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Nucleare. Il mondo è in grave pericolo

EveryOne Group - Ven, 09/09/2016 - 12:25
Genova, 9 settembre 2016. Il pericolo nuceare non appartiene al passato, ma è più grave che mai e mette in gioco l’esistenza stessa del nostro mondo.
Il 6 gennaio scorso Kim Jong-un, leader nordcoreano, aveva comunicato al mondo - non creduto - di aver fatto esplodere la sua prima bomba all'idrogeno, di una potenza distruttiva da cento a mille volte superiore all'atomica convenzionale. Ieri la Corea del Nord ha effettuato un nuovo test in località Sengjibaegam, vicino alla base militare di Pungyye-r, producendo un terremoto di magnitudo 5.3. Fonti dell'intelligence rivelano che gli scienziati nordcoreani sarebbero riusciti a miniaturizzare le testate, che ora possono essere lanciate con razzi a lungo raggio, in grado di raggiungere qualsiasi punto del nostro pianeta. Nel frattempo diventano sempre più credibili le notizie secondo cui l'Iran, a propria volta avrebbe avviato un programma bellico nucleare in una base sotterranea. Siamo sull'orlo del precipizio e stiamo affidando il nostro futuro a figure e organizzazioni politiche, militari e massoniche senza spessore morale né ideali civili, ma interessate solo ad accumulare ricchezza e potere. Con gli strumenti della cultura e della protesta nonviolenta, dovremmo riprenderci il futuro del pianeta, ma siamo troppo divisi, avidi, pigri e vigliacchi per farlo.

Roberto Malini, scrittore e difensore dei diritti umani

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Milano multietnica. Intervista a Steed Gamero

EveryOne Group - Ven, 09/09/2016 - 12:18
Milano, 7 settembre 2016. E’ in libreria “Milano multietnica - Storia e storie della città globale” (Meravigli), di Donatella Ferrario e Fabrizio Pesoli. Presentiamo qui il testo dell’intervista al poeta Steed Gamero. Donatella Ferrario, milanese, collabora con i Periodici San Paolo e cura una rubrica del mensile “Jesus”. 

Il libro parla di Milano, città sempre più multietnica, e traccia una mappa che consente al lettore di incontare e conoscere i nuovi milanesi: gli immigrati che, ormai da diverse generazioni, hanno intrecciato la loro cultura di origine con quella della società che li ha accolti.

Vengono prese in considerazione le dieci comunità più numerose: Filippine, Egitto, Cina, Perù, Sri Lanka, Romania, Ecuador, Ucraina, Marocco, Bangladesh. E in aggiunta altre cinque, assai significative per il loro rapporto con la storia della città: Armenia, Senegal, Eritrea, comunità ebraica e comunità rom e sinti. Ciascuna di esse è presentata attraverso un breve profilo storico, sociale e culturale, accompagnato dall’intervista a una o più personalità rappresentative. Steed Gamero racconta il suo viaggio a Milano dal Perù, la sua esperienza e il fiorire della sua poesia, che ha ricevuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero

***

Intervista a Steed Gamero 
a cura di Donatella Ferrario per “Milano multietnica - Storia e storie della città globale” 


Quando è arrivato in Italia, a Milano?
A undici anni, nel mese di maggio del 1999. Ssalendo sulla scala dell’aereo sentivo il magone: mi rendevo conto che l'infanzia a Lima, nella grande casa dei nonni, terminava. Andavo a raggiungere i miei genitori, che si erano trasferiti in Italia nel 1994. Papà e mamma, che in cinque anni erano potuti venire a trovarmi in Perù in una sola occasione, per un breve periodo, ma che sentivo spesso al telefono, mi avevano parlato tanto di Milano, la città del Duomo, la grande chiesa dalle cento e più guglie. Desideravo riabbracciarli e vedere la mia famiglia ancora unita, ma a bordo del grande jet avevo gli occhi pieni di lacrime, perché abbandonavo il nido in cui ero cresciuto e il mio primo volo mi conduceva verso l'ignoto. Ero partito in una giornata nuvolosa e atterravo sotto un cielo di un azzurro così intenso che non avevo mai visto. Quando ho iniziato a frequentare le medie, ho notato sùbito una differenza rispetto alla scuola peruviana. A Lima gli studenti indossano divise che li rendono simili uno all'altro, mentre in Italia i ragazzi vestono secondo le loro possibilità e il loro gusto. Nei primi anni ho fatto amicizia con coetanei di diverse nazionalità. Ho amato fin dai primi giorni a Milano la lingua italiana, che ha un bel ritmo, una musicalità armoniosa. 

