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RDC : Anderlecht refuse de laisser N'Sakala jouer la CAN

Afriquechos Magazine Interculturel - Ven, 19/12/2014 - 07:14

Né en France mais d'origine congolaise (RDC), Fabrice N'Sakala (sur la photo) avait effectué les démarches pour porter le maillot des Léopards. Mais Anderlecht, le club belge qui l'emploie, lui a mis la pression pour qu'il reporte son projet. Et il ne verra pas la Guinée Équatoriale…
Florent Ibenge comptait sur lui… Mais à quelques jours de publier la liste des vingt-trois joueurs qui disputeront la phase finale de la CAN 2015 en Guinée Équatoriale (17 janvier-8 février), le sélectionneur de la RDC se rend à l'évidence : Fabrice N'Sakala (24 ans), le défenseur du RSC Anderlecht (Belgique), ne sera pas de la fête. L'ancien joueur de Troyes, plusieurs fois international français dans les catégories de jeunes (moins de 17, 18, 19 ans et Espoirs) et qui avait pourtant effectué les démarches pour changer sa nationalité sportive a – sans doute temporairement – renoncé à évoluer pour le pays de ses origines.

Pour Florent Ibenge, la raison est limpide. « Les dirigeants belges et l'entraîneur d'Anderlecht, l'Albanais Besnik Hasi lui ont mis la pression pour qu'il reste en Belgique cet hiver. Bien sûr, ils laisseront au joueur le soin d'annoncer lui-même la nouvelle, ce qui passera pour être sa décision. Je ne pense pas qu'il y aurait eu la même réaction si N'Sakala avait été appelé pour jouer avec la France. Mais l'Afrique, c'est loin, et la CAN oblige les joueurs à quitter leur club pendant au moins un mois en plein cœur de la saison. Ce type de réaction est regrettable, mais pas nouveau. »

Même topo pour Mbemba et Kage

Même topo pour Chancel Mbemba (20 ans), un autre défenseur d'Anderlecht, qui a pris part aux qualifications, mais qui pourrait renoncer à la CAN. « D'après ce que j'ai compris, on lui a fait savoir que ce ne serait pas une bonne idée de laisser son club un mois », ajoute Ibenge. Une situation comparable à celle de Hervé Kage (25 ans), le joueur de La Gantoise (Belgique), appelé une seule fois en sélection en 2012 pour un match amical. « Son club n'a pas envie de le voir partir non plus. »

Ibenge toujours pas payé

Ibenge, qui fignole sa liste, va donc devoir revoir sa copie. Cela lui évitera de trop penser à son cas personnel. En fin de contrat à l'AS Vita Club depuis le 4 décembre dernier, le technicien, approché par un club algérien et deux formations égyptiennes, dont Wadi Degla SC (Ligue 1), ne reverra ses dirigeants à ce sujet qu'après la CAN. Et Ibenge, nommé sélectionneur fin août, n'a toujours par perçu un franc congolais depuis cette date, alors que son salaire mensuel est supposé être de 18 000 euros. Pour l'instant, il est surtout virtuel…

A Lire >>>> CAN 2015 : le calendrier des matches, groupes et résultats

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Diaporama | CAN 2015 : les dix buteurs africains qui affolent les compteurs

Afriquechos Magazine Interculturel - Ven, 19/12/2014 - 06:51
Particulièrement en forme, ces 10 attaquants devraient être retenus pour la CAN 2015. © DR/Montage J.A.

Des valeurs sûres, des révélations et des come-back inespérés… Alors que la fin de l'année approche, certains joueurs africains squattent le haut du classement des buteurs des principaux championnats européens. Jeune Afrique revient en images sur ces joueurs incontournables que l'on devrait retrouver en Guinée équatoriale pour la CAN 2015 (17 janvier-8 février)…

Lire l'article sur Jeuneafrique.com>>>>
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Chi ama può cambiare il mondo

EveryOne Group - Gio, 18/12/2014 - 12:46
Un amore nato durante i moti di protesta di Ferguson, quando la comunità antirazzista è scesa in piazza per protestare contro le violenze da parte delle forze dell'ordine.
Attiviste del Millenial Activist United, Alexis Templeton e Brittany Ferrell si sono conosciute in quei giorni di sdegno e impegno, giorni in cui l'America dei diritti umani si è unita per dire no alle atrocità istituzionali, dopo l'assassinio di Michael Brown e il verdetto del gran giurì, che ha assolto il poliziotto che gli ha sparato. L'amore - e il successivo matrimonio - fra Alexis e Brittany è un simbolo di speranza, perché non è chi odia, ma chi ama che può cambiare il mondo.

