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Milan Refugees

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Aggiornato: 2 ore 13 min fa

La Juve avrebbe l’accordo con Sanchez

Ven, 04/07/2014 - 15:02
La telenovela che vede la Juventus inseguire un amore all'apparenza impossibile, quello nei confronti di Alexis Sanchez, potrebbe essere giunta all'ultima puntata. E la vicenda sembra essere indirizzata verso un lieto fine, perché secondo quanto riportato dal quotidiano catalano Sport - molto vicino al Barcellona -, i bianconeri hanno trovato l'accordo con il 'Niño Maravilla', ma manca tuttavia quello con la società. Per questo motivo la Vecchia Signora deve prima trovare un tesoretto da investire per il 25enne ex Udinese. Il candidato numero uno a lasciare Torino è proprio il suo connazionale Arturo Vidal e la sua destinazione sarà il Manchester United. L’avvicinamento a Iturbe Juan Manuel Iturbe e il Milan sono sempre più lontani. Nei giorni scorsi il giovane attaccante argentino era stato un nome accostato con insistenza al club rossonero ma nella giornata di mercoledì, secondo quanto riporta Sky Sport, il Milan ha deciso di defilarsi dalla trattativa con il Verona per questioni legate all'alto prezzo del cartellino che la società scaligera valuta circa 25 milioni di euro. Le future prestazioni del talento classe '93 stavano assumendo i contorni di un'asta serrata tra il club milanese e la Juventus, ancora attualmente disposta a raggiungere la cifra richiesta dal Verona. Il club bianconero ha, infatti, accelerato i contatti con la dirigenza veneta e gli agenti del calciatore per cercare di affrettare il buon esito della trattativa già nel corso di questa settimana. I campioni d’Italia sono disposti ad alzare la prima offerta economica, passando dai 15 ai 20 milioni cash ed inserendo il cartellino di Fabio Quagliarella come parziale contropartita. Si allontana Nani Quando il Milan era in vantaggio nella corsa a Juan Iturbe, la Juventus si è inserita nella trattativa con il Verona e ha conquistato la corsia preferenziale nel dialogo con la dirigenza scaligera. Il sorpasso ha provocato subito la risposta del Diavolo: Tuttosport rivela che Adriano Galliani ha contattato i dirigenti del Manchester United per discutere di Nani. L'ala portoghese è da tempo un obiettivo della Vecchia Signora, ma dopo questo intervento dell'amministratore delegato meneghino è il Milan ad essere avanti nella corsa per accaparrarselo. Il 27enne dei Red Devils piace molto anche al nuovo tecnico Filippo Inzaghi, che vuole fortemente un giocatore delle sue caratteristiche.

(mbocchio)

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L'ACCORDO SEGRETO DELL'ITALIA CON IL DIAVOLO DELLO ZIO TOM

Ven, 04/07/2014 - 14:57

  Stone Ax, ovvero Ascia di pietra. Cos’è vi domanderete? Beh un accordo segreto scellerato tenuto all’oscuro al popolo italiano ignaro di quello che tale accordo prevede al suo interno. Intanto diciamo che questo accordo col diavolo è stato sottoscritto con gli americani nel periodo che va dal 1952 e il 1968. Un accordo, infatti segreto, che non è stato mai sottoposto all’attenzione al Parlamento ma che il Governo italiano in barba alla Costituzione ha vergognosamente stipulato. Un secondo 8 settembre 1943 con relativa resa incondizionata. Entriamo nel vivo dell’accordo: questo dice che in Italia, ma non è mai stato un mistero; ci sono armi nucleari statunitensi e regolato dallo “Stone Ax” appunto. In maniera spicciola questo patto col diavolo permette allo “Zio Sam” la possibilità di schierare sul suolo italiano armi nucleari a stelle e strisce, stabilendo che una parte di queste armi può essere usata dalle forze armate italiane dopo il via libera degli americani. Parlavamo di secondo 8 settembre! Gli USA ordinano, l’Italia come sempre si genuflette ai loro voleri. La gran parte del popolo italiano, come sempre, dai media viene bombardato di notizie distorte. Ma gli italiani gran colpa ne hanno perché continuano a prendere per buono tutto quello che viene passato in tv e letto sui quotidiani o siti. Non sa ad esempio, e questo grida a scandalo, che nel suolo del Bel Paese ci sono 90 bombe atomiche statunitensi, 50 di queste si trovano dislocate nella base militare USA di Aviano, a Pordenone, e le restanti 40 nella base militare italiana di Ghedi Torre a Brescia. Questo numero è stato rivelato nel febbraio del 2005 dal rapporto ''U.S. Nuclear Weapons in Europe'' (armi nucleari USA in Europa), pubblicato dal ''Natural Resources Defense Council''. Secondo tale rapporto, gli USA mantengono in Europa un numero di bombe atomiche tre volte superiore a quello che finora si conosceva, ovvero un totale di 480 bombe tattiche B-61 dislocate in nove basi aeree in sei paesi europei della Nato. Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61 -3, B 61 - 4 e B61 - 10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima, è può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton.Ciò nonostante e la vergogna del nostro Paese con tutti i governi che si sono succeduti sino a oggi, il quale ha firmato nel 1969 e ratificato nel 1975 il ''Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari'', dove l’articolo 2 stabilisce che: ''Ciascuno degli stati militarmente non-nucleari si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, ne' il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente''.  Oltre al Trattato si ricorda che l'articolo 1 comma 7 della legge 185/90, inoltre, afferma: ''Sono vietate la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione ed il transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché  la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia. Il divieto si applica anche agli strumenti ed alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi nonchè a quelle idonee alla manipolazione dell'uomo e della biosfera a fini militari''. L’ex analista dell’intelligence americano William Arkin, ha rivelato oltre all’accordo segreto “Stone Ax” altri 3000 nomi di piani militari statunitensi che sono stati elaborati dopo l'11 settembre. I codici svelati da William Arkin appartengono ad unità militari, armi, piani di guerra, attività ed accordi segreti che gli Stati Uniti hanno in tutto il pianeta. Attraverso i nomi in codici, alcuni coperti ancora oggi dal segreto di stato, altri invece già declassificati, si scopre di attività clandestine di cui non si sapeva l'esistenza. Uno di questi è ad esempio il Power Geyser, un programma supersegreto per cui le teste di cuoio statunitensi vengono impiegate per missioni interne. Nel lessico delle operazioni segrete delle forze armate americane, l'espressione “WestWing” si riferisce a due basi aeree, in una zona della Giordania, che sono diventate il centro di comando delle operazioni clandestine dell'antiterrorismo nel Medio Oriente. Il patto segreto Italia- USA con il nome in codice “Ascia di pietra”, figura nel quadro delle intese circa la “preparazione della guerra nucleare in Europa”. Ma non si tratterebbe di un programma-relitto del passato scenario da Guerra Fredda, contornata di tatticismi, deterrenza e guerre a bassa intensità. L’accordo “Stone Ax” si inserirebbe in un disegno strategico di più ampio respiro elaborato nelle stanze del Pentagono dopo gli attentati dell’11 settembre. Già nel 1995 proprio William Arkin con il collega R.S. Norris in un loro libro asserivano che in Italia erano custodite quaranta bombe nucleari. Nel 1999 invece dal bollettino degli scienziati americani davano anche loro la poco rassicurante notizia che “circa una trentina di testate nucleari, appartenenti agli USA, stazionano in Italia. Una ventina di queste bombe nella base americana di Aviano, altre dieci stazionano nella base militare di Ghedi Torre presso Brescia. In caso di necessità sarebbero montate sui cacciabombardieri Tornado di istanza nella base”. Un bollettino rassicurante e ricordiamo dichiarazioni del 1999. Ma questo è il Paese dove nessuno sa, o meglio nessuno poteva sapere. Fin ad oggi la giacenza di tali armamenti nelle basi italiani sembrava non rispondere ad alcuna necessità strategica. Invece le cose si sapevano già dal lontano 1952 con il patto firmato con lo “Zio Sam” e l’intera classe politica al soldo degli USA se ne è sempre infischiata, visto anche l’argomento in materia di armi nucleari. Le rivelazioni fatte da  William Arkin hanno fatto il resto dipingendo un quadro molto fosco.  di Davide Caluppi
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Solidarietà ai lavoratori della LINARI G in lotta!