Com’era e com’è la situazione in Perù?
Negli anni 1990 il Perù attraversava una crisi drammatica, caratterizzato da tanta povertà e dal terrorismo. La gente viveva nell'angoscia, perché la società veniva sconvolta continuamente da omicidi, sabotaggi, esplosioni e atti di guerriglia. In risposta alla violenza politica, le istituzioni reprimevano senza alcuna pietà la popolazione civile, rendendosi colpevoli di innumerevoli violazioni dei diritti umani. Ero un ragazzino, in quegli anni, ma il clima di orrore e sangue causato dallo scontro fra terrorismo, autorità violente e squadroni della morte raggiungeva tutti i peruviani. Ricordo ancora l'esplosione di una bomba e le urla della gente a Lima, poco lontano da casa nostra. Oggi il Perù si è allontanato da quegli anni di violenza e si impegna per la pace e l'uguaglianza. Non si può negare, però, che nel mio paese si verifichino ancora gravi violazioni dei diritti umani e terribili abusi sull'ambiente. Compagnie petrolifere, multinazionali minerarie e trafficanti portano avanti nell'impunità i loro affari a spese della salute e della vita delle popolazioni indigene, mentre la selva viene sistematicamente devastata. I progetti minerari distruggono l'antica e meravigliosa natura peruviana, portando contaminazione, annientamento del patrimonio boschivo, prosciugamento dei laghi. Lo Stato cede appezzamenti di terra alle aziende senza curarsi dei danni irreparabili che colpiscono l'ambiente, mentre i proprietari legittimi dei terreni vengono espropriati con le buone o le cattive. I difensori dei diritti umani in Perù sono sempre a rischio di vita e le istituzioni non proteggono il loro importante lavoro. I diritti umani, nel mio Paese di origine, non sono ancora al primo posto nell'agenda delle istituzioni ed è importante che il popolo peruviano non si rassegni a questa situazione che è ancora lontana dai valori promossi dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alla corruzione, alle speculazioni senza scrupoli, agli abusi nei confronti delle minoranze. Dobbiamo avere il coraggio di voltare pagina insieme, dicendo no alle ingiustizie, difendendo il valore della vita e lavorando per una società giusta e solidale, per una cultura di verità, umanità e pace.

Perché la meta è stata l’Italia e Milano? 
Quando ero bambino l'intenzione dei miei genitori era quella di costruire per la nostra famiglia un futuro migliore. A Lima si incontravano povertà e disperazione a ogni angolo di strada. Trovare un lavoro era il sogno di tutti, ma giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno quel sogno si trasformava quasi sempre prima in angoscia, quindi in rassegnazione. Non vi erano certezze neanche per coloro che avevano un posto fisso, poiché la sicurezza dei posti di lavoro era sempre in pericolo. Ricordo ancora la perseveranza e la forza d'animo di alcuni miei parenti e conoscenti, che per sostenere le proprie famiglie si inventavano nuove forme di lavoro, vendendo per le strade di Lima, a bordo di carretti ambulanti, frutta e dolci tipici o commerciando latte, formaggio, piatti cucinati in casa. Sempre con il sorriso sulla labbra. La meta prescelta dai miei genitori è stata l'Italia grazie al consiglio di una loro vecchia conoscenza. Papà e mamma avrebbero potuto scegliere anche la Francia o la Spagna, perché il loro unico obiettivo era quello di trovare un luogo dove stabilirci per vivere serenamente.

Si è integrato in fretta con la realtà milanese? E con la comunità peruviana?
Quando avevo undici anni, ero abituato alla lontananza dei miei genitori. La famiglia è stata unita a Lima solo durante i miei primi sei anni di vita, mentre in seguito, dal giorno in cui papà e mamma si sono trasferiti a Milano, sono cresciuto con i nonni paterni. Quando mi sono ricongiunto ai genitori nel capoluogo lombardo, la prima realtà in cui mi sono calato è stata quella familiare: i miei genitori, i miei fratellini Elias e Keren, nati in Italia, e altri parenti che a propria volta erano emigrati dal Perù e nel corso degli anni avevano fatto famiglia a Milano. All'inizio non comunicavo con la gente italiana. Cercavo di capire le loro usanze, i loro interessi, la loro cultura. Mi incuriosiva il ritmo frenetico della città, con i grandi condomini che non avevo mai visto in Perù. Molte vite, molte famiglie, molta diversità, in così tanti piani! Nel primo anno in Italia ho conosciuto la comunità peruviana solo attraverso l'esperienza e le frequentazioni della mia famiglia. Dal secondo anno però, a scuola, ho iniziato a frequentare alcuni conterranei, che arrivavano anche da fuori Lima. Nonostante i miei genitori fossero sempre concentrati sul lavoro, nei week-end andavamo saltuariamente in alcuni grandi parchi cittadini, dove la gente peruviana prendeva una pausa dalle molte fatiche della settimana, incontrandosi e socializzando. I giovani giocavano a calcio e a pallavolo, che sono gli sport preferiti dai peruviani, mentre quelli più in avanti con l'età ricordavano i tempi andati, con nostalgia del paese natio.

