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Memoria. Helga Deen fra le app consigliate da Macitynet.it

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:54
Giorno della Memoria: anche “Helga Deen” di Dario Picciau e Roberto Malini fra i titoli di app consigliati da Macitynet.it

Helga Deen L’ultima Notte è una graphic novel italiana per iPad che racconta la storia di Helga Deen, giovane studentessa ebrea che scrisse un diario dall’interno del lager di Vought in Olanda fino alla sua morte nel campo di stermino di Sobibor.

L’opera creata dal regista Dario Picciau e dallo scrittore storico Roberto Malini è resa sul tablet della Mela con la tecnologia Living Comic System che immerge l’utente nelle vicende narrate grazie a una completa serie di animazioni, effetti audio e musiche che possono essere attivate con un tap sullo schermo o in alternativa, riprodotte in automatico in modalità autoplay. Si acquista a 1,99 euro sullo Store.
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Corriere della Sera. Un articolo dedicato all'impresa di Roberto Malini

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:47
Milano, 27 gennaio 2015. Sul Corriere della Sera di oggi, 27 gennaio 2015, edizione nazionale, a pagina 41, nella sezione culturale dedicata al Giorno della Memoria, è presente un bell'articolo di Pierluigi Panza: "Roberto Malini, il cacciatore di dipinti yiddish trafugati".

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Un, due tre

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:45
L'ultima poesia della poetessa ebrea ungherese Hannah Szenes (Ungheria, 17 luglio 1921 - 7 novembre 1944), scritta in prigione pochi giorni prima di essere fucilata dai nazisti, nella traduzione di Roberto Malini.

Interpretata da Licia Di Pillo nel corso del Giorno della Memoria a Vercelli, il 22 gennaio 2015, presso il Piccolo Studio della Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, a cura dell'Associazione Italia Israele di Vercelli, Novara e Casale M.to.

Un, due, tre... 
Due metri e mezzo, 
Solo due passi, il resto è oscurità... 
La vita incombe su di me come un punto di domanda. 

Un, due, tre... 
Forse un'altra settimana 
O il mese prossimo potrebbe vedermi ancora qui, 
Ma la morte, lo sento, è ormai vicina. 

Avrei potuto compiere
Ventitré anni a luglio; 
Ho puntato su ciò che aveva più valore, 
I dadi si sono pronunciati. Ho perso.


Budapest, 1944


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Ricordiamo David

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:43
Domani, 26 gennaio 2015, è il quarto anniversario della morte del difensore dei diritti umani ugandese David Kato Kinsule (Nakawala, 15 febbraio 1964 – Bukusa, 26 gennaio 2011), vittima dell'omofobia e della violenza.

Ricordiamo con dolore la sua vita spezzata dalla follia umana, una vita dedicata ai valori fondanti della civiltà e all'amore per il prossimo. 

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Vietato l'ingresso - Intervista a Rebecca Covaciu

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:40
Intervista alla giovane artista rom per il rapporto "Vietato l'ingresso - Passato e presente dell'esclusione sociale. Dialogo tra comunità ebraica e comunità rom a Roma", realizzato dall'Associazione 21 luglio con il sostegno di Open Society Foundations nell'ambito del progetto "Roma Hate Speech Observatory 2".

16 maggio 2014 

Posso domandarti una presentazione? 

Sono Rebecca Covaciu, ho 18 anni, frequento il Liceo Artistico Umberto Boccioni a Milano. Sono una ragazza rom e sono fiera di dirlo, perché spesso i rom hanno paura di farlo. 

Soprattutto quando si va a cercare lavoro spesso noi rom nascondiamo la nostra identità, e questo lo trovo ingiusto, perché dobbiamo farci vedere per ciò che siamo.

Perché, secondo te, un cittadino romano si sente giustificato a scrivere un cartello come quello di cui abbiamo parlato e molti altri sostengono che abbia ragione? 

Perché esiste un pregiudizio antico che non è stato ancora superato, e che influenza ancora molte persone che possono reagire in questo modo. Secondo queste persone i rom hanno sempre fatto cose sbagliate, non conformi al loro modo di pensare, perché la nostra cultura è profondamente diversa da quella italiana. Nella mia comunità, ad esempio, le donne rom non possono lavorare presso altri uomini, e allora si pensa che non vogliamo lavorare, quando in realtà si tratta di una questione culturale. 

Puoi spiegarmi meglio? 

Si, voglio dire che nella mia comunità le donne rom non possono fare, ad esempio, le badanti a casa di un uomo, o non possono lavorare con un gruppo di uomini. E' importante saperlo perché per noi se questo accade diventa motivo di vergogna. 