Ven, 04/07/2014 - 14:54
SOSTENIAMO LA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA LINARI G SRL DI CALENZANO! COSA STA SUCCEDENDO ALLA LINARI G SRL DI CALENZANO? Siamo operai del settore metalmeccanico e lavoriamo alla Linari G. srl di Calenzano, a Firenze, nell’indotto del Pignone: in tutto siamo 16 dipendenti. In questi mesi la situazione in officina andava sempre peggiorando per le condizioni di lavoro e per i tempi di attesa della busta paga che si dilatavano sempre di più.Nell’ultimo mese però il deterioramento dei rapporti con la Direzione – rappresentata da Gianluca Linari – ha avuto un’accelerazione visto l’avvio della procedura di cassa integrazione e il mancato pagamento della busta paga. Il 1 luglio abbiamo deciso di scioperare e non rientrare a lavoro dopo la pausa pranzo perché ancora non ci siamo visti corrispondere la busta paga del mese di maggio.Volevamo un incontro con la Direzione che in tutta risposta non si è presentata e ha mandato una segretaria a redarguirci e ad intimarci di andarcene. Il 2 luglio abbiamo convocato uno sciopero di 8 ore con la finalità di strappare un incontro alla Direzione per riuscire a capire i motivi per cui, nonostante si lavori regolarmente, non ci sono i soldi per le nostre buste paga. La Direzione però ci ha anticipato ed ha risposto con la SERRATA lasciando questo foglio appeso sulla porta: “con la presente si comunica a tutti i dipendenti che la ditta è chiusa per cassa integrazione o ferie a seconda della situazione personale di ciascun dipendente fino a data da determinare”. Nel pomeriggio dello stesso giorno però la Direzione ha inviato a casa di tutti i dipendenti un telegramma dove si ordinava il rientro a lavoro per il giorno successivo fatta eccezione per 5 operai: tre messi in cassa integrazione, due in ferie forzate.Ferie e cassa integrazione chiaramente punitive. Basta riportare le poche righe della raccomandata che ci hanno spedito: “preso atto della proclamazione dello sciopero di 8 ore proclamato per la giornata del 2 luglio e come già comunicato più volte precedentemente l’azienda sospende l’attività lavorativa per cassa integrazione dal 3 luglio 2014 all’11 luglio 2014.Il suo rientro è previsto per il 14 luglio”. Il 3 luglio ci siamo però presentati tutti davanti ai cancelli decisi a riproporre lo sciopero e strappare l’incontro con la Direzione. Nessuno è entrato a lavorare in officina ma ancora una volta la Direzione si è sottratta al confronto non presentandosi sul posto di lavoro. Oggi, 4 luglio, abbiamo rinnovato lo sciopero di 8 ore. L'officina è quasi deserta: i centri di lavoro, le frese e i torni sono tutti spenti ad eccezione di uno. Lunedì ci ritroveremo ancora davanti ai cancelli e decideremo in che forme proeseguire questa battaglia. Quando la Direzione accetterà di incontrarci anzitutto formalizzeremo che solo noi operai e coloro che noi nomineremo saranno delegati a parlare nella trattativa durante la quale vogliamo stabilire un piano di rientro per pareggiare i conti delle buste paga e chiederemo il ritiro della cassa integrazione e delle ferie forzate perchè queste azioni (quelle si!) stanno mettendo a serio i nostri posti di lavoro e esponendo l'azienda al rischio di una chiusura imminente. Operai della Linari Srl
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60.000 VITTIME!