Che ritratto possiamo fare della comunità peruviana a Milano? 
Nei primi anni in Italia ho notato che per i miei connazionali era difficile, soprattutto nella fase iniziale della nuova vita, accettare di trovarsi lontani da casa, separati dai loro cari per necessità. E' un sentimento malinconico che accomuna i migranti di tutti i paesi. Superata quella fase, però, molte di quelle persone hanno identificato l'Italia come una nuova patria. Una parte di loro, infatti, si è trasferita permanentemente - questa volta per scelta - a Milano e in altre città italiane ed europee, con la propria famiglia. Ho conosciuto alcune associazioni peruviane e sudamericane in questi ultimi anni, grazie alla mia attività di poeta e operatore umanitario. Nel 2013 a Milano ho incontrato numerose organizzazioni per la cultura e le tradizioni del Perù in occasione del il 1er Gran Desfile Civico Cultural Peruano. Nel corso del corteo ho incontrato un gruppo composto da giovani ragazzi non solo peruviani, ma di diverse nazionalità del Sudamerica, attivi nei diversi campi dell'arte e della cultura. Musica, danza, pittura, letteratura e poesia: a Milano le associazioni che rappresentano la grande anima del Perù sono numerose e beneficiano dell'impegno di tanti volontari per diffondere i frutti della civiltà peruviana. Vi sono anche molti gruppi religiosi, caratterizzati da un'intensa devozione e da uno spirito caritatevole. In Perù la religione è sempre presente nella vita di tante persone. Ne ho un ricordo ancora nitido. Le chiese cattoliche e protestanti sono sempre molto frequentate di domenica. Ho notato questo forte legame con la religione e la spiritualità sia durante festività come la semana santa o Natale, sia durante i giorni dedicati ai santi locali, molto importanti per gli abitanti di Lima: Santa Rosa de Lima o El mes morado, con la processione di El señor de los milagros. Questo sacro evento è profondamente importante per la comunità peruviana, che è riuscita a portarlo anche a Milano. Verso fine ottobre, i milanesi notano sempre con curiosità una nutrita folla di peruviani in zona Duomo e in altri quartieri meneghini, le donne velate di bianco, gli uomini in tunica viola, uniti per la tradizionale processione in onore del Signore dei Miracoli, immagine di Gesù crocifisso che si trova nel Santuario de las Nazarenas a Lima e che è oggetto di una notevole devozione popolare.

Quanto sono forti le radici con il suo paese?
Quando vivevo in Perù, la conoscenza del mio paese si limitava soltanto alla città di Lima. Può sembrare strano, ma ho conosciuto meglio la realtà peruviana qui in Italia. Studiando, leggendo e scoprendo città e località di interesse storico e archeologico oltre i confini della capitale. Mi dedico tuttora allo studio della civiltà e della cultura del Perù, approfondendo contemporaneamente la mia conoscenza di poeti, scrittori e  artisti. Quando ero bambino, una cosa che mi affascinava del Perù era la quantità sterminata di specie animali e vegetali che vivono nella foresta amazzonica. Fatta eccezione per colibrì e pappagalli, però, ho incontrato le creature della selva solo grazie ai documentari trasmessi in televisione o sui libri. Gli ultimi ricordi della mia infanzia in Perù che si sono fissati nel mio animo, poco prima di partire per l'Italia, riguardano la tardiva scoperta delle specialità culinarie del mio paese, le rare passeggiate notturne in spiaggia in compagnia di cugini e amici, il sorriso amorevole dei nonni paterni e di quelli materni. Il Perù e il suo spirito antico saranno sempre nel mio animo, non solo nei miei ricordi. A questo punto, per descrivere i sentimenti che dedico al mio Perù, desidero usare parole poetiche. La terra in cui sono nato mi sorride attraverso i volti di tante persone care. Mi disseta con la purezza della sua poesia, della sua arte. Mi conforta con il suo grande cuore. Mi illumina con lo stesso sole che mi ha visto muovere i primi passi nel mondo e crescere alla vita. Mi rende triste con i suoi anni di ferro e fuoco, ma mi rallegra con il suo canto eterno. Mi chiama. Mi aspetta, come un padre aspetta un figlio lontano...

Già in Perù ha capito quanto significasse per lei scrivere: ci dice qualcosa di un percorso che l’ha portata, giovanissimo, già a grandi risultati?
Fin da bambino ho amato la letteratura, ma il mio percorso di scrittore è iniziato in Italia. Ho scoperto la poesia grazie al mio mentore e caro amico Roberto Malini, un autore diverso da tutti gli altri, perché è capace di cambiare la drammatica realtà che ci circonda con la bellezza e la forza dei suoi versi e della sua prosa. Con una poesia dedicata al popolo Rom, Roberto ha convinto il Parlamento europeo a intervenire per evitare gravi episodi di discriminazione. Grazie a un suo inno che denunciava la persecuzione degli omosessuali in Uganda, ha aperto un dialogo umanitario con il parlamento della nazione africana, tristemente noto per aver approvato la cosiddetta "legge anti-gay". La sua raccolta di poesie "Il silenzio dei violini", già tradotta in inglese e portoghese, è un libro di culto per molte comunità Rom, fra cui i ciganos brasiliani. Roberto mi ha fatto scoprire un nuovo linguaggio con il quale si possono comunicare storie e pensieri. Le poesie di Roberto, sia quelle scritte da giovanissimo che quelle scritte recentemente, mi hanno sempre colpito profondamente. Chi ha avuto l'opportunità di leggere il poema in versi L'uovo o la raccolta Dichiarazione può comprendere il motivo della mia ammirazione verso questo autore, che ha ricevuto molti premi, ma anche numerosi atti di persecuzione a causa del suo impegno civile e della sua opera di difensore dei diritti umani. Recentemente le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per i gravi eventi di repressione e censura istituzionale nei suoi confronti, chiedendo al governo italiano - nei rapporti annuali sui diritti umani nel mondo - di interrompere la persecuzione che lo colpisce. Se non l'avessi incontrato, non mi sarei avvicinato alla poesia e alla prosa. Camminando accanto a lui sulla via della cultura e dell'arte, ho iniziato ad apprezzare anche la pittura, la fotografia, il cinema e la musica. Oltre alla mia attività di poeta, mi dedico infatti alla fotografia e alle arti plastiche. In questi ultimi anni, dietro consiglio di Roberto, ho letto con grande attenzione molti libri di poesia antica e moderna, sia di autori peruviani che italiani e di altri paesi del mondo. In aggiunta ai testi poetici, ho letto anche diversi romanzi di autori di tutto il mondo. Ho sempre considerato un grande risultato la pubblicazione della mia raccolta I ragazzi della Casa del Sole. Vedere per la prima volta stampato il mio libro grazie a Lavinia Dickinson Editore nel 2013, leggere la prefazione, toccare la copertina, sfogliarlo continuamente, ha un importante significato per me. E' stato un grande passo. Ha aperto una nuova strada davanti al mio percorso umano e per questo non posso che considerarla una delle tappe fondamentali, finora, della mia esistenza. Si tratta di un libro che ha cambiato il mio destino.