Condividi questa consuetudine? 

Bisogna rispettare la nostra cultura. Per noi, se i mariti decidono questa cosa, va bene. 

Quindi che cosa credi dobbiamo fare per far conoscere la cultura rom? 

Questa è una bellissima domanda perché, se dici “dobbiamo”, vuol dire che tu sei disposto ad aiutarci, ma ci sono molte persone che non sono neanche disposte a conoscere la nostra cultura. Credo che alcune cose dovrebbero essere conosciute: che veniamo dall’India e che ci siamo spostati in molte parti d’Europa. Sono stati fatti tanti eventi per far conoscere i rom - addirittura Picasso era per metà rom - ma la gente queste cose non le conosce. Io spero davvero che tutti assieme, anche il popolo rom, sia disposto a farsi conoscere e che voi vogliate conoscerci. Innanzitutto bisogna fare come stai facendo tu ora, intervistare le persone. In questo modo potrete conoscere la nostra cultura molto meglio. Un problema è sicuramente quello legato alla scolarizzazione. Nella mia comunità molti bambini non vanno a scuola perché numerosi genitori hanno paura che i loro figli vengano portati via dagli assistenti sociali. Questo rappresenta un problema anche perché per molti rom non esiste il diritto ad avere una casa vera, con la corrente e i servizi. Io non sono andata a scuola fino all’età di 13 anni per questa ragione. Potremmo immaginare degli insegnanti che vanno a lavorare nei "campi" con i bambini, cominciando dai giochi e, con calma, riuscire a convincerli che la scuola è davvero importante, e così magari i genitori possono cominciare a fidarsi. 

Ma questa paura è comune alla maggioranza delle famiglie o ci sono anche genitori che manderebbero volentieri i propri figli nelle scuole pubbliche italiane? 

 Le famiglie rom, come ogni altra famiglia, vorrebbero mandare i propri figli a studiare, a fare cose importanti nella vita. E' facile farlo per le famiglie rom che vivono in abitazioni "normali", che stanno meglio. Diverso è per chi sta nei "campi" e si sposta continuamente a causa degli sgomberi. Penso a quei bambini rom che crescono nel degrado, senza acqua, e nessuno fa nulla per loro. Naturalmente dobbiamo sempre mantenere l'attenzione non dobbiamo distruggere la nostra cultura, che è bellissima… Ma i "campi", come quelli presenti in Italia, fanno parte di questa cultura? Se non ci fosse tutta quella immondizia potrebbero anche andare bene. Lo sai perché? Perché in quei contesti siamo tutti riuniti e possiamo vivere e fare le nostre cose insieme! Però è bellissimo avere una casa, e lo dico per prima perché ho vissuto cinque o sei anni, da piccola. Vivere nelle baracche è bello e doloroso allo stesso tempo. Vedere le persone che cucinano e si bruciano col fuoco, i bambini che giocano spensierati coi giocattoli che trovano nella immondizia. Anch’io lo facevo…poi ad un tratto arrivava la ruspa e distruggeva tutte le baracche. Magari dessero alla nostra comunità l’acqua, i bagni e servizi per l’immondizia. Sarebbe la cosa migliore. 

Spero che tu non ti arrabbi… ma in Italia si dice che le famiglie non mandino i propri figli a scuola per portarseli in giro per fare l’elemosina, è vero? 

Non mi arrabbio e sai perché? Perché magari è ragionevole… Perché molte persone dicono che il bambino viene sfruttato portandolo in giro con la mamma? I bambini non sono obbligati ad andare in giro a prendersi un pezzo di pane. Anch’io da piccola giravo con mia madre tra i tavoli a chiedere i soldi per poter mangiare, perché se mia mamma mi lasciava nella baracca, chissà che cosa mi poteva succedere restando sola! E a scuola avevo paura di andare per paura che qualcuno mi prendesse. E poi, in realtà, io non avevo neppure la possibilità di andare a scuola perché viaggiavamo di continuo. Da piccola sono stata in Brasile, in Argentina, in Spagna, in Francia, abbiamo girato un po’ tutta l’Italia ed ora abbiamo deciso di fermarci finalmente a Milano, dove mi mancano solo due anni di liceo artistico e vorrei finire la scuola.

