261, 1). Con questa affermazione, il grande Vescovo spiegava ai suoi fedeli che Gesù è risorto perché noi, pur destinati alla morte, non disperassimo, pensando che con la morte la vita sia totalmente finita; Cristo è risorto per darci la speranza (cfr ibid.). In effetti, una delle domande che più angustiano l’esistenza dell’uomo è proprio questa: che cosa c’è dopo la morte? A quest’enigma la solennità odierna ci permette di rispondere che la morte non ha l’ultima parola, perché a trionfare alla fine è la Vita. E questa nostra certezza non si fonda su semplici ragionamenti umani, bensì su uno storico dato di fede: Gesù Cristo, crocifisso e sepolto, è risorto con il suo corpo glorioso. Gesù è risorto perché anche noi, credendo in Lui, possiamo avere la vita eterna. Quest’annuncio sta nel cuore del messaggio evangelico. Lo dichiara con vigore san Paolo: “Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede”. E aggiunge: “Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini” (1 Cor 15,14.19). Dall’alba di Pasqua una nuova primavera di speranza investe il mondo; da quel giorno la nostra risurrezione è già cominciata, perché la Pasqua non segna semplicemente un momento della storia, ma l’avvio di una nuova condizione: Gesù è risorto non perché la sua memoria resti viva nel cuore dei suoi discepoli, bensì perché Egli stesso viva in noi e in Lui possiamo già gustare la gioia della vita eterna. La risurrezione pertanto non è una teoria, ma una realtà storica rivelata dall’Uomo Gesù Cristo mediante la sua “pasqua”, il suo “passaggio”, che ha aperto una “nuova via” tra la terra e il Cielo (cfr Eb 10,20). Non è un mito né un sogno, non è una visione né un’utopia, non è una favola, ma un evento unico ed irripetibile: Gesù di Nazaret, figlio di Maria, che al tramonto del Venerdì è stato deposto dalla croce e sepolto, ha lasciato vittorioso la tomba. Infatti all’alba del primo giorno dopo il sabato, Pietro e Giovanni hanno trovato la tomba vuota. Maddalena e le altre donne hanno incontrato Gesù risorto; lo hanno riconosciuto anche i due discepoli di Emmaus allo spezzare il pane; il Risorto è apparso agli Apostoli la sera nel Cenacolo e quindi a molti altri discepoli in Galilea. L’annuncio della risurrezione del Signore illumina le zone buie del mondo in cui viviamo. Mi riferisco particolarmente al materialismo e al nichilismo, a quella visione del mondo che non sa trascendere ciò che è sperimentalmente constatabile, e ripiega sconsolata in un sentimento del nulla che sarebbe il definitivo approdo dell’esistenza umana. È un fatto che se Cristo non fosse risorto, il “vuoto” sarebbe destinato ad avere il sopravvento. Se togliamo Cristo e la sua risurrezione, non c’è scampo per l’uomo e ogni sua speranza rimane un’illusione. Ma proprio oggi prorompe con vigore l’annuncio della risurrezione del Signore, ed è risposta alla ricorrente domanda degli scettici, riportata anche dal libro di Qoèlet: “C’è forse qualcosa di cui si possa dire: / Ecco, questa è una novità?” (Qo 1,10). Sì, rispondiamo: nel mattino di Pasqua tutto si è rinnovato. “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello: il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa” (Sequenza pasquale). Questa è la novità! Una novità che cambia l’esistenza di chi l’accoglie, come avvenne nei santi. Così, ad esempio, è accaduto per san Paolo. Più volte, nel contesto dell’Anno Paolino, abbiamo avuto modo di meditare sull’esperienza del grande Apostolo. Saulo di Tarso, l’accanito persecutore dei cristiani, sulla via di Damasco incontrò Cristo risorto e fu da Lui “conquistato”. Il resto ci è noto. Avvenne in Paolo quel che più tardi egli scriverà ai cristiani di Corinto: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5,17). Guardiamo a questo grande evangelizzatore, che con l’entusiasmo audace della sua azione apostolica, ha recato il Vangelo a tante popolazioni del mondo di allora. Il suo insegnamento e il suo esempio ci stimolano a ricercare il Signore Gesù. Ci incoraggiano a fidarci di Lui, perché ormai il senso del nulla, che tende ad intossicare l’umanità, è stato sopraffatto dalla luce e dalla speranza che promanano dalla risurrezione. Ormai sono vere e reali le parole del Salmo: “Nemmeno le tenebre per te sono tenebre / e la notte è luminosa come il giorno” (139[138],12). Non è più il nulla che avvolge ogni cosa, ma la presenza amorosa di Dio. Addirittura il regno stesso della morte è stato liberato, perché anche negli “inferi” è arrivato il Verbo della vita, sospinto dal soffio dello Spirito (v. 8). Se è vero che la morte non ha più potere sull’uomo e sul mondo, tuttavia rimangono ancora tanti, troppi segni del suo vecchio dominio. Se mediante la Pasqua, Cristo ha estirpato la radice del male, ha però bisogno di uomini e di donne che in ogni tempo e luogo lo aiutino ad affermare la sua vittoria con le sue stesse armi: le armi della giustizia e della verità, della misericordia, del perdono e dell’amore. [...] Resurrectio Domini, spes nostra!La risurrezione di Cristo è la nostra speranza! Questo la Chiesa proclama oggi con gioia: annuncia la speranza, che Dio ha reso salda e invincibile risuscitando Gesù Cristo dai morti; comunica la speranza, che essa porta nel cuore e vuole condividere con tutti, in ogni luogo, specialmente là dove i cristiani soffrono persecuzione a causa della loro fede e del loro impegno per la giustizia e la pace; invoca la speranza capace di suscitare il coraggio del bene anche e soprattutto quando costa. Oggi la Chiesa canta “il giorno che ha fatto il Signore” ed invita alla gioia. Oggi la Chiesa prega, invoca Maria, Stella della Speranza, perché guidi l’umanità verso il porto sicuro della salvezza che è il cuore di Cristo, la Vittima pasquale, l’Agnello che “ha redento il mondo”, l’Innocente che “ha riconciliato noi peccatori col Padre”. A Lui, Re vittorioso, a Lui crocifisso e risorto, noi gridiamo con gioia il nostro Alleluia !© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana Surrexit Dominus vere, alleluia! >>> Hallelujah - Choir of King'
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TANTI AUGURI DAI RAGAZZI DEL TEAM!!