Ven, 04/07/2014 - 14:51

  La furia bestiale che si abbatté sulle campagne e sui villaggi italiani, specie al Sud, dopo lo sbarco alleato ad Anzio e l’avanzata su Roma nella primavera del 1944, è ancora in parte sconosciuta, salvo che alle 60.000 donne, adolescenti e bambine che ne furono le vittime. Il generale Juin, al termine della battaglia di Cassino, come premio della vittoria diede ai reparti militari marocchini carta bianca per due giorni. Così per due giorni e due notti questi razziarono, violentarono, uccisero. Stuprarono donne e bambine, dagli otto agli ottant’anni, obbligando padri e mariti ad assistervi… La furia bestiale che si abbatté sulle campagne e sui villaggi italiani, specie al Sud, dopo lo sbarco alleato ad Anzio e l’avanzata su Roma nella primavera del 1944, è ancora in parte sconosciuta, salvo che alle 60.000 donne, adolescenti e bambine che ne furono le vittime Il generale Juin, al termine della battaglia di Cassino, diede ai suoi “goumiers” (da “goum”, reparto militare marocchino arruolato nel medesimo villaggio e clan) carta bianca per due giorni, come premio della vittoria che implicava il diritto di vita e di morte sulle popolazioni civili, il furto dei loro beni e la violenza sulle donne. Era stato questo l’incentivo che aveva convinto i marocchini a combattere per i francesi andando all’assalto delle posizioni nemiche alla testa dei reparti alleati. Così per due giorni e due notti razziarono, violentarono, uccisero. Stuprarono donne e bambine, dagli otto agli ottant’anni, obbligando padri e mariti ad assistervi I risvolti della guerra, con le turpi appendici che si consumano nelle retrovie, son quelli di cui la storia perde volentieri nozione e li confina nel ripostiglio più nascosto e sudicio della memoria. La storia delle donne stuprate dai soldati marocchini agli ordini del generale francese Juin nell’ultima guerra è data quasi per scontata e come collegata alla fatalità della storia. Non se ne parla volentieri, resta un capitolo ermeticamente chiuso, se ne conoscono spiragli di dolore. La furia bestiale che si abbatté sulle campagne e sui villaggi italiani, specie al Sud, dopo lo sbarco alleato a Anzio e l’avanzata su Roma nella primavera del 1944, è ancora in parte sconosciuta, salvo che alle 60.000 donne, adolescenti e bambine che ne furono le vittime designate e inconsapevoli. Fu una tragedia nella tragedia che all’inizio fu quasi difficile raccontare per imbarazzo e vergogna e poi, col passare del tempo, volutamente relegata dalla grande storia a episodio marginale, finchè la tendenza “terzomondista” nella storiografia “progressista” impose una cappa di silenzio, più vergognoso delle violenze compiute, per non favorire una forma di “pregiudizio razziale”. Se è così, come temiamo, scopriamo che della storia si possono rivelare solo gli aspetti che fanno comodo e nascondere quelli che non concorrono alla “verità” che si vuol stabilire, e che non ha bisogno di essere dimostrata. È un capitolo che gli storici italiani delle seconda guerra mondiale ignorano, quelli anglosassoni appena accennano e quelli francesi addirittura negano o riducono a episodi isolati e di poca importanza. Si riscontrano strane e colpevoli amnesie. Nella sua storia delle donne nella seconda guerra mondiale, Mirian Mafai non ne parla. Non ne fa la minima menzione neppure per rispetto delle vittime. È un episodio che per lei non esiste. Come storia delle donne raccontata da una donna, per giunta “progressista”, non c’è male! Solo nei costumi tribali di crudeltà degli eserciti afro-asiatici la sconfitta del nemico doveva accompagnarsi con l’umiliazione più abbietta e l’annientamento fisico dell’uomo e la violenza delle donne. Solo i giapponesi in Cina, con lo stupro di Nanchino, e le truppe marocchine e senegalesi in Italia praticarono lo stupro di massa, come rito di guerra e premio per gli atti di valore compiuti. Lo storico