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Rom di Pesaro verso il dramma

EveryOne Group - Gio, 18/12/2014 - 12:43
Ionut, Thoma, Mia, Mihai... sono i Rom di Pesaro, già colpiti da tanti episodi di discriminazione e traditi dalle istituzioni locali, che si sono più volte impegnate ad aiutarli, disattendendo sempre le promesse.

Gli anziani sono gravemente malati, ma alle autorità poco importa. Oggi abbiamo tentato di comunicare con l'autorità municipale, grazie all'attivista Chiara che ha accompagnato Ipat in comune, ma abbiamo incontrato un muro di freddezza. Non ci arrendiamo: non è umano che dopo tanti anni a Pesaro e dopo tanti episodi di persecuzione subiti, le ultime famiglie Rom siano costrette a incamminarsi verso il nulla. Fra le poche opzioni, ci resta  il Difensore Civico delle Marche, cui stasera abbiamo inviato un appello: auguriamoci che ancora una volta si impegni, accanto a EveryOne Group e ai pochi attivisti locali, per impedire il verificarsi di una situazione che metterebbe in pericolo le vite degli anziani Mia e Thoma e in gravissimo disagio tutti gli altri.


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Huī Zōng e la fuggevole magia della bellezza

EveryOne Group - Gio, 18/12/2014 - 12:41
Le gru dell'imperatore
"Gru sul palazzo imperiale". La percezione lirica e sintetica che effettua naturalmente uno spirito illuminato conduce in una zona sospesa fra figurazione e astrazione. "Gru sul palazzo imperiale" è un'opera che rappresenta compiutamente il grande livello raggiunto dalle arti in Cina sotto la dinastia Song. La dipinse l'imperatore Huī Zōng (XII secolo), che era dotato di rara sensibilità artistica.




La pietra del drago
L'arte è quella virtù umana capace di comprendere e fermare la fuggevole magia della bellezza, che a volte risiede negli oggetti e nelle creature più semplici. Una pietra dai mille rilievi e asperità si rivela, attraverso il filtro dell'arte, come un'essere potente e leggendario. Ecco un'altra opera di Huī Zōng, l'imperatore artista della dinastia Song: "La pietra del drago".







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È morto Enzo Costa, autore satirico e poeta del cambiamento

EveryOne Group - Gio, 18/12/2014 - 12:40
Lunedì 15 dicembre è venuto a mancare Enzo Costa, giornalista, autore satirico e poeta genovese, a causa di una crisi cardiaca.
Enzo era noto ed amato soprattutto per i suoi Lanternini, che dal 2000 commentavano quotidianamente, con il suo "umorismo umorale" (secondo la sua stessa definizione), eventi e personaggi liguri e non, sia sulle pagine di Repubblica che su quelle del suo blog, Il Lanternino. Su Repubblica.it i Lanternini elettronici erano illustrati dalle vignette di Aglaja. Enzo Costa era anche un poeta sensibile e originale; non a caso, Lavinia Dickinson Editore gli chiese, nel 2012, di partecipare all'Antologia di poesia internazionale 100 Thousand Poets for Change. Enzo acconsentì con entusiasmo e i suoi testi inseriti nel volume rappresentano perfettamente il desiderio di mutare la società in cui viviamo che anima il movimento globale di poeti. Riproduciamo qui di seguito una delle poesie che Enzo ha regalato ai 100 Mila Poeti per il Cambiamento: Consumeide.


Consumeide
di Enzo Costa

Consumiamo oggetti

consumiamo risorse

consumiamo affetti

e speranze, forse.

Consumiamo ricchezze

consumiamo mode

consumiamo sciocchezze

e il mercato gode.

Consumiamo energie

consumiamo parole

consumiamo utopie

e talvolta le suole.

Consumiamo notizie

consumiamo sdegni

consumiamo fittizie

assunzioni di impegni.

Come fosse un'inezia

consumiamo foreste

consumiamo Venezia

prima o poi anche Trieste.

Consumiamo l'ambiente

consumiamo il pianeta

fino a che resti niente,

ecco l'ultima meta!

Per salvar la coscienza

o i residui barlumi

qui c'è un'unica urgenza:

consumare i consumi.