Milan Refugees - Sab, 04/04/2015 - 15:56
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INTERROGAZIONE DISTRIBUZIONE VOLANTINO SATRIANO INFORMA LA VIGILIA DI PASQUA

Milan Refugees - Sab, 04/04/2015 - 14:48
Premessa è prerogativa della maggioranza poter rispondere alle minoranze con gli strumenti piu’ consoni. è prerogativa della giunta e del Sindaco informare la cittadinanza sull’attività amministrati- va e gravare sulle spese comunali per la stampa di tutti i formati utili a tale scopo DATO Che il volantino distribuito il giorno della vigilia di Pasqua dai dipendenti comunali e a spese della collettività è un volantino politico del gruppo Pietrafesa Futura, in quanto si difende in maniera politica difronte agli attacchi dei gruppi Satriano insieme e sartiano 2050 l'operato del sindaco e della giunta; VISTO Che il volantino, a mio parere, edito a spese del comune ma che difende le istanze e la visione della maggioranza, lede ed inclina il clima Pasquale e la sensibilità dei veri cattolici quelli che non ostentano sugli altari e che rispettano la liturgia e la tradizione popolare che vuole la pas- sione e la resurrezione di Cristo quale momento sabbatico di riflessione e di ecumenismo; con l’intento di dover espletare al meglio la sua funzione di vigilanza e di controllo in qualità di consigliere di minoranza; interrogazione volantino satriano informa
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RISPOSTA AD INTERROGAZIONE MERCATO BELVEDERE

Milan Refugees - Sab, 04/04/2015 - 14:44
HANNO RISPOSTO ALLA CONSULTAZIONE PER IL MERCATO 139 PERSONE! EBBENE 300 PERSONE NEL 2014  NON SONO SERVITE A MODIFICARE IL PIANO TRAFFICO SENZA SOMMARE QUELLE CHE ADERIRONO ALLA RACCOLTA FIRME NEL 2010! RISPOSTA iallorenzi mercato
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SCHEDINA FALCHI

Milan Refugees - Ven, 03/04/2015 - 22:27
BARDOLEAGUE-FANTOMAS X2 MZ JONES-BORIO E SPEGIO 11 AS PUMA-LUCKY LOSER 12 TRE TITULI-I TRE MOSCHETTIERI 12 FALCHI-ANNIBAL 22 BACARDI-FRANKVILLE 21 ALTA TENSIONE-LONGOBARDA 11 ENZO-CAPITAL TEAM 11 CICCIO E PIPPO-REAL PREONDA 12 INCOMPATIBILI-BOMBER 1X
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SQUADRA FALCHI