Questo perché il mio obiettivo è di fare la pittrice, che è una cosa meravigliosa. Io non vorrei parlare a nessuno dicendo come deve giudicarci o cosa deve fare, perché è sbagliato, ognuno ha il diritto di fare ciò che vuole. Io vorrei parlare attraverso i quadri, la pittura, trasmettere il messaggio che ho nel cuore, parlando del mio popolo. Se guardi i miei quadri o leggi il libro che ho scritto, racconta tutto del mio popolo. Ho scritto anche una poesia: "La mia vita è come un armadio, buio, freddo, caldo, umido, mi spostano in continuazione, ho paura del buio, ma ormai sono passati tanti anni e mi sono abituata, nel buio ho visto tutto chiaro, ho visto una chiave d’oro, l’ho infilata nella serratura dell’armadio e sono uscita, ho avuto paura della luce ma sapevo che la luce era una cosa importante, ho cominciato a guardare le stelle, la luna che mi dava la voglia di vivere". 
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Il Giorno della Memoria a Vercelli

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:38
In un ambiente raccolto e suggestivo qual è il Piccolo Studio della Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, giovedì 22 gennaio 2015, alle ore 21, si è svolta, con qualche giorno di anticipo sulla data ufficiale, la Commemorazione della Giornata della Memoria, organizzata dalla Associazione Italia Israele di Vercelli, Novara e Casale M.to.

Come ha precisato il prof. De Fazio, a nome dell’Associazione, in occasione del saluto rivolto ai numerosi intervenuti alla manifestazione, proprio nel ricordo del terribile, spaventoso evento della Shoah,  si è voluto quest’anno esaltare una grande figura di donna, Hannah Szenes, vittima certamente della barbarie nazista, ma a differenza di tutte le altre innumerevoli vittime, consapevole ed eroica.

A ragione quindi considerata un luminoso simbolo nella vita di Israele.
Tra le Autorità intervenute è da annoverare l’Assessore all’istruzione ed alle politiche giovanili del Comune di Vercelli, Andrea Ranieri, in rappresentanza anche del Sindaco Maura Forte e del sottosegretario Luigi Bobba, impediti ad intervenire da impegni istituzionali. L’Assessore ha espresso la sua partecipazione in memoria della Shoah in modo convinto e con parole coinvolgenti.

Mons. Giuseppe Cavallone, anche a nome dell’Arcivescovo di Vercelli, ha citato l’ebreo San Paolo, ed ha esortato alla pace ed alla concordia tra i popoli. Il Provveditore agli Studi dott. Antonio Catania, un’altra personalità sulla quale possiamo contare per le manifestazioni da noi organizzate, ha sottolineato l’importanza di trasmettere ai giovani le testimonianze del passato, al fine di renderli consapevoli ed evitare nuove catastrofi.

E’ intervenuto quindi un graditissimo ospite della serata, don Dino Campiotti, responsabile della Caritas di Novara e fondatore della Casa Shalom. Don Dino ha ricordato la strage di Meina, primo episodio cruento di Shoah in Italia ed ha rammentato come la persecuzione contro gli ebrei sia ancora in atto. A suo avviso  sarebbe stato opportuno aggiungere al “sono Charlie” di Parigi il “sono Ebreo”.

Il prof. Giacomo Ferrari presidente dell’Associazione Italia Israele ha chiuso gli interventi “ufficiali” con un articolato discorso che verrà pubblicato a parte sul nostro sito, ma del quale ci piace cogliere alcuni spunti.
Il Presidente ha voluto rilevare che settanta anni sono trascorsi da quel 27 gennaio 1945 nel quale le truppe russe vittoriose scoprirono l’orrore di Auschwitz, diventa pertanto sempre più difficile una trasmissione diretta della memoria, per motivi anagrafici, e la memoria tende ad attenuarsi ed a perdere vigore.

Il celebrare la ricorrenza in modo formale e rituale, per alleggerirci la coscienza, nell’intervallo tra la “befana e carnevale”, non è di aiuto. Inoltre si rileva, l’instaurarsi di errori storici gravissimi. Per esempio errore gravissimo è voler equiparare l’atteggiamento di Israele nei confronti dei Palestinesi a  quello dei nazisti. Nel caso della persecuzione nazista vennero posti in atto tutti i mezzi legali e strutturali di uno Stato moderno, efficiente ed organizzato, per porre in atto lo sterminio sistematico di un intero popolo.

Altro errore storico quello dei negazionisti che insistono nel loro atteggiamento nonostante l’evidenza, ma sarebbe un errore a suo avviso, negare loro la possibilità di esprimere il loro pensiero, anche se espresso in mala fede. Infine rileviamo l’importanza attribuita dal prof. Ferrari alla poesia, alla musica ed alle  arti figurative capaci di fornire un apporto  non solo emozionale ma anche conoscitivo.