 
* da Rime bacate (e aforismi da banco), Editori Riuniti, 2010 / Antologia 100 Thousand Poets for Change, Lavinia Dickinson Editore, 2012

Nella foto, Enzo Costa (grazie a MenteLocale)

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Un grazie a Maurizio, amico dei diritti umani

EveryOne Group - Gio, 18/12/2014 - 12:40
Il Gruppo EveryOne ringrazia sentitamente Maurizio, un vero e grande amico dei diritti umani, che da alcuni anni ci aiuta a realizzare importanti azioni umanitarie, sostenendo profughi, famiglie Rom e difensori dei diritti umani.
Anche quest'anno, grazie all'impegno di Maurizio, abbiamo offerto un importante sostegno ad alcune famiglie Rom senza mezzi di sostentamento. Contemporaneamente, Maurizio si è dimostrato ancora una volta vicino alla pittrice, scrittrice e musicista Rom Rebecca Covaciu e al suo prezioso lavoro artistico.

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Johfra Bosschart, il pittore di Pan

EveryOne Group - Gio, 18/12/2014 - 12:37
Il 15 dicembre 1919 nasceva a Rotterdam, nei Paesi Bassi, Johannes Franciscus Gijsbertus van den Berg, detto Johfra Bosschart.

Johfra è conosciuto come il "pittore di Pan", poiché numerose delle sue opere hanno come soggetto il mondo mitologico del dio d'Arcadia. Per Johfra Bosschart, Pan non è solo il dio della natura e delle energie primordiali, ma anche il nume supremo del mondo magico e onirico, in cui si muovono elfi, folletti e creature uscite dalla dimensione dei sogni e degli incubi umani. L'artista definiva la propria arte come "surrealismo occulto". Johfra Bosschart è morto a Fleurac il 6 novembre 1998

Nelle foto, La favola di Pan (autoritratto), Adorazione di Pan, Deus Pan






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Carlito, le prêche en chantonnant

Afriquechos Magazine Interculturel - Gio, 18/12/2014 - 08:23
Le chanteur évangéliste Lassa Carlito|Photo : ©AEM

Comment ne pas laisser l'ancienne star de la chanson faire systématiquement de l'ombre à l'évangéliste qu'il est devenu ? Voilà, l'épineux problème auquel est confronté, où qu'il aille, le chanteur Lassa Ndombasi Carlito, l'ancienne voix romantique des orchestres OK Jazz et Choc Stars. Invité en octobre par le pasteur Sese Ntela à Nantes, Carlito a dû encore jongler avec sa double casquette de chanteur et d'évangéliste pour prêcher la bonne parole. Pas très grand orateur, l'homme de Dieu a su habilement, et en dose modérée, injecté de l'effervescence par la chanson.

Son sermon avait été à l'image du personnage : sobre et lisse, surtout nullement clivant comme c'est la coutume dans les églises de réveil ou en dehors d'elles, c'est Sodome et Gomorrhe. Ce dimanche du 12 octobre 2014, Carlito avait insisté sur l'amour de l'autre, le plus grand des commandements de Dieu. Non sans rappeler que Jésus s'était étonné qu'on prétende aimer Dieu sans aimer ceux avec qui on vit. Le public était attentif, touché mais on le sentait avide et impatient d'entendre « en live », le témoignage de sa conversion et de sa guérison. Carlito se plia à cette demande tacite en entonnant : « Ngai nabikisami mpo natatola nkombo na ye… ». Cet extrait de cette chanson comporte, en effet, un double sens : « J'ai été sauvé/guéri afin de louer son nom… ». Comme un chœur géant, la salle reprit le refrain avec un enthousiasme qui accompagna ce culte jusqu'à son terme.

Le pasteur Sese Ntela avait pourtant pris toutes les précautions pour que le séminaire qu'il avait animé, durant trois jours auparavant, ne soit parasité par la célébrité de l'invité de son église RIDI (Rien n'est impossible à Dieu), mais rien n'y fît. Avec un sourire irradiant qui ne l'a pas, un seul instant quitté, Carlito avait répondu superbement aux attentes des fidèles en interprétant des extraits des chansons de son album Reconnaissance qui restera un must de la discographie de la musique religieuse congolaise.|Botowamungu Kalome (AEM)

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Le pasteur Sese Ntela écoutant attentivement l'évangéliste Carlito|Photo : ©AEM
Deux choristes de l'église RIDI|Photo : ©AEM
Le pasteur Sese Ntela et Carlito|Photo : ©AEM
Carlito amusé par la danse d'une fidèle|Photo : ©AEM
Le chanteur évangéliste Lassa Carlito|Photo : ©AEM
Le chanteur évangéliste Carlito lors de son prêche|Photo : ©AEM
Le chanteur évangéliste Lassa Carlito|Photo : ©AEM
Le chanteur évangéliste Lassa Carlito|Photo : ©AEM
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Qu'elle est douloureuse

Afriquechos Magazine Interculturel - Mer, 17/12/2014 - 10:26
Serge Lazarevic,aux côtés de François Hollande, mercredi 10 décembre 2014, à Villacoublay|Photo:AFP