Milan Refugees - Ven, 03/04/2015 - 22:23
BUFFON ABATE EDENILSON CHIELLINI SALAH JOAQUIN DE JONG IZCO DYBALA DJURIC PINILLA. A DISP; STORARI CANNAVARO DOMIZZI SAVIC FARNERUD NOCERINO CASCIONE TAVANO PALLADINO TOTTI
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Lode all’inviolato Strootman, salvo per sfiga dal naufragio Roma

Milan Refugees - Ven, 03/04/2015 - 20:51
Della nostra sventura nessun si rallegri / ma pregate Dio che tutti noi assolva.

(François Villon)

Sparì dal campo un brutto giorno di gennaio mentre, corrucciato e svelto come sempre, seminava il panico tra le fila nemiche. Colpito e affondato, come qualche mese prima. Quando dovette rinunciare ai mondiali, Kevin Strootman. Che sfiga. Che fregatura non far parte della selezione Oranje che riabilitò al mondo il buon nome di Van Gaal e si tolse lo sfizio, oltre che del terzo posto finale, di rifilare cinque pappine ai boriosi spagnoli acchiappatutto. Ginocchia di cristallo, guai su guai. Che ci vuoi fare, sono questi i rischi di chi con un pallone tra i piedi riesce a diventare eroe in una piazza esigente e calorosa come quella della Roma giallorossa. Sparì dal campo un brutto giorno e il suo campionato finì. Stavolta non senza fregatura. E la sfiga non s’è proprio accanita. C’è pochissimo da invidiare alla Roma di oggi, tanto brutta che a confronto il declino del tristo Hollande in Francia diventa una soave barzelletta. E come sempre accade, quando mancano, gli eroi non affondano. Strootman non cola a picco sul Titanic giallorosso. Kevin ha fatto guadagnare la pagnotta agli angeli del Purgatorio per gli improperi lanciati dai romanisti alla sorte e all’avverso volere divino. La situazione è quella che è: Yanga Mbiwa riabiliterebbe pure Renato Portaluppi, i greci vanno peggio della loro economia. E poi c’è lo spogliatoio più litigioso del Partito democratico, diviso (strombazzano le cronache e i bene informati) tra la setta dei senatori romani de’ Roma, i “nuovi” e i “rottamatori”. Rudi Garcia, ghigna dura ma voce attoriale gradevole anche quando si traveste da Mazzarri franco-trasteverino, gode dei favori della piazza. Non tutti, però, amano più Totti. Spiegamoci: Totti è una leggenda, un mito, una bandiera, un folle che purga ancora la Lazio nel derby e si fa i selfie sotto la curva. Però, sulla soglia dei 40 anni, non regge più fisicamente – come è ovvio – una partita dall’inizio alla fine. Capitano ingombrante con il suo eterno erede De Rossi, protagonisti di un rapporto quasi edipico e cannibalesco che però non scoppia, nonostante tutto, come accadde a Berlusconi e al suo (ex) delfino Fini. Però questo prodigio di equilibrio a parte della tifoseria ormai inizia a star stretto. Così come stanno stretti i panegirici dei fantascientifici americani al timone della società. Pallotta e Baldini, il nuovo stadio, la storia e i treni per l’Europa. E il denaro, maledetto, sempre lui. https://www.youtube.com/watch?v=WX2XJs61UcM Kevin Strootman rimane lì. Costretto all’inattività dall’ennesimo infortunio, è l’unico che possa avere ancora voglia di scherzare. Non è vero che lo ha ingaggiato l’Olginatese, ma lui s’è divertito a fare il pesce d’aprile ai già incazzati tifosi. Che non possono avercela con lui, anzi. Scassato e convalescente, come una bella donna che lascia la festa per il mal di pancia e, un quarto d’ora dopo che se n’è andata, crolla il soffitto della sala da ballo. Come l’eroe costretto all’immobilità che fa sospirare: “Se ce stesse Strootman. E se ce stesse pure Castan”. Inviolato, “grazie” alle disgrazie. L’assenza che non è diserzione ma si traduce in anelito di grandezza impossibile. Almeno per il momento.  