E’ stato definito “artista dei diritti umani”…
Mi sento sempre orgoglioso di queste parole pronunciate dalla parlamentare europea Viktoria Mohacsi, nonostante non mi sia ancora abituato a quella definizione. Da molti anni faccio parte del Gruppo EveryOne, un gruppo con il quale ho visto da vicino le tante realtà che sono proprio davanti a noi, ma che spesso non vogliamo vedere. Realtà che in principio, nei primi anni in Italia, non avevo mai notate. Rom, profughi, omosessuali sono soltanto una parte delle minoranze di cui si occupa questa organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani e sostenuta in molte delle sue azioni dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, dall'Unicef, dal Consiglio d'Europa. Roberto Malini è uno dei co-presidenti del gruppo ed è anche un attivista umanitario che pone la nonviolenza e la conoscenza sociale e giuridica di ciascun caso alla base delle campagne civili internazionali. In questi anni, sempre con il Gruppo EveryOne, ho visitato molti campi Rom in diverse città dell'Italia: Milano, Roma, Bologna, Genova, Bergamo, Pesaro, Firenze… Un periodo di impegno e analisi, nel quale ho documentato fotograficamente le disagiate condizioni in cui vivono Rom e Sinti. Ho incontrato da molto vicino le famiglie Rom, entrando in contatto con la loro antica cultura, sottovalutata e discriminata da parte di una società troppo materialista e indifferente. Ho mantenuto i contatti con alcuni giovani Rom, fra cui la pittrice, poetessa e musicista Rebecca Covaciu e il difensore dei diritti umani Ipat Ciuraru. Sono ragazzi generosi e coraggiosi, che ogni giorno affrontano immani difficoltà per consentire alle proprie famiglie, colpite da povertà e intolleranza, di sopravvivere. Le prime volte che li abbiamo assistiti dopo che avevano subito aggressioni e pestaggi da parte di gruppi razzisti - conducendoli in ospedale e quindi presso le istituzioni, per denunciare quelle terribili violenze - sono rimasto sconcertato, perché mi sono accorto che dietro una facciata di civiltà esistono ancora tanti abusi, anche nei paesi più moderni e democratici. Ho partecipato a manifestazioni pacifiche da parte di profughi, che chiedevano giustizia dopo aver subito atroci violazioni dei loro diritti umani ed erano stati costretti a fuggire nell'Unione europea, a bordo di barconi sovraccarichi, in condizioni estreme. In alcune occasioni, abbiamo manifestato in difesa di rifugiati omosessuali che chiedevano asilo in Europa, dopo essere stati ingiustamente perseguitati nelle nazioni di origine. Nel campo della fotografia ho realizzato, fra gli altri, alcuni progetti che riguardano il giorno della memoria: il primo è Capelli d'oro e di Cenere, una serie di ritratti fotografici in bianco e nero delle donne sopravvissute alla Shoah, una mostra che è stata accolta da prestigiose sedi istituzionali in Italia e all'estero. La serie completa, patrocinata dal Museo Yad Vashem di Gerusalemme, è conservata anche nel Museo Nazionale della Shoah di Roma. Il secondo progetto è Frantumi d'aurora, una mostra patrocinata dall'International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga) e dalla GLBT Historical Society di San Francisco, che ricorda il "triangolo rosa", l'Olocausto che colpì negli anni del nazismo la comunità omosessuale. In parallelo con la scrittura, anche la fotografia è una parte molto importante della mia vita. 