C'est bien la première fois que la libération d'un otage fait l'objet d'une telle transparence : sans doute acculé par les révélations des associations de défense des droits de l'homme du Mali, le ministre de la justice malien a reconnu que l'otage français Serge Lazarevic a été échangé contre quatre djihadistes qui se trouvaient dans les prisons de Bamako. Face aux protestations des organisations locales des droits de l'homme, le ministre a essayé de faire passer la pilule : « 38 militaires, préfets ou policiers maliens ont déjà été libérés de la même manière et avec le même type d'échange. Le Mali ne peut pas faire moins pour les ressortissants de pays qui l'ont aidé que ce qu'il a fait pour ses propres fils ». Tout cela aboutit à des vases communicants avec des prisons qui se vident des djihadistes qui retournent reprendre du service moyennant la libération de quelques otages qu'ils vont s'atteler à remplacer tout naturellement.

« Même si les moutons marchent ensemble, ils n'ont pas le même prix », disent les Ivoiriens. Si les 38 otages maliens, menu fretin pour les djihadistes, ont été libérés dans la discrétion, c'est aussi parce que la monnaie d'échange était frappée du sceau de l'impuissance du gouvernement. Ainsi, le Mali consent à renforcer consciemment les mouvements terroristes en lui rendant ses meilleurs artificiers. Le Mali n'en mène, bien évidemment, pas large contrairement à la France qui a monté une grande opération de communication politique autour de la libération de Serge Lazarevic. Afin qu'il ne soit absent des images de l'arrivée de l'otage libéré pour cause de conseil des ministres, François Hollande a fait avancer le retour de Serge Lazarevic. Ce qui lui avait permis de pérorer : « Il n'existe plus aucun otage français dans le monde ». Mais à quel prix ? Celui du déshonneur pour le Mali.

Dans son propos à la presse, le ministre malien avait estimé, en effet, que « l'honneur commandait au Mali de céder à la demande des djihadistes en reconnaissance aux sacrifices consentis par la France pour sauver le Mali et qui est encore au front jusqu'à ce jour ». Lorsque la France, justement, avait décidé d'empêcher la chute de Bamako, dans un article publié le 23 avril 2013, nous avions écrit : « Ridicule de s'émanciper formellement du colonisateur pour, 50 ans après, lui laisser les clés de la maison et le plébisciter comme sauveur et garant de l'intégrité territoriale de son pays. Les Africains n'ont eu de cesse de décrier la Françafrique, les voilà qui remettent en selle la France paternaliste en Côte d'ivoire et au Mali. La faute, à Abidjan, à Alassane Dramane Ouattara et Guillaume Soro qui voulaient le pouvoir à tout prix, mais surtout à n'importe quel prix. La faute, à Bamako, au président Amadou Toumani Touré « ATT » qui a joué au dilettante avec le destin de tout un pays et à ses généraux au ventre bedonnant, au propre comme au figuré, de corruption. C'est, en effet, la France, ancienne puissance colonisatrice, qui a extirpé in extremis le Mali des griffes de la bande d'Ansar Dine qui marchait allègrement vers Bamako. Mais la belle guerre, l'offensive très proprette française « officiellement sans dommages collatéraux » ne va pas finir le job, ni faire disparaître la menace terroriste, moins encore endiguer l'instabilité politique. » 20 mois plus tard, nous n'ajouterons, ni ne retirerons rien à ce propos.

Qu'elle est moralement douloureuse cette libération de Serge Lazarevic… |Botowamungu Kalome (AEM)

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Hubert van Eyck, pittore insuperabile

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:26
Un personaggio la cui memoria è avvolta nel mistero. Un artista sublime, che i contemporanei consideravano come il maggiore fra tutti, ma che oggi reputeremmo solo come una figura leggendaria, se non ci fosse una lapide nell'antica abbazia di San Bavone a Gand a ricordarci la data della sua morte, avvenuta nel 1426.

E' Hubert van Eyck (1385 ca. – 18 settembre 1426), fratello maggiore del celeberrimo Jan, il maestro dei maestri della pittura fiamminga. Hubert insegnò l'arte al fratello e lavorò insieme a lui. Se di Jan, tuttavia, conosciamo un gran numero di capolavori, di Hubert sappiamo poco. Forse fu l'inventore della pittura a olio; di certo, quantomeno, fu colui che la perfezionò, consegnandola al fratello, che ne divenne il primo grande interprete. 