Al termine del suo intervento i bravissimi Licia di Pillo e Renzo Bellardone si sono susseguiti nella recitazione di poesie e di brani non solo di Hannah Szenes ma anche di Liliana Segre, sopravvissuta di Auschwitz, di Roberto Malini scrittore e poeta, attivista in difesa dei diritti umani, di Helga Weiss, Etty Hillesum, Enrico Bertè.

La parte artistica ha avuto inizio con la lettura della poesia di Roberto Malini: “La memoria”.
Alle letture si sono alternati brani musicali tratti dalla tradizione ebraica, eseguiti al clarinetto, dal M° Giuseppe Canone, con il virtuosismo che lo contraddistingue.

Gabriella Greco, con voce vigorosa eppure dolcissima, ha cantato la versione musicale della famosissima poesia di Hannah Szenes: “Eli, Eli” ed il brano “Ma navu” su parole del profeta Isaia.
 Il prof. De Fazio, con supporto della proiezione di immagini relative alle varie fasi della breve ma intensa vita di Hannah Szenes, uccisa a ventitre anni,  ha delineato gli aspetti salienti. Nata a Budapest nel 1921 da agiata famiglia ebraica, poetessa e scrittrice, nel 1939 emigra in Israele (fa aliyah) e si dedica a studi di agricoltura, poi lavora in un kibbutz nei pressi di Cesarea.
Allo scoppio della guerra si arruola nell’Haganah, organismo di difesa degli ebrei di Palestina, allora sotto mandato inglese. Nel 1943 chiede di far parte, come molti altri ebrei, dell’esercito britannico contro i comuni nemici tedeschi e viene reclutata, su sua richiesta, in uno speciale reparto di incursori paracadutisti.

Nel 1944 è paracadutata in Yugoslavia e successivamente raggiunge, da sola, il confine ungherese. Appena entrata in territorio ungherese viene catturata dalla Gendarmeria filonazista, forse a seguito di una delazione, e la  rinchiudono nel carcere di Budapest. Sottoposta per mesi ad interrogatori e torture, non cede. Anche messa a confronto con la madre non parla e non chiede la grazia. Il 7 novembre 1944 viene fucilata. Hannah non a caso è una figura molto popolare in Israele.

La serata si conclude con l’esecuzione della Ha-Tiqvah (La Speranza), da parte di Gabriella Greco. Oggi è l’inno nazionale dello Stato di Israele, ma originariamente era una poesia scritta da Naftali Herz Imber, un ebreo galiziano, nel 1877. La melodia fu adattata da Samuel Cohen originario della Moldavia che trasse ispirazione dalla “Mantovana” canzone italiana del ‘600, molto popolare nell’Europa dell’Est.

Fu usata come inno da Israele sin dal 1948 ma il suo uso fu legalizzato solamente nel 2004.
Nel ringraziare le Autorità intervenute che hanno onorato con la loro presenza la nostra manifestazione salutiamo ancora una volta i tanti amici e simpatizzanti che non mancano di ricordare la Shoah, ma nello stesso tempo danno a noi il piacere di rivederli e di “scaldarci” nella loro amicizia.

Nelle foto, la Basilica di Sant'Andrea a Vercelli; gli interpreti Licia di Pillo e Renzo Bellardone durante la celebrazione del Giorno della Memoria 2015 a Vercelli

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Venti profughi muoiono in mare nella traversata verso Malta

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:38
St. Paul's Bay (Malta), 22 gennaio 2015. Venti profughi africani sono morti durante il "viaggio della speranza" dal Nordafrica verso Malta.

La Marina maltese ha tratto in salvo oggi gli ottanta migranti superstiti alla traversata, effettuata in condizioni difficilissime, con il mare in burrasca.  

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Un film bellissimo per il Giorno della Memoria

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:37
Un film-documento da non perdere, per il Giorno della Memoria. "Rinascere in Puglia" di Gady Castel (un grande amico, un difensore della Memoria della Shoah, un vero artista), Rete 4, nell'ambito del programma "Terra!", verso la mezzanotte del 26 gennaio, con replica la domenica seguente alle nove di mattina.

In 55 minuti la pellicola racconta la storia di un esodo che ha sfiorato e intrecciato destini sulle coste mediterraneo del Salento.