Adesso vive a Genova, dopo un periodo trascorso a Malta. E Milano?
Nel 2014 mi sono trasferito a Malta dopo aver vissuto in Lombardia per quasi quindici anni. Una scelta che ho fatto insieme a un gruppo di amici che lavorano nel campo dell'arte e che considero come fratelli: Roberto Malini, l'artista Fabio Patronelli, il regista Dario Picciau. Malta mi ha colpito per la purezza del suo mare, l'aspra bellezza dei suoi paesaggi, le tracce della sua antica civiltà. Una curiosità: la comunità peruviana maltese conta ufficialmente solo nove membri! Da pochi giorni sono tornato in Italia e ora vivo e lavoro a Genova. A Genova svolgo alcune delle mie attività culturali. E' una città in cui letteratura, arte, musica e pensiero hanno sempre spazio. Non è una città nuova per me, visto che negli ultimi quattro anni l'ho visitata spesso, partecipando a iniziative e performance insieme agli altri poeti di Lavinia Dickinson Editore. Ho presentato il mio libro in alcune delle più belle sedi cittadine, fra cui Palazzo Ducale, Palazzo Imperiale e Palazzo Reale. Sono spesso anche a Milano, dove vivono ancora mia madre, i miei tre fratelli, alcuni parenti e tanti amici.

Come può un cittadino milanese conoscere di più la vostra comunità?
Mi ricordo che nei primi anni in cui ero in Italia, i peruviani di mia conoscenza si dedicavano esclusivamente al lavoro. I miei conterranei sono lavoratori instancabili e premurosi. Faticare non li spaventa e spesso si dedicano ad attività impegnative e di grande responsabilità, prendendosi cura di anziani, malati, bambini. La loro vita è dura e in molti casi, oltre ai familiari in Italia, devono prendersi cura di quelli rimasti in Perù. A Lima non avevo mai notato questa loro determinazione e vocazione al sacrificio, ma in Italia mi accorgevo con ammirazione della forza di volontà e del grande amore per la famiglia che li caratterizza. Per ritemprarsi dopo tante ore di lavoro, si accontentavano di passare il poco tempo libero nei parchi, per poi tornare direttamente a casa a dormire. Negli ultimi anni ho rilevato però che la comunità peruviana – e più in generale quella latinoamericana – ha cambiato le proprie abitudini e il proprio ruolo nella vita sociale e culturale italiana. E' un fenomeno positivo, dovuto in gran parte agli eventi interculturali organizzati dai consolati. Non a caso il Console Generale del Perù a Milano José Ramiro Silva Delgado, che promuove con notevole impegno l'incontro fra la cultura peruviana e le altre culture, ha guadagnato il soprannome di "console mecenate". Gli appuntamenti interculturali che si susseguono nei consolati non riguardano soltanto la letteratura, ma anche musica, pittura, danza e argomenti di attualità come cucina e alimentazione, tecnologia, diritti umani e sostenibilità dell'ambiente. La comunità peruviana si è dimostrata sempre più attiva in questo senso e la sua immagine è sempre più legata alla sua grande apertura al dialogo con la società italiana e con le tradizioni di tutti i paesi del mondo. Sono stato molto felice di partecipare a uno degli incontri culturali presso il Consolato Generale del Perù a Milano, dove ho letto le mie poesie con il commento musicale di un grande artista, il compositore e chitarrista Marco Mantovani. Penso che un cittadino milanese può conoscere le tradizioni e lo spirito del Perù frequentando questi eventi di cultura e civiltà.

Il suo prossimo progetto?
Dopo l'uscita in libreria dell'edizione bilingue, in italiano e spagnolo, della raccolta di poesie I ragazzi della Casa del Sole (Los jòvenes de la Casa del Sol), sto lavorando ad alcuni racconti e a un nuovo libro di poesia, nel quale sarà presente un po' dell'anima del mio paese di origine e il lettore si troverà calato nell'atmosfera apparentemente immutabile di un antico villaggio sull'altipiano andino, per seguire le vicende di persone umili e vicine alla terra, che si troveranno a recitare un ruolo determinante di fronte ai grandi misteri della vita e del tempo… 

Una curiosità: si chiama Steed… è un nome d’arte?
E' il mio vero nome. Circa trent'anni fa in Perù hanno iniziato ad andare di moda i nomi provenienti prevalentemente dall'Italia, dalla Francia, dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. Lo ricordo bene, perché alle elementari, fra i miei compagni di scuola, erano veramente pochi i ragazzi che avessero i classici nomi spagnoli. Sull’onda di quella moda, i miei genitori mi hanno chiamato “Steed", un nome che deriva dall'antico inglese e significa "destriero da guerra". 
Steed Gamero presso il Consolato Generale del Perù a Milano con il Premio Letterario Internazionale Manuel Scorza, poco prima della sua performance poetica dedicata al libro I ragazzi della casa del Sole. Alla sua destra, il Console Generale del Perù a Milano José Ramiro Silva Delgado e il poeta Roberto Malini 



Da sinistra, Steed Gamero e il Console Generale del Perù a Milano José Ramiro Silva Delgado presso il Consolato Generale del Perù a Milano, al termine della performance del giovane poeta  


Da sinistra, il poeta Roberto Malini, il Console Generale del Perù a Milano José Ramiro Silva Delgado, Steed Gamero e il musicista Marco Mantovani durante la performance I ragazzi della casa del Sole, tenutasi la sera di giovedì 28 maggio 2015 presso il Consolato Generale del Perù a Milano


Steed Gamero legge I ragazzi della Casa del Sole durante un evento della comunità peruviana a Genova 


Da sinistra, i poeti Steed Gamero, Roberto Malini e Isoke Aikpitanyi a Genova, presso Palazzo Ducale
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Saluti nazisti alla partita Israele-Italia

EveryOne Group - Ven, 09/09/2016 - 12:17
Durante la partita di qualificazione al mondiale 2018 fra Israele ed Italia, alcuni tifosi italiani hanno fatto il saluto nazista e sputato verso i tifosi israeliani durante l’esecuzione dell’Hatikva, l’inno dello Stato di Israele.
La polizia ha arrestato gli autori di tali gesti, che sono stati espulsi. EveryOne Group e i Poeti per i Diritti Umani hanno inviato un messaggio di solidarietà a Israele e alla Comunità ebraica internazionale.