L'unica opera nota di Hubert van Eyck è il Polittico dell'Adorazione dell'Agnello Mistico (detta anche Polittico di Gand), lavoro da lui iniziato e portato a compimento dal fratello nel 1432, dopo la sua morte, come ci rivela l'iscrizione che reca in basso la cornice esterna dell'opera: "il pittore Hubert van Eyck, di cui non si è mai trovato maggiore, cominciò quest'opera e il fratello Jan, secondo nell'arte, lo portò a termine, su incarico di Josse Vijd, che il sei maggio [1432] lo affidò alle vostre cure". Il più grande che si sia mai trovato (Maior quo nemo repertus): così i contemporanei consideravano Hubert, ponendo il fratello al secondo posto (in arte secundus).

Analizzando le dodici tavole del Polittico dell'Adorazione dell'Agnello Mistico - otto delle quali sono dipinte anche sul verso, in modo da essere visibili quando l'opera è chiusa - è difficile identificare i pannelli eseguiti da Hubert e quelli di mano del fratello Jan. In genere, vengono attribuite al fratello maggiore le parti dallo stile più arcaico. Probabilmente l'intero lavoro venne concepito, disegnato e parzialmente dipinto da Hubert e Jan lo concluse in base alle sue indicazioni. Di certo, si tratta di uno dei più grandi capolavori non solo dell'arte fiamminga, ma di tutta la storia dell'arte. Le tavole, dipinte a olio, sorprendono chi le ammira sia per il loro insieme, che trasmette la sacra grandiosità e magnificenza del cammino umano verso la liberazione dal peccato, sia per la compiutezza dei singoli pannelli, ognuno dei quali rappresenta l'eccellenza della pittura in tutti i suoi aspetti, compreso quello di turbare l'animo dell'osservatore mostrando - nella figure di Adamo ed Eva - la naturale crudezza della nudità umana. Due nudi giudicati talmente sensuali da essere nascosti, nel 1781, in sagrestia e coperti con vesti dipinte. 

Albrecht Dürer definì il Polittico di Gand come un'opera "infinitamente preziosa e meravigliosamente bella". Nel corso della storia, il polittico è stato protagonista di diverse vicissitudini che ne hanno causato lo smembramento e messo in pericolo l'integrità e la stessa esistenza. Nel 1934 il pannello dei Buoni Giudici fu trafugato e perduto. Quello che è presente attualmente ne è una copia. Nel 1942 l'opera venne sequestrata dai nazisti e nascosta in una miniera di sale. Recuperata dagli americani, fu restituita al Belgio alla fine del conflitto. Con il Polittico dell'Adorazione dell'Agnello Mistico Hubert e Jan van Eyck iniziarono una nuova stagione dell'arte e della cultura europee, in cui l'uomo e la sua storia non erano più al centro dell'universo, ma ne diventavano solo una parte viva, con i trionfi e le cadute, le gioie e i dolori, inseriti negli immensi e durevoli cicli della natura e del tempo. Riguardo alla produzione pittorica di Hubert van Eyck, vi è da chiedersi come mai se ne siano perse le tracce, visto che era così rinomata fra i contemporanei.

Verosimilmente, con quel po' di intuizione e coraggio che sono preziosi per la storia dell'arte, sarebbe tempo di attribuire definitivamente al fratello maggiore di Jan dipinti a olio come il dittico della Crucifissione e del Giudizio Universale (conservato al Metropolitan di New York) o il dipinto Le tre Marie al sepolcro (conservato al Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam).

Nelle foto, ritratto silografico di Hubert van Eyck, opera di Edme de Boulonois (XVI secolo); Polittico dell'Adorazione dell'Agnello Mistico, conservato presso la Cattedrale di San Bavone a Gand (Belgio); dittico della Crucifissione e del Giudizio Universale; Le tre Marie al sepolcro.


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Un lampo di grazia dal Rinascimento: la Lippina di Fra Filippo

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:25
Ogni tanto l'uomo, nel corso della storia, viene raggiunto da un lampo di grazia - l'intuizione - ed è improvvisamente capace di ispirare i contemporanei e le generazioni future, mostrando loro un cammino nuovo e consentendo alla cultura e all'arte dell'umanità intera di progredire.
Quando penso al Rinascimento e agli ideali di bellezza e armonia che ha portato in un mondo sempre travagliato da brutture e violenze, mi vengono in mente alcune opere d'arte che trasmettono i più alti ideali umani: dipinti che fanno parte dell'immaginario di tutti, come la Nascita di Venere, la Madonna del Cardellino o la Gioconda.