Le tre donne Rivka Cohen, Shuni Lifschtz ed Ester Herzog, nel corso di una manifestazione che si è svolta a Santa Maria al Bagno, hanno ricevuto dai sindaci dei Comuni di Nardò, di Castrignano del Capo e di Tricase, la copia dei loro certificati di nascita.

E’ lo stesso regista a delineare i contorni della storia che prende le mosse dalla partenza dei profughi ebrei dal Salento. Una narrazione il cui sfondo storico viene ricostruito da Fabrizio Lelli, docente di lingua e letteratura ebraica all’Università del Salento, intervistato dallo stesso Gady Castel sul treno della Sud Est che collega Gagliano del Capo a Lecce.





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Trento ricorda il genocidio di Sinti e Rom

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:36
Con Rebecca Covaciu, Vagane Sinti, Lorenzo Menguzzato, Gian Luca Magagni.
Trento, 21 gennaio 2015. Per ricordare la tragedia, il genocidio delle popolazioni Sinte e Rom per mano dei nazifascisti, quest'anno abbiamo scelto una conferenza spettacolo un po' particolare.

Aizo ha scelto di coinvolgere i Sinti (Vagane Sinti), i Rom (Rebecca Covaciu) e la cittadinanza (Lorenzo Menguzzato, io, altri) in una serata dedicata alla memoria, con artisti e musicisti. Leggi la locandina allegata e vieni per intervenire con la lettura di un testo o anche solo con la tua presenza per sottolineare che cambiare si può. Una Trento insieme, contro la discriminazione di ieri e di oggi.

La Giornata della Memoria dei Sinti e dei Rom
Martedì 27 gennaio, ore 20,30
Sala circoscrizionale di S. Giuseppe, via Giusti 35
 Ti aspettiamo
Gian Luca Magagni, Presidente della sezione AIZO del Trentino Alto Adige






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Il profeta in lacrime

EveryOne Group - Mar, 27/01/2015 - 19:35
Bambine imbottite di esplosivo e costrette a farsi saltare in aria, portando con sé tanti altri innocenti. Bambini rapiti e trasformati in aguzzini e killer.

Ragazzini scannati perché si sono distratti un attimo durante la preghiera o fucilati in piazza perché hanno guardato in tv una partita di calcio della nazionale. Chiese date alle fiamme, cristiani trucidati o bruciati vivi, ma non solo loro: anche i mistici sufi, che predicano la pace.

Massacri, torture, sgozzamenti. Folle che scendono in piazza con gli occhi iniettati di sangue, minacciando nuove torture, nuovi sgozzamenti, nuovi roghi, nuove esecuzioni. Atrocità si aggiunge ad atrocità, su questo pianeta che è sempre più simile all'inferno descritto da mitologie e fedi religiosi. Un pianeta in cui tutto è in vendita, anche il futuro dei popoli e dell'ambiente, dove predazione e crudeltà sono preferite a solidarietà e compassione e ai deboli non resta neanche la speranza. Se l'essere umano è fatto a immagine del divino, cosa c'è di più blasfemo del sangue innocente, quando viene versato? Della paura, quando si sovrappone alla fede?

Della sottomissione, quando viene imposta nei cuori umani che anelano naturalmente a essere liberi? Di fronte a tanto indicibile orrore, il profeta in lacrime che campeggia sulla copertina di Charlie Hebdo non pare davvero un'immagine blasfema, ma ci raggiunge - nonostante il tratto umoristico con cui è rappresentato -  con la forza di una moderna icona, ricordandoci che senza pietà, anche la spiritualità si dissolve e non saranno fiumi di lacrime e sangue a riempire il vuoto che lascia nella cultura e nella coscienza della nostra civiltà. 

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Bambou Price en concert au nom du père

Afriquechos Magazine Interculturel - Lun, 19/01/2015 - 12:51
Le chanteur Bambou Price|

Les recruteurs venus le superviser pour l'amener en Europe sont repartis du Cameroun sans lui parce que le jeune footballeur Mbamba Motto, malade, ne pouvait montrer son talent. Et c'est Samuel Eto'o, plus jeune qui partira avec ces agents. Plus tard, le très prometteur joueur débarque au centre de formation du FC Nantes en plein hiver. Le froid martyrise les pieds de la pépite camerounaise qui ne peut s'exprimer. Fin d'un rêve. Alors qu'il aurait pu déprimer et s'enfoncer, Bambou va entamer une reconversion surprenante. Des centaines de feuilles blanches vont être noircies des chansons qu'il écrit à n'en point finir. Personnalité très ouverte, il va même intégrer un orchestre congolais et s'y sentir à l'aise. Bluffant, Mbamba Motto vient de sortir un album solo avec le nom d'artiste : Bambou Price. Y figure une superbe chanson, la meilleure de l'opus, bouleversante et captivante qui rend hommage à son père Motto Pierre. Le samedi 24 janvier 2015, à la Maison de Quartier des Dervallières de Nantes, le chanteur camerounais sera au cœur d'une soirée d'hommage à ce père assassiné dans la nuit du 24 au 25 janvier 1989. Au programme également DJ Lorenzo Madiba, l'Alchimiste.