Grazie ad Alessandro Matta

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La satira, questa sconosciuta

EveryOne Group - Ven, 09/09/2016 - 12:10
La satira in Italia è confusa con la propaganda e la parodia. Non ha una sua importante tradizione nazionale e viene equivocata. I suoi due piani di lettura prevedono un momento di sbalordimento o sdegno, seguito dalla comprensione del messaggio civile.

Molti sono rimasti fermi al primo momento. Ho spiegato in varie sedi la struttura dialettica della satira, ma è difficile indurre a un riflessione attenta che conduca al secondo momento. La satira non si rivolge alle masse. Le raggiunge, ma non è il suo obiettivo, che richiede un’analisi culturale (anche quando appare come espressione becera e scorretta) mentre è quello della propaganda.

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Case come lasagne: la forza e la vulnerabilità della satira

EveryOne Group - Ven, 09/09/2016 - 12:08
Quello che molte persone faticano a comprendere è che la satira ha due piani di lettura. La vignetta di Felix su Charlie Hebdo è una denuncia contro mafie e istituzioni corrotte, responsabili di tante morti.
L'autore non vuole certo irridere le vittime: al contrario, si fa carico del loro dramma e dei loro lutti, attraendo su di sé gli strali della stampa e dei social, per far sì che la tragedia del Centro Italia non venga dimenticata, passata l'eco mediatica che ha sollevato. Le case-lasagne sono una metafora abbastanza evidente, però bisogna superare lo straniamento e lo sdegno che gli autori vogliono provocare nel pubblico per leggere il messaggio reale, che ha un importante valore civile. Fari puntati sul dopo-sisma, in previsione del quale politici, faccendieri e mafiosi si stanno già fregando le mani…

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Lo Stato Islamico sta compiendo una carneficina

EveryOne Group - Ven, 09/09/2016 - 11:55
Lo Stato Islamico, durante la sua ritirata, sta attuando un'enorme carneficina fra Siria e Iraq, dove sono già state individuate decine di fosse comuni che contengono migliaia e migliaia di corpi.
L'Associated Press fornisce i primi dati della sua inchiesta ed è in possesso della documentazione per provarlo. Ha raccolto inoltre testimonianze che rivelano le indicibili atrocità commesse dalle milizie del califfato. Purtroppo, nonostante le sconfitte che riducono il territorio controllato da Is, i numeri dell’orrore sono destinati ad aumentare.


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Sisma nel Reatino, solidarietà dall’Ecuador

EveryOne Group - Ven, 09/09/2016 - 11:54
Nieves Tuset de Barreiro, Presidente del Casal Catalá de Guayaquil (Ecuador), invia alla gente dei paesi colpiti dal sisma la solidarieta sua e del Casal.



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Milioni di bambini condannati a morire

EveryOne Group - Lun, 05/09/2016 - 12:16
L’Unicef denuncia nel rapporto annuale “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2016” una strage di innocenti che avviene nell’indifferenza.

Entro il 2030 moriranno per cause che potrebbero essere prevenute o rimosse 69 milioni di bambini sotto i 5 anni, mentre 167 milioni vivranno in povertà e 750 milioni di donne si saranno sposate da bambine. Infine, 60 milioni di bambini in età da scuola primaria non riceveranno alcuna istruzione. Se le nazioni intervenissero con programmi concreti ed efficaci, se la società civile mettesse da parte le speculazioni sulla pelle di questi piccoli, la catastrofe infantile prevista potrebbe essere evitata o quantomeno limitata. 

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Una firma che può salvare un pianeta

EveryOne Group - Sab, 03/09/2016 - 12:09
Ad Hangzhou (Cina) il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e quello della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping hanno firmato l'accordo di Parigi (Cop 21) sul clima.

E' una speranza e potrebbe restare come uno degli eventi più significativi nella storia dell'umanità. Ridurre le sostanze inquinanti significa dare vita a un ecosistema gravemente malato e, di conseguenza, dare una possibilità di sopravvivenza al nostro pianeta, a questa generazione e alle future.

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Il terrorismo religioso colpisce ancora in Pakistan

EveryOne Group - Ven, 02/09/2016 - 12:04
Genova, 2 settembre 2016. Due attacchi da parte dei fondamentalisti islamici si sono verificati in Pakistan. 

Un kamikaze si è fatto esplodere davanti al tribunale a Mardan, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, provocando dodici vittime: avvocati, agenti di pubblica sicurezza e civili. Sventato un secondo attentato in località Christian Colony, nella periferia di Peshawar.