Mi viene in mente, però, ancora prima, un'opera che fu di ispirazione per i più grandi maestri, da Botticelli a Leonardo. E' la La Madonna con il Bambino e angeli detta Lippina, tempera su tavola (92x63,5 cm) di Filippo Lippi, databile al 1465 circa e conservata agli Uffizi di Firenze. E' il capolavoro di Fra Filippo, che trasporta nella pittura i modelli scultorei, inventa un taglio completamente nuovo e pone il gruppo - madonna, Gesù bambino e due angeli  - davanti a una finestra spalancata, che dà su un paesaggio di derivazione fiamminga.

L'illusione creata dalle scelte prospettiche si dilata fino ai confini della visione mistica e la luce nitida di un giorno perfetto - pura e profonda come non si era mai vista prima - caratterizza l'insieme con la stessa sincronicità che vedremo in alcune opere di Leonardo. Una pietra miliare dell'arte, che incanta ancora oggi chi la ammira e gli fa pensare che certa pittura - citando il Vasari - sia "largita da Dio e non acquistata per arte umana".

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10 dicembre 2014: Giornata Mondiale dei Diritti Umani

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:23
10 dicembre 2014: EveryOne Group ottiene che il giovane profugo eritreo M. (19 anni) - che si trova in Sudan ed è in grave pericolo di vita - sia inserito nelle procedure di tutela da parte dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Abbiamo seguito il ragazzo nelle sue tragiche vicissitudini, non solo legate alla sua condizione di profugo, ma anche alla persecuzione messa in atto da criminali locali nei confronti della sua famiglia, che hanno avuto il loro tragico apice con l'omicidio dello zio di M. Il caso è delicato e difficilissimo.

Per assistere M. siamo entrati in contatto con le istituzioni locali e quelle internazionali, fornendo dati, notizie e testimonianze. M. incontrerà fra qualche giorno i responsabili dell'UNHCR in Sudan e, ci auguriamo, sarà finalmente posto sotto la protezione delle Nazioni Unite. Quale modo migliore per celebrare la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, che ricorre proprio oggi, 10 dicembre 2014? 

La data del 10 dicembre è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948. La Giornata è stata istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre 1950.

Ecco il messaggio del Segretario Generale delle nazioni Unite Ban Ki-moon in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani 2014:

"Nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani facciamo sentire la nostra voce.
 
Noi denunciamo le autorità che negano i diritti a qualunque persona o gruppo.
 
Noi dichiariamo che i diritti di umani sono per tutti, sempre: chiunque e ovunque siamo; indipendentemente da classe sociale, opinioni e orientamento sessuale. 
 
Si tratta di una questione di giustizia individuale, stabilità sociale e progresso globale.
 
Le Nazioni Unite tutelano i diritti umani perchè questa è la missione di cui siamo orgogliosi, e perchè quando le persone godono dei loro diritti le economie fioriscono e i paesi vivono in pace. 
 
Le violazioni dei diritti umani rappresentano ben più che tragedie personali. Sono l’allarme che ci mette in guardia da crisi molto più gravi.
 
L’iniziativa ONU Human Rights Up Front (Diritti Umani Prima di Tutto) vuole ascoltare questi segnali di allarme. Per questo ci impegniamo a rispondere a queste violazioni prima che possano degenerare in atrocità di massa o crimini di guerra.
 
Chiunque può far progredire la lotta contro ingiustizia, intolleranza e estremismo.
 
Faccio appello agli Stati affinché onorino il loro obbligo di proteggere i diritti umani ogni giorno dell’anno. Chiedo ai popoli di chiederne conto ai rispettivi governi. E chiedo una tutela speciale per i difensori dei diritti umani che coraggiosamente servono la nostra causa comune.  
 
Rispondiamo al grido di dolore di chi è sfruttato e difendiamo il diritto alla dignità umana per tutti".


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Patrick su The Advocate

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:23
Il nostro amico Patrick, grande attivista per i diritti LGBT e Premio Makwan 2013, appare sul mensile The Advocate Magazine (a sinistra nella foto grande).
E' una rivista storica, fondata a Los Angeles nel 1967, da Dick Michaels e Bill Rand. La testata originale era The Los Angeles Advocate; nel 1969 ha assunto il nome attuale ed è iniziata la sua distribuzione su tutto il territorio statunitense. 

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Arte. James Abbott McNeill Whistler e le scintille del genio

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:22
"Notturno in nero e oro - Il razzo cadente" (Nocturne in Black and Gold – The Falling Rocket) è uno dei più noti e controversi dipinti di James Abbott McNeill Whistler.
L'artista statunitense lo dipinse a Londra nel 1875. Il quadro mostra un fuoco d'artificio dopo la sua esplosione in cielo, quando precipita al suolo lasciando una scia di lapilli. L'ultimo dei Notturni londinesi venne esposto alla Grosvenor Gallery di Londra nel 1877 e non fu compreso né dal pubblico né - tantomeno - dalla critica.