inglese Releigh Trevelyan, nel suo libro, ”Roma ’44”, scrive che «le truppe franco-algerine e i marocchini, nelle loro caratteristiche uniformi a strisce, erano veri guerrieri delle montagne; ed i loro metodi spregiudicati e crudeli di fare la guerra terrorizzavano sia i tedeschi sia la popolazione civile italiana». Ma sull’argomento non si diffonde molto di più. I marocchini tagliavano il naso e le orecchie ai tedeschi catturati e li mostravano come trofei di guerra, secondo i costumi di guerra delle tribù primitive nelle lotte di predominio tra i clan. Vendevano i prigionieri tedeschi agli americani che poteva vantare così di aver compiuto azioni eroiche senza troppo rischio. Il generale Juin, al termine della battaglia di Cassino, diede ai suoi “goumiers” (da “goum”, reparto militare marocchino arruolato nel medesimo villaggio e clan) carta bianca per due giorni, come premio della vittoria che implicava il diritto di vita e di morte sulle popolazioni civili, il furto dei loro beni e la violenza sulle donne. Era stato questo l’incentivo che aveva convinto i marocchini a combattere per i francesi andando all’assalto delle posizioni nemiche alla testa dei reparti alleati. Così per due giorni e due notti razziarono, violentarono, uccisero. Stuprarono donne e bambine, dagli otto agli ottant’anni, obbligando padri e mariti ad assistervi. Chi tentò di reagire venne ucciso. Non si salvarono gli uomini, i ragazzi, i preti. Le violenze sessuali dei marocchini sulle donne bianche europee, oltre che come istinto bestiale di contadini analfabeti arruolati per la paga nei villaggi del Sahara e dell’Atlante, erano una specie di “promozione” che li elevava al rango di “dominatori”, di padroni assoluti della vita degli sconfitti, privati della loro dignità più intima, una testimonianza elementare di “possesso” che li ripagava dalla condizione di paria colonizzati dai bianchi. Quando mai avrebbero avuto un’altra occasione simile? Nessuno prima d’allora aveva compiuto simili atrocità, neppure i barbari dell’antichità. Le poche donne che si salvarono lo dovettero unicamente all’intervento armato delle pattuglie americane. Furono loro a proteggerle e a trasferirle in luoghi sicuri al riparo dalle truppe di colore. I soldati americani bianchi non si fidavano nemmeno dei loro commilitoni di colore e negli accampamenti era norma che bianchi e neri venissero rigorosamente divisi e alloggiati a distanza gli uni dagli altri. I francesi lasciavano fare dicendo che era impossibile governare i marocchini. Nemmeno sotto l’occupazione tedesca gli abitanti dell’Italia centro-meridionale avevano subito un simile oltraggio. I marocchini sparsero il terrore e si distinsero per brutalità. Si finì per chiamare “marocchini” tutti i soldati africani che stupravano le donne e quel marchio d’infamia restò loro appiccato per sempre. Nella fantasia popolare “marocchino” divenne sinonimo - e lo è rimasto ancora oggi - di ferocia bestiale e di violentatore recidivo e abituale. Le gesta degli immigrati marocchini nel nostro paese non hanno cancellato la cattiva fama di stupratori e di scansafatiche. Le regole cavalleresche in vigore negli eserciti europei non appartenevano al codice d’onore del combattente africano o arabo. I tedeschi in ritirata avevano razziato le campagne e i villaggi della Ciociaria, ma non avevano mai violentato le donne. Nella sconfitta e nella disperazione non s’erano degradati a tal punto. Quando si diffuse la notizia che stavano arrivando i “liberatori”, il paese si preparò ad accoglierli festosamente. Nessuno si aspettava di veder arrivare questi uomini dalle pelle scura, il volto butterato dal vaiolo, gli occhi neri di brace, intabarrati nei “burnous” marroni, il turbante, i lunghi pugnali ricurvi alla cintura, sporchi, “gente selvatica, bestie”, concordano le testimonianze. Non si capiva perché queste truppe coloniali fossero state mandate in un paese civile a comportarsi come le tribù selvagge dell’Africa. Dopo la “liberazione” di Roma, le truppe coloniali francesi, marocchini, algerini e senegalesi, si sarebbero macchiate di atrocità e violenze sessuali anche in Toscana, nel Senese e all’isola d’Elba. «Erano come straccioni, come banditi, non sembravano soldati, ’sti barboni, olivastri, brutti proprio», dice un’altra testimone ciociara. Curzio Malaparte nel suo libro «La pelle», sulla tragedia di Napoli in guerra, li aveva studiati nei loro sguardi di cupidigia e di desiderio per le donne bianche.