Au hasard d'une interview dans l'émission « Chemins d'Afrique » sur Jet FM le 13 novembre 2014, Bambou Price avait révélé une profonde blessure dans un propos entrecoupé des sanglots : « Mon père est décédé, il y a 24 ans, j'avais à peine 10 ans et je souffre de ne pas connaître un seul de ses amis ou quelqu'un qui puisse me parler de lui, de ce qu'il était, de comment il était ». Touché, un groupe de Congolais décide de rendre hommage au disparu afin d'aider le fils à avancer. L'initiative va fédérer : Niclette Duama accepte d'assurer la production exécutive, DJ Lorenzo Madiba l'animation de la soirée et Huguette Eluka le plaisir des papilles.

« Même s'il n'y aura qu'une seule personne dans la salle… »

Cette soirée hommage a été préparée en secret, à l'insu de Bambou Price. Lorsque le 2 janvier 2015, la fine équipe d'organisation lui présente le projet et l'affiche, le chanteur fond en larmes et étale sa joie : « C'est mon plus beau cadeau de Noël. 25 ans après, mon père est enfin honoré ». Le lendemain, il se fend d'un coup de fil à sa mère au Cameroun. Prise d'émotion, elle laisse tomber le téléphone et se met à chanter des cantiques religieux. Et pour assurer une plus large communion lors de cet hommage, l'entrée à la soirée sera gratuite. Bambou qui va se produire, prévoit de présenter un répertoire très large qui ira des oeuvres de Christophe Maé, Lokua Kanza, Fally Ipupa jusqu'à ses propres chansons et promet : « Je serai à fond même si ce jour-là il n'y aura qu'une seule personne dans la salle. »|Botowamungu Kalome (AEM)

Le chanteur Bambou Price|
Le DJ Lorenzo Madiba en compagnie du chanteur Kavenah de System A|Photo : AEM
a productrice exécutive Niclette Duama à gauche sur la photo|Photo : AEM
Huguette Eluka qui va s'occuper de la partie gastronomique de la soirée en compagnie de son mari Anto Nzola "Coach Mourinho" |Photo : AEM

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Angola : CASA-CE va se muer en parti politique en 2016

Afriquechos Magazine Interculturel - Lun, 19/01/2015 - 12:24
Le leader de CASA-CE Abel Chivukuvuku.

La coalition CASA-CE a réaffirmé son intention de se transformer en un seul parti politique, ce qui devrait entraîner la dissolution des partis membres. Un congrès constitutif est prévu, à cet effet, pour 2016. À l'issue de cette rencontre la nouvelle formation politique se fera enregistrer auprès de la Cour constitutionnelle sous une nouvelle appellation, a précisé le leader de cette coalition, Abel Chivukuvuku.

L'un des objectifs de cette fusion a été donné par le vice-président de CASA-CE , Lindo Bernardo Tito : les « quatre petits partis politiques de la coalition vont fusionner en un parti politique en vue de participer à la course électorale de 2017 ».|Jossart Muanza(AEM)
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22 gennaio 2015: Vercelli ricorda i martiri e gli eroi della Shoah

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:44
Il 22 gennaio 2015 a Vercelli, commemorazione della Giornata della Memoria - "Per non dimenticare", dalle ore 21 presso il Piccolo Studio al chiostro di Sant'Andrea.

Tema della celebrazione: "Shoah ed eroismo". Discorso di commemorazione a cura del prof. Giacomo Ferrrari; Licia di Pillo e Renzo Bellardone leggono poesie e testi di Hannah Szenes, Roberto Malini, Liliana Segre, Helga Weiss, Enrico Berté; commento musicale di Gabriella Greco e Giuseppe Canone.





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La vignetta di Maometto piangente su Charlie Hebdo suscita gravi violenze in Niger

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:43
Dieci chiese bruciate, dieci cristiani trucidati e tanti altri feriti.

E' il bilancio delle violenze che gruppi di integralisti di Niamey, Niger, hanno messo in atto per protestare contro la vignetta sull'ultimo numero di Charlie Hebdo, che rappresenta un Maometto in lacrime per i morti di Parigi. 