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Il-Pont di settembre 2016

EveryOne Group - Ven, 02/09/2016 - 12:02
Con un omaggio al grande poeta maltese Charles Magro, che ci ha lasciati recentemente.

A pagina 32, i poeti dedicano la loro arte alla memoria delle vittime del sisma nel Centro Italia e al coraggio dei sopravvissuti che ricostruiscono un mondo in macerie. C’è anche la poesia di Roberto Malini “Silenzio”.

Leggi il numero di settembre de “Il-Pont”:

https://issuu.com/patrickj.sammut/docs/il-pont_settembru_2016
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I lupi e la ricostruzione

EveryOne Group - Mer, 31/08/2016 - 12:01
I lupi della politica (ci perdonino la metafora i lupi veri, animali meravigliosi e necessari per l’equilibrio della natura selvaggia) perdono il pelo - e comunque se lo fanno trapiantare - ma il vizio no, quello non lo perdono mai.
Il governo sta per imporre Vasco Errani nel ruolo di commissario per la ricosruzione dei paesi del Cenro Italia colpiti dal sisma. Dopo tante esperienze negative, ci si aspettava una scelta diversa: un esperto o un comitato di esperti dai profili al di fuori del sistema dei partiti. Invece no, siamo alle solite. Sarà difficile, per la società civile, opporsi allo strapotere di quella che il compianto Pannella definiva "partitocrazia". Però è necessario mantenere attenzione sui luoghi in cui avverranno i lavori di ricostruzione e portare all’attenzione dell'Unione europea le scelte palesemente sbagliate, i favoritismi, gli episodi di corruzione, gli sprechi le inefficienze.

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Funerali di Amatrice

EveryOne Group - Mar, 30/08/2016 - 12:00
Funerali di Amatrice. La gente del posto ha difeso la dimensione umana del dolore. Pochi fiori bianchi ricordavano la pietà e la speranza.
Quando ha visto le corone preparate dalle istituzioni, il parroco le ha fatte portare via: “Questa non ė una sponsorizzazione".



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Pericolo mafie nel Reatino colpito dal sisma

EveryOne Group - Mar, 30/08/2016 - 11:56
Il secondo rapporto sulle mafie nel Lazio, a cura dell'Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità, in collaborazione con l'Associazione Libera, rivela capitali e attività legati alle organizzazioni criminali nel Reatino.
Il sisma e i progetti di ricostruzione rischiano seriamente di attrarre il crimine organizzato. "Gli insediamenti mafiosi - afferma lo stesso rapporto - tendono a dislocarsi nei territori secondo le opportunità che questi offrono". Oltre che sulla corruzione e la malapolitica, bisogna vigilare anche su questo grave pericolo, che attende nell'ombra e si presenterà quando i riflettori si allontaneranno dalle zone colpite.

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Quale futuro per i centri colpiti dal sisma in Centro Italia?

EveryOne Group - Mar, 30/08/2016 - 11:56
Vi è chi si preoccupa per il funerale di oggi ad Amatrice e si chiede: “Se il prefetto aveva deciso di spostarlo a Rieti a causa di un rischio sismico, non sarebbe stato meglio ascoltarlo?”.
Vi è inoltre chi - e sono tanti - teme che le istituzioni non stiano lavorando con efficacia per il programma delle opere di ricostruzione degli edifici distrutti e di messa in sicurezza di quelli danneggiati o a rischio di crollo.
Per quanto concerne la prima questione, in realtà il rischio sismico riguarda edifici o strutture in muratura, mentre il funerale si terrà in una tensostruttura installata a cura della protezione civile. Non c'è alcun pericolo ed è stato opportuno il dietro-front governativo, per rispetto delle famiglie in lutto e della cittadinanza dei centri colpiti dal sisma. Riguardo alla ricostruzione antisismica e alle opere di messa in sicurezza (così come alla prevenzione in zone sismiche), sono assolutamente necessarie, ma a quanto sembra si stanno ripetendo le consuete misure e procedure che hanno portato a tante catastrofi e a ricostruzioni inadeguate. A Norcia le ricostruzioni antisismiche successive ai terremoti del 1979 e del 1997 hanno evitato vittime, ma gli edifici hanno subito danni molto gravi e saranno necessari interventi importanti. Si è constatato però come un “discreto" lavoro di ricostruzione e prevenzione sia stato infinitamente migliore rispetto a interventi inadeguati o inesistenti.

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Una poesia di Roberto Malini per ricordare vittime del sisma nel Reatino

EveryOne Group - Sab, 27/08/2016 - 21:01
La Valletta (Malta), 27 agosto 2016. Sulla rivista digitale Il-Pont di Settembre 2016 la poesia “Silenzio” di Roberto Malini, dedicata al ricordo delle vittime del terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito il centro Italia e al coraggio dei cittadini di Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto, che stanno ricostruendo un futuro sulle macerie delle loro case.

Il-Pont è una rivista letteraria online pubblicata mensilmente a Malta dal 2012. La sua lingua principale è il maltese, ma accoglie anche poesie in altre lingue, soprattutto l’inglese e l’italiano. Il-Pont ha l’obiettivo di favorire l’incontro fra scrittori e poeti di tutto il mondo. 