«I servi marocchini che si affaccendavano intorno alla tavola non distoglievano da Jeanlouis gli occhi incantati, e io vedevo in quegli occhi luccicare una torbida voglia. Per quegli uomini venuti dal Sahara o dalle montagne dell’Atlante, Jeanlouis non era che un oggetto di piacere...». (Malaparte, La pelle, pag. 117). I marocchini si portavano dietro un serraglio di prostitute marocchine per i loro quotidiani sfoghi, come branchi di capre. Dopo la caduta di Montecassino, su precisa autorizzazione del comando francese, ebbero a disposizione le donne d’ogni età dei villaggi italiani conquistati. I marocchini ignoravano tutto della guerra, sapevano solo che si combatteva in Europa, tra europei, e che loro non c’entravano se non come carne da cannone, fin dai tempi di Napoleone III, nella campagna d’Italia del 1859. Così da bravi “servi” dei francesi andavano all’attacco salmodiando, (“Allah illah Allah! Mohammed Rassoud Allah”). Non solo uccidevano il nemico, lo mutilavano orrendamente perché la vittoria fosse completa. A proposito di stupri e di violenze sessuali il Corano, evidentemente, non diceva nulla che li impedisse come atti ignobili e bestiali ai musulmani, i quali continuavano a seguire un regolamento di guerra che non cambiava dal Medioevo. Le voci di sgozzamenti notturni, di sevizie e di barbarie d’ogni genere resuscitavano gli incubi ancestrali delle incursioni saracene sulle coste italiane. Una indagine ministeriale posteriore accertò che le donne violentate raggiungevano complessivamente la cifra di 60.000. La magistratura militare francese avviò 160 procedimenti giudiziari che riguardavano 360 individui. Il tribunale francese emise alcune condanne a morte e ai lavori forzati. Una quindicina di marocchini erano stati colti sul fatto e fucilati sul posto. In complesso lo stato francese fu reticente e non riconobbe la vastità dei casi denunciati dagli italiani. Le richieste di indennizzo furono accolte solo in numero esiguo. I francesi pagarono da un minimo di 30.000 lire a un massimo di 150.000 lire una tantum fino al 1° agosto 1947, cifre che apparvero inadeguate anche allora. Le domande di risarcimento fino al dicembre 1949 erano state non più 20.000, un terzo dei casi accertati, solo perché la maggioranza delle donne aveva preferito nascondere lo stupro e parecchie non erano sopravvissute alle violenza. Nelle piazze dei paesi ciociari, ad Ausonia e Esperia, sorgono le lapidi che ricordano le vittime della violenza selvaggia dei “marocchini”, come li chiamano da queste parti. Ma nessuno ama parlarne. I testimoni, e insieme le vittime di quella tragedia, sono morti da tempo. Da quelle violenze non nacquero figli. I marocchini erano affetti da gravi malattie veneree che trasmisero alle donne e alle bambine violentate. Malattie che provocarono interruzioni e aborti spontanei nella maggioranza dei casi. Solo pochi bambini meticci sopravvissero e le madri li allevarono amorevolmente rinunciando a sposarsi. Ma parecchie donne, specie le più giovani, non ressero alla vergogna e abbandonarono il paese per trasferirsi in città dove sarebbe stato più facile dimenticare e farsi dimenticare. In realtà non superarono mai l’onta dell’oltraggio subìto e rimasero segnate per sempre. Non avevano più osato guardare in faccia i familiari, e avevano preferito nascondersi come animali spauriti.  