Foto da Le Figaro





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Il cibo ai tempi di Scappi nell'opera di Pieter Aersten

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:40
Contemporaneo di Bartolomeo Scappi, il pittore Pieter Aertsen (Amsterdam, ca. 1508 - 3 giugno 1575) rappresentò con una meticolosità e una varietà che non trova confronti il valore simbolico e sociale del cibo nel suo tempo.

Di statura imponente, era soprannominato Lange Pier, che in olandese significa Pietro il Lungo. Aertsen, esponente del cosiddetto Manierismo nordico, inventò un genere pittorico che ebbe grande successo presso i contemporanei ed esercitò un'influenza decisiva sul Barocco fiammingo. Nelle sue opere più celebri si ammirano monumentali composizioni che pongono la natura morta - con ortaggi, frutta, cacciagione, carni rosse, pollame, pentole, piatti, coppe e stoviglie - in primissimo piano, mentre intorno alle cucine e alle dispense si svolgono scene di genere e talora, sul fondo, scene bibliche. Allievo di Allaert Claesz, Pieter iniziò la sua carriera di artista dedicandosi alla pittura religiosa, mentre a partire dal 1550 si concentrò sulla pittura di genere, inserendo nelle sue opere con notevole realismo tutti gli alimenti, gli utensili e gli oggetti che caratterizzavano il mondo della gastronomia. Gli umanisti del Rinascimento fiammingo paragonarono Aertsen all'artista greco antico Pireico (III secolo a.C.), citato da Plinio e celebre nell'antichità come pittore di scene e oggetti della quotidianità popolana. Pieter Aersten lavorò prevalentemente ad Anversa ed ebbe allievi che raggiunsero il successo, come il nipote Joachim Beuckelaer. L'artista viaggiò in Italia, dove conobbe il maestro veneto Jacopo Bassano. Esercitò un'importante influenza su Vincenzo Campi. Grazie alle sue "nature morte rovesciate" conosciamo nei dettagli il mondo gastronomico all'epoca di Bartolomeo Scappi, il più grande cuoco e alimentarista del Cinquecento. 

Nelle foto, alcune opere di Pieter Aersten: "Bottega con la Fuga in Egitto"; "Cucina con Gesù a casa di Marta e Maria"; "La danza dell'uovo"; "La cucina grassa"; "Interno con cucina"; "Mercanti di pesce" e "Interno con forno per il pane".











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Giorno della Memoria, Roberto Malini. Due poesie di Hannah Szenes

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:37
16 Gennaio 2015 - Hannah Szenes (17 luglio 1921 – 7 novembre 1944) era una poetessa ungherese, arruolatasi nell'esercito britannico ed offertasi volontaria, nel 1944, per una missione in Jugoslavia e Ungheria a sostegno degli ebrei destinati ad Auschwitz. Unitasi ai partigiani di Tito, fu catturata dai nazisti al confine con l'Ungheria.

Nonostante le torture, non diede alcuna informazione ai suoi aguzzini e il 7 novembre 1944 venne fucilata, dopo aver rifiutato la benda e chiesto di poter guardare negli occhi i suoi assassini.
 
Benedetto il fiammifero
 
Benedetto il fiammifero che si consuma per accendere il fuoco.
Benedetto il fuoco che arde nel cavo segreto del cuore.
Benedetto il cuore che sa frenare gli impulsi per salvare l'onore.
Benedetto il fiammifero che si consuma per accendere il fuoco.
 
Sardice (Jugoslavia), 2 maggio 1944
 
 
Cammino verso Cesarea
 
O Signore, mio D-o,
Fa' che queste cose non abbiano mai termine:
La rena e il mare,
Il mormorio dell'acqua,
Il boato del fulmine,
Le preghiere degli esseri umani.
 
Cesarea, 1942
 
Traduzione di Roberto Malini
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Vercelli ricorda le vittime e gli eroi della Shoah

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:37
Giovedì 22 gennaio a Vercelli si celebra la Giornata della Memoria, con una serata di testimonianze, musica e poesia. L'evento, a cura dell'Associazione Italia-Israele di Vercelli, Novara e Casale Monferrato, si svolgerà presso il Piccolo Studio nel chiostro della Basilica di Sant'Andrea in piazza Roma, 25.
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La famiglia Bassano e il cibo ai tempi di Bartolomeo Scappi

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:33
Il cibo è al centro della civiltà umana ed è l'ago della bilancia che distingue il benessere dalla povertà.