Il famoso critico e storico dell’arte John Ruskin espresse un giudizio drasticamente negativo sull'opera, definendola "un secchio di colori gettato in faccia al pubblico". Whistler denunciò il critico per diffamazione, trascinandolo in tribunale. Durante il processo, il Notturno ricevette critiche ancora più pesanti, come quella del pittore Edward Burne-Jones (peraltro amico e protetto di Ruskin), che descrisse l'opera con le seguenti parole: “il dipinto non è che una delle migliaia di tentativi non riusciti di rappresentare la notte".

Whistler vinse la causa, ma il magistrato stabilì che ricevesse solo l'indennizzo simbolico di uno scellino. Rovinato dai debiti e dalle spese processuali, dichiarò  bancarotta. In seguito l'artista, sia pure faticosamente, si riprese, ma darà disposizioni legali affinché il dipinto non fosse mai più esposto nel Regno Unito. Come altre opere in anticipo sui tempi, per la quale non è fuori luogo parlare di astrazione ante litteram, il "Notturno in nero e oro - Il razzo cadente" non fu percepito dai contemporanei nella sua energia innovatrice, slegata dai modelli già osservati.

Era un'opera di genio, che indicava una strada nuova agli artisti del futuro, ma toglieva in un sol colpo ogni punto di riferimento a chi era abituato a valutare un'opera d'arte in un ben delimitato recinto storico-estetico. Come accadde agli Impressionisti, anche il lavoro di Whistler - pittore immenso ed isolato - avrà bisogno di una riabilitazione, che non tarderà ad arrivare: nel 1884 Whistler sarà già membro della British Artists Society, di cui diventerà presidente solo due anni dopo.

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La Domus romana di Pesaro, simbolo di un’Italia che non va

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:21
Ricordiamo la Domus romana di Pesaro, un patrimonio di cultura che la giunta di Pesaro, nel 2009, decise di seppellire (con una spesa, inspiegabile, di centomila euro destinati a un’impresa locale).
Con lo stesso denaro le antiche vestigia archeologiche si sarebbero potute salvare, con vantaggio non solo culturale e archeologico, ma anche turistico. Dopo la protesta civile, noi promotori abbiamo ricevuto intimidazioni, minacce (anonime) e pressioni (esplicite) affinché non ostacolassimo la decisione dell'amministrazione locale, di centro-sinistra. La Domus romana di Pesaro è un simbolo degli sprechi, dell'inadeguatezza e del poco raziocinio da parte delle istituzioni italiane nella gestione di ciò che appartiene a tutti i cittadini, a tutta l'umanità.

L'articolo su Repubblica:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/16/pesaro-riseppellisce-la-domus-romana-ci-costa.html

Nella foto di Steed Gamero, la Domus prima della sepoltura

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Come reagiremo allo scandalo Roma Capitale?

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:20
Roma, 8 dicembre 2014. Forse non riusciranno a insabbiare tutto, questa volta. Forse lo scandalo Roma Capitale metterà a nudo lo scheletro di un sistema mostruoso, che coinvolge nel suo marciume tanto la politica quanto la società civile, la cultura e l'informazione.
E' il momento di chiederci se abbiamo imparato qualcosa dai tanti scandali del passato e se siamo disposti a compiere i necessari sacrifici per il cambiamento. Mafia e corruzione non sono piaghe  facili da eliminare. Sarebbe da ingenui pensare che esse riguardino solo i pochi nomi emersi dalle prime indagini e che tutto il resto del sistema non ne sapesse nulla, non partecipasse ai loro maneggi. E sarebbe da ingenui ritenere che riguardino solo Roma e non tutta l'Italia, diffondendosi ben oltre i nostri confini. Da quando il lezzo dello scandalo ha cominciato a spandersi nell'aria, purtroppo, abbiamo assistito alla solita reazione "all'italiana", in cui ogni genere di specialisti, esperti, predicatori, gruppi e consorzi che erano esclusi dal banchetto politico-mafioso hanno fatto capolino con nuove proposte "chiavi in mano". Se desideriamo un cambiamento, dobbiamo partire da un impegno poderoso e sinergico, da parte degli onesti, contro la piovra che ha radicato i propri innumerevoli tentacoli nel tessuto delle istituzioni e della società.