Silenzio
di Roberto Malini

Dedicata alla memoria delle vittime del terremoto che ha colpito il Reatino il 24 agosto 2016 e ai cittadini di Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto, che con grande coraggio stanno ricostruendo un futuro sulle macerie delle loro case.

Sopra la terra, sotto la terra
la vita ha identica voce
e chiede di rinascere
dall’osmosi fra la fortuna 
e le rovine.

Conclusa la battaglia delle rocce,
placata dal pianto degli orfani,
conciliata dal primo riso dei vivi,
la conca sarà ancora madre.

E di sera la gente che udì l’urlo sotterraneo,
in piedi alle finestre, più salda dei campanili,
chiederà al cielo il solo favore del silenzio.

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Questo spettacolo non deve andare avanti

EveryOne Group - Sab, 27/08/2016 - 21:00
Genova, 27 agosto 2016. Nei luoghi del sisma arrivano in processione le figure istituzionali, che piangono, abbracciano i superstiti, promettono che non saranno lasciati soli. Responsabilità, bontà e impegno aleggiano sulle macerie e nel reality del dolore è protagonista la solidarietà.

Nel frattempo, politici, giornalisti, associazioni ed esperti si passano il testimone e prospettano una pronta ripresa per i paesi ridotti in macerie. Se le parole fossero mattoni...
Nonostante i 280 morti, si parla, chissà perché?, di "miracolo civile" e intorno ai sopravvissuti, chi non è eroe, è presentato quantomeno come santo. La realtà, però, non è diversa dal consueto e i veri sciacalli si stanno fregando le mani in previsione della "ricostruzione". I media danno spazio a ciò che commuove l'opinione pubblica, ma evitano accuratamente - nonostante abbiano ricevuto appelli e comunicati al riguardo - di pubblicare informazioni sulle imminenti operazioni di "puntellamento", che richiederanno fondi per centinaia di milioni di euro. Come dice il proverbio, "cane non mangia cane". Restano dietro le quinte i veri problemi: la tragedia del sisma poteva essere evitata, perché le istituzioni conoscevano la condizione degli edifici e delle strade nei centri maggiormente colpiti dalle scosse telluriche. Ecco un passaggio del documento redatto dalla protezione civile in merito ai pericoli sismici nel comune di Amatrice: "Si deve rilevare altresì che l'edilizia abitativa e non del territorio comunale è per lo più risalente all'Ottocento. Gli interventi in cemento armato e la sua diffusione sono sicuramente riconducibili agli interventi realizzati dopo il 1960, pertanto il rischio sismico è alto e lo testimoniano i danni riportati dall'edilizia pubblica e privata causati dal sisma del 1979 e da ultimo del 2009 che interessò la città dell'Aquila". Tutti sapevano, ma nessuno, fra chi di dovere, ha agito e adesso tutti piangono di fronte alle telecamere e ai microfoni. Se vogliamo onorare i morti e difendere i diritti dei vivi, questo spettacolo non deve andare avanti.

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Il terrorismo non si ferma: decine di morti in Turchia

EveryOne Group - Mer, 24/08/2016 - 20:58
Continua l'orrore del terrorismo e colpisce ancora la Turchia. A Gaziantep, vicino alla frontiera della Siria, un kamikaze si è fatto saltare in aria durante una festa matrimoniale di curdi.
I morti sono decine: un tragico bilancio che continua a diventare più pesante. Secondo il presidente Erdogan, l'attentato va attribuito allo Stato Islamico e il kamikaze era un ragazzino di 12 - 14 anni.


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Kurdistan: fermato un bambino kamikaze ed evitata un’altra strage

EveryOne Group - Lun, 22/08/2016 - 20:59
Genova, 22 agosto 2016. Il destino di Alì, ragazzino di 12 anni, era stato deciso dai jihadisti: doveva farsi esplodere a Kirkuk, capitale del Kurdistan iracheno, uccidendo nell’esplosione quanti più curdi possibile.

Lo stesso destino del bambino trasformato in una bomba umana dai fondamentalisti islamici a Gaziantep, in Turchia, dove sabato scorso, durante una festa di matrimonio, sono morti più di cinquanta curdi, fra cui tanti ragazzini come lui. Per fortuna, le autorità si sono accorte di Alì, della sua esitazione, del suo tremore. Così l’hanno fermato e perquisito, trovandogli addosso una cintura esplosiva, sotto alla maglietta del Barcellona, con il numero dieci di Messi. L’ordigno è stato disinnescato e il ragazzino condotto presso i servizi sociali. Resta, nel paese, il terrore, che ora può anche mostrarsi con gli occhi innocenti di un bimbo.

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Hanno ucciso Hande Kader

EveryOne Group - Sab, 20/08/2016 - 20:57
Istanbul, 20 agosto 2016. Hanno ucciso l’attivista transgender Hande Kader, simbolo dell’orgoglio Lgbt in Turchia e nel mondo.
L’8 agosto scorso il suo corpo orrendamente mutilato e bruciato è stato ritrovato in una periferia di Istanbul. Domani è stato annunciato un corteo per chiedere giustizia alle autorità sul caso, in modo che i suoi aguzzini non restino impuniti come quelli che recentemente hanno trucidato e decapitato, sempre in Turchia, un rifugiato gay.

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