La gastronomia, però, è anche un'arte e trasforma le materie prime agroalimentari in espressioni sorprendenti dell'estro, stimolando il palato così come la musica accarezza o emoziona l'orecchio, la pittura la vista. Com'erano le cucine, i mercati alimentari, i momenti conviviali ai tempi di Bartolomeo Scappi? La pittura ci fornisce molte risposte in proposito, mostrandoci pranzi e cene in ambienti nobili e popolari, interni di case e taverne, feste e ricevimenti.

I Dal Ponte, detti Bassano, furono una famiglia di pittori di Bassano del Grappa, la cui bottega fiorì in Veneto tra Rinascimento e Barocco. Discendevano da Francesco di Berto, umile conciatore di pelli che si trasferì a Bassano, presso la contrada del Ponte, nel 1464. Il loro nuovo cognome avrà origine proprio da quella località, dal suo ponte di legno. Francesco il Vecchio (ca. 1470 - dopo il 1539) fondò la bottega d'arte, che anno dopo anno diede lavoro a un gran numero di artisti, divenendo florida grazie alle committenze della prosperosa borghesia veneta.

Anche i figli di Francesco, Giambattista , Gianfrancesco e Jacopo (ca. 1510 -1592) si formarono e operarono presso la bottega paterna. Jacopo Da Ponte, detto Jacopo Bassano era dotato di talento cristallino e di uno spirito votato all'innovazione. Dopo la formazione presso il padre e gli artisti della sua bottega, si perfezionò a Venezia presso quella di Bonifazio de' Pitati.

La pittura di Jacopo, che diventerà uno dei grandi maestri del Cinquecento, è caratterizzata da nuove scelte iconografiche e da un'ispirazione naturalistico-realista, con forti contrasti di luce e ombra che anticipano il Caravaggio. La funzione del cibo nella vita i tutti i giorni, una funzione concreta e necessaria, non idealizzata, è spesso presente nelle opere di Jacopo e dei suoi figli Francesco il Giovane (1549-1592), Giambattista (1553-1613), Leandro (1557-1622) e Gerolamo (1566-1621).

La bottega della famiglia Bassano smise di essere attiva alla morte di Leandro, nel 1622, dopo aver offerto all'arte un contributo fondamentale per più di un secolo.

Qui di seguito, alcune opere della bottega dei Bassano, con le attuali attribuzioni, che devono essere considerate provvisorie, data la necessità di studi più approfonditi su questi pittori e i loro lavori:

Jacopo Bassano, Cristo a casa di Maria, Marta e Lazzaro, ca. 1577; Jacopo Bassano, Ultima cena,  ca. 1546; Bottega di Jacopo Bassano, Allegoria dell'inverno, ca. 1570; Leandro Bassano, Allegoria della terra, ca. 1580; Leandro Bassano, Allegoria delle stagioni con Adamo ed Eva, ca. 1580; Gerolamo Bassano, Festa di San Lazzaro, ca. 1590; Francesco Bassano il Giovane, Allegoria dell'aria, ca. 1580.













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Jacopo Bassano, il maestro delle ombre

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:33
Jacopo Bassano fu un precursore della pittura notturna, caratterizzata da un potente naturalismo chiaroscurale.

Vediamo qui un dipinto che rappresenta il Cristo deposto ai piedi della croce fra Nicodemo, Giuseppe d'Arimatea, la Maddalena, la Vergine, Maria di Cleofa e San Giovanni. Dopo il 1575 il maestro veneto iniziò a dipingere scene avvolte dall'ombra notturna, utilizzando una sola fiamma centrale per illuminare le figure e ottenendo così un poderoso effetto drammatico.

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Un dipinto di Rubens ci dice cos'è la vita umana

EveryOne Group - Dom, 18/01/2015 - 16:32
Con il dipinto "Scena notturna" (1616-17), Peter Paul Rubens trasforma per sempre la pittura, la pittura nel suo significato più profondo e spirituale, che ne fa la missione umana di tramandare l'esperienza del vivere.

I volti del bambino e dell'anziana, lei con una candela accesa in mano, lui che da quella accende la sua, sono i simboli essenziali del tempo umano, della giovinezza che trae nutrimento e luce della vecchiaia, in una notte che è a metà fra il tramonto e il primo lucore dell'alba. La vita è un piccolo dono, una piccola luce. Ed è tutto quello che abbiamo, nel rosario dei giorni, degli anni e dei secoli che legano indissolubilmente i nostri sogni e i nostri destini.
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