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SOCI E LETTORI

Ven, 04/07/2014 - 11:38
Caro Socio, ti informo che in data 11-06-2014 a Mestre, si è svolto l'incontro REGIONE VENETO, Amministrazioni Provinciali e Associazioni Venatorie su calendario venatorio 2014-2015. Ass, Venatorie presenti: Federcaccia, ANUU, EPS, Libera Caccia, Italcaccia, Arcicaccia, Associazine Cacciatori Veneti con delega di Enalcaccia. Richieste avanzate dalle Associazioni Venatorie: Federcaccia, A.N.U.U., ITALCACCIA, Arcicaccia, Libera Caccia, favorevoli alla preapertura della specie Colombaccio nei giorni 1-7 settembre da calendario venatorio, come in passato. Enalcaccia e, Associazione Cacciatori Veneti, contrari alla preapertura del Colombaccio, Proposta di prevedere un posticipo prima decade di Febbraio per le specie Alzavola, Fischione Mestolone, previa richiesta di parere ISPRA. Lascio a voi cari soci ogni commento su questa richiesta da parte Enalcaccia e Associazione Cacciatori Veneti, di togliere il Colombaccio in preapertura. Il Presidente Giorgio Sevarin.
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The rapprochement between Saudi Arabia and the U.S., which is essential for the balance of Iraqis

Ven, 04/07/2014 - 09:28
The dissolution of the Iraqi armed forces, who have dropped out, with about 2,500 staff, the border area with Saudi Arabia, has led to the deployment of about 30,000 soldiers in Riyadh Along the border with Iraq. It is a border about 800 kilometers long, which may have several weaknesses to penetrate into Saudi territory by forces of the Islamic State of Iraq and the Levant. Despite being a remote possibility for the disparity of forces in the field and for the determination of the armed forces of Saudi Arabia, who are not in danger of dissolution regarding the Iraqi, the arrangement represents to perfection as the Saudi government does not underestimate the threat Islamic fundamentalists, now outside of any international control. In fact, the social fabric Arabia, placed under a strict control by the central government, should not be a suitable culture medium to understand the demands of the jihadists. Saudi Arabia applies a strict application of Islamic law and the majority of the population is Sunni matrix, the only demonstrations against the regime came from the minority growth, which, however, is not willing to ally with Sunni fundamentalists, not even to raise the social status discriminated against in Saudi Arabia. The one who fears Riyadh is a dangerous proximity to the extremists of the Islamic state of Iraq and the Levant, which could make isolated demonstrations against the Saudi territory. This situation has, however, an important aspect of foreign policy in the region, providing a real opportunity for rapprochement between Saudi Arabia and the United States, whose relations have long been tense for the growing proximity to Washington with Tehran. The two governments, through a telephone conversation took place between their leaders have agreed on the urgent need to find immediate agreement that knows how to encourage the formation of a national unity government in the state of Iraq. Both countries are opposed to the division of the state of Iraq, which could favor the formation of a separate state growth, which would ultimately inevitable under the control of Iran. This possibility could subvert the current regional balance to the detriment of the Saudis. The American favor maintaining the status quo could be a fruitful meeting ground for a renewed partnership between Saudi Arabia and the United States, precisely on the basis of an alliance against the advancing army of the Islamic state of Iraq and Levante. In the past, the deep division on the action to be taken against Assad has led to different strategies, often opposite between the two countries, which have contributed to removal of the two allies. Loans and supplies in weapons and materials from Arabia have gone to a greater extent towards fundamentalist formations, some of which, presumably, formed the basis of what has now become the Islamic state of Iraq and the Levant. It should be remembered that the easy penetration of this organization in Iraqi territory, it was a goal well known and, apart from not being challenged enough, was favored by an American attitude to say the least amateurish about the management of the withdrawal of its armed forces, joint a policy for the whole of the Scythians not adequately controlled by Washington. The reason for this should be seen in the campaign promises of Obama and, perhaps, in trying to please Tehran in view of collaboration for the atomic matter. So to try to achieve other goals, has lost sight of the overall picture, and its overall impact on the international scene, the effects of the direction taken by the internal politics of Iraq. The current situation is therefore not the daughter of a co-ordinated action between allies and a disastrous domestic policy, which eliminated the Sunnis from participating in the control of the country. A renewed agreement between Saudis and Americans is an essential condition to return the territories of the country under its sovereignty, but this is only the initial condition for the stabilization of Iraq, from which it can derive part of the responsibility of regional balance.