(rassegna stampa, Barbadillo.it)

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Milan Refugees - Ven, 03/04/2015 - 16:27
Borsa Bottega Veneta Outlet c liannuo lick, click" il suono, come galline ovaiole chiocciare piagnucolare. Dopo un lungo periodo di tempo Rebecca viveva con la famiglia di coordinata. In un primo momento aveva l'abitudine: in un angolo appartato del locale, seduto su una sedia a dondolo succhiare succhiare le dita. Tutto ciò che non attirare la sua attenzione, però, ogni mezz'ora quando la campana suonò, lei Simianzhangwang orrore, che si trova in aria, come se a suonare come questo. Sono in grado di mangiare per diversi giorni per chiamare lei. Che non capiscono perché lei non morire di fame, fino a conoscere.Bottega Veneta tutti gli indiani presenti (perché tengono il passo con un silenzioso camminare avanti e indietro nella stanza) Rebecca piace solo per mangiare la sporcizia, e il suo cantiere dal muro con un chiodo progettazione sotto un blocco di calce. Ovviamente, a causa di questa cattiva abitudine, o aumentare i suoi genitori che la puniscono, fango e calce stanno mangiando lei, sapeva che qualcosa non andava, e cercare di mantenere una certa, nessuno al pasto successivo può essere liberamente . Da allora, sono stati .Bottega Veneta Vendite Online attentamente monitorati Rebecca, versare cortile sporco bue bile, di pareti di casa pepe imbrattato piccante indiano, temo questo modo per sbarazzarsi della cattiva abitudine di ragazza, ma lei era per farlo classe di consumo, mostrando quel tipo di spirito e la capacità dell'invenzione, facendo Bottega Veneta Borse Outlet Prezzo ha dovuto prendere le misure più efficaci. Mise caramelle in succo d'arancia e rabarbaro pot notte all'aria aperta, prima colazione i.Borsa Bottega Veneta Outlet Prezzi l giorno successivo a prendere questa bevanda a base di erbe per Rebecca. Anche se nessuno lo consiglio Bottega Veneta Borse Outlet Prezzo assumere il farmaco per il trattamento di sporcizia cattive abitudini misti, vide alcun liquido amaro nello stomaco vuoto provoca una reazione nel fegato. Anche se Rebecca sembra sottile, ma molto testardo: per la medicina, si deve mettere il suo legato come un vitello come, perché lottare, graffiare, mordere, tumulto c liannuo improvvisamente senza f.portafoglio Donne iato, incapace di rispondere alle sue domande. Voleva rimanere per sempre in questa delicata pelle intorno alla ragazza, che viene spesso visto occhi come smeraldi, spesso sentito questa voce, per ogni questione, che deve essere rispettata voce per aggiungere la parola "Signore", come se per il trattamento pro padre. Mel Gades seduto in un angolo accanto al tavolo, essendo scarabocchiato disegnare alcuni simboli incomprensibili. Aoleiliannuo lo odiano. Stava per prendere Leimai Daisy commemorare il piccolo.wallet bottega veneta 2015 prezzi pesce rosso, paura bambina corse fuori del laboratorio. Quel pomeriggio, Aoleiliannuo perdere potenziale di pazienza, è stato con questo paziente è in attesa di incontrarla in. Posò il lavoro. Ha ripetutamente intensamente cercando disperatamente di cercare Leimai poi chiamato Daisy, ma lei non avrebbe ascoltato. Ha trovato la sorella nel suo negozio di cucito, dietro le tende della sua casa in cerca di lei, in ufficio di suo padre per trovarla, ma riu. Bottega Veneta www.labottegavenetaoutlet.com sciva a pensare solo della sua immagine nella sua mente, l'idea è di ridurre l'immagine del suo terribile sensazione di solitudine. Aoleiliannuo rimanere in salotto per ore, ascoltando insieme a Rebecca Edwards pianoforte automatico danza. Ascoltò queste canzoni, perché Pietro Keres che le ha insegnato a ballare in questa musica. Aoleiliannuo ascoltare queste canzoni, proprio perché tutto quello - anche un musical - tutti gli ricordava Leimai Daisy.La gente a casa sono in calo in amore. Aoleiliannuo senza testa coda poesia parlare d'amore. Ha scritto una poesia su Mel Gades al suo pergamena ruvida, sul muro del bagno, le mani me, queste poesie hanno cambiato il concetto di Daisy: aria afosa mezzogiorno seta, Rose profumo di Leimai Daisy; vapore pane colazione calda in Leimai Daisy - ovunque ci Leimai Daisy. Ogni giorno alle 04:00, Rebecca era seduto sul lato ricamo finestra, lato in attesa del loro lettere d'amore. Lei sa chiaramente, il trasporto di posta muli Macondo sono solo due volte al mese, ma l cartella in nappa uomo
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