Se l'unico cambiamento sarà la sostituzione dei vecchi beneficiari di fondi pubblici con i nuovi, ripeteremo la stessa strada, rafforzando criminalità organizzata e corruzione, cambiandone solo gli attori. Se non maturiamo, se non siamo disposti al sacrificio e all'impegno, senza pensare di trarne guadagno, se non svolgeremo un'azione corale per combattere il virus del crimine organizzato e la piaga della corruzione, che si manifestano e procedono sempre in simbiosi, avremo già decretato un'altra sconfitta della civiltà, dei diritti umani, delle minoranze escluse e perseguitate su cui fino ad ora si è speculato. Minoranze che non sono solo quelle dei campi attrezzati della capitale, ma anche quelle che peregrinano da un luogo all'altro del paese, senza un riparo né mezzi di sussistenza.

Quelle minoranze di cui, fino ad oggi, non è importato niente a nessuno, salvo rari casi: né alla vecchia "società civile", travolta dallo scandalo, né alla nuova che si prepara a subentrare. Se vogliamo crescere e guardarci allo specchio con un minimo di orgoglio, dobbiamo - tutti - cambiare.

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Candidati al Premio Makwan per i Diritti Umani 2014

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:08
Roma, 7 dicembre 2014. Il Gruppo EveryOne comunica i candidati per il 2014 al Premio Makwan per i Diritti Umani, giunto all'ottava edizione.
Il riconoscimento è dedicato alla memoria del ventunenne gay Makwan Moloudzadeh, impiccato il 5 dicembre 2007 ed è assegnato ogni anno, in base alla decisone di una giuria internazionale composta da difensori dei diritti umani, a persone o gruppi che si siano distinti per azioni o progetti a tutela dei diritti fondamentali degli individui, dei gruppi sociali e dei popoli.

Il 2014 è stato un anno drammatico per gli attivisti e gli operatori umanitari nel mondo. La crisi economica, i conflitti, la scarsa attenzione dei governi e delle istituzioni internazionali verso i gruppi sociali più deboli hanno generato drammi umanitari ovunque.

Preoccupante anche l'ascesa di partiti e movimenti intolleranti, che fanno del razzismo, della xenofobia e dell'omofobia le loro bandiere, raccogliendo - purtroppo - consensi significativi da parte di comparti sempre più numerosi della società. I candidati al Premio Makwan 2014 sono: 

Rebecca Covaciu, Romania (per il suo impegno attraverso l'attivismo umanitario, l'arte e la cultura, a difesa del popolo Rom);

Frank Mugisha, Uganda (per il suo attivismo a protezione della comunità LGBT ugandese);

Kasha Nabagesera, Uganda (per il suo attivismo a protezione della comunità LGBT ugandese);

Timothy Donald Cook, U.S.A. (per il suo coraggio nel promuovere i diritti LGBT, contro ogni forma di omofobia);

Santino Spinelli, Italia (per l'attivismo nonché l'impegno artistico e culturale a promozione dei diritti di Rom e Sinti nel mondo);

Regina e Christofer Catrambone, Italia/U.S.A. (per la realizzazione del progetto MOAS - Migrant Offshore Aid Station - finalizzato al salvataggio dei profughi in mare).

"Dal 2007, anno della tragica morte del giovane gay iraniano Makwan Moloudzadeh, a oggi," spiega Roberto Malini, co-presidente del Gruppo EveryOne con Dario Picciau e Glenys Robinson, "il Premio Makwan ha riconosciuto l'eroismo di persone e gruppi che sono stati capaci di salvare vite umane ed evitare tragedie umanitarie grazie al loro amore per la vita di tutti gli esseri umani, alla loro forza d'animo, alla loro capacità di arrivare con l'intelligenza e la sensibilità dove le istituzioni non arrivano.

Il Gruppo EveryOne, che opera secondo questa stessa filosofia, è sempre orgoglioso di premiare le donne e gli uomini che riescono a fare la differenza, spesso lavorando da soli - o con pochi fedeli collaboratori - in condizioni difficilissime, ricevendo a propria volta persecuzione e rischiando la vita per un ideale di solidarietà e parità sociale. Anche quest'anno la nostra giuria premierà una persona speciale, perché lo sono tutti i candidati".
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Rebecca e il violino

EveryOne Group - Sab, 13/12/2014 - 20:06
Pochi sanno che Rebecca Covaciu non è solo un talento della pittura, ma suona anche il violino con notevole bravura.
Il suo insegnante, il maestro Uri Chameides, grande musicista e didatta israeliano, co-fondatore dell'Accademia Musicale di Brera, ha grande fiducia nel suo talento di interprete e ritiene che possa diventare una concertista.

Qualche concerto, Rebecca lo tiene già, in attesa dei grandi teatri... La prima volta che si è esibita in pubblico, è stata il 28 settembre 2013 quando ha accompagnato una mia lettura di poesie alla Festa di Carugate, presso l'Auditorium Atrion. 

Foto di Steed Gamero 
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