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El acercamiento entre Arabia Saudita y los EE.UU., que es esencial para el equilibrio de los iraquíes

Ven, 04/07/2014 - 09:18
La disolución de las fuerzas armadas iraquíes, que han abandonado, con cerca de 2.500 empleados, el área de la frontera con Arabia Saudita, ha llevado al despliegue de unos 30.000 soldados en Riyadh A lo largo de la frontera con Irak. Es una frontera de unos 800 kilómetros de largo, que puede tener varias deficiencias de penetrar en territorio saudí por las fuerzas del Estado Islámico de Irak y el Levante. A pesar de ser una posibilidad remota de la disparidad de fuerzas en el campo y para la determinación de las fuerzas armadas de Arabia Saudita, que no están en peligro de disolución con respecto a la de Irak, el acuerdo representa a la perfección ya que el gobierno saudí no subestima la amenaza fundamentalistas islámicos, ahora fuera de todo control internacional. De hecho, el tejido social Saudita, colocada bajo un estricto control por parte del gobierno central, no debe ser un medio de cultivo adecuado para entender las demandas de los yihadistas. Arabia Saudí aplica una aplicación estricta de la ley islámica y la mayoría de la población es suní matriz, las únicas manifestaciones contra el régimen vinieron de la minoría de crecimiento, que, sin embargo, no está dispuesto a aliarse con los fundamentalistas sunitas, ni siquiera para levantar la estatus social discriminado en Arabia Saudita. El que teme Riyadh es una proximidad peligrosa a los extremistas del Estado Islámico de Irak y el Levante, lo que podría hacer que las manifestaciones aisladas contra el territorio saudí. Esta situación, sin embargo, un aspecto importante de la política exterior en la región, proporcionando una oportunidad real de acercamiento entre Arabia Saudita y Estados Unidos, cuyas relaciones han sido tensas por la creciente proximidad a Washington con Teherán. Los dos gobiernos, a través de una conversación telefónica tuvo lugar entre sus dirigentes han coincidido en la necesidad urgente de llegar a un acuerdo inmediato que sabe cómo estimular la formación de un gobierno de unidad nacional en el estado de Irak. Ambos países se oponen a la división del Estado de Irak, lo que podría favorecer la formación de un Estado independiente de crecimiento, lo que en última instancia, inevitable bajo el control de Irán. Esta posibilidad podría subvertir el actual equilibrio regional, en detrimento de los saudíes. El favor de América del mantenimiento del statu quo podría ser un punto de encuentro fructífero para una asociación renovada entre Arabia Saudita y los Estados Unidos, precisamente sobre la base de una alianza contra el avance del ejército del Estado Islámico de Irak y Levante. En el pasado, la profunda división sobre las medidas que deben adoptarse contra Assad ha llevado a diferentes estrategias, a menudo opuestos entre los dos países, que han contribuido a la eliminación de los dos aliados. Los préstamos y los suministros de armas y materiales de Arabia han pasado a una mayor extensión hacia las formaciones fundamentalistas, algunos de los cuales, presumiblemente, formó la base de lo que hoy es el Estado Islámico de Irak y el Levante. Hay que recordar que la fácil penetración de esta organización en el territorio iraquí, que era un objetivo bien conocido y, además de no ser desafiado suficiente, se vio favorecido por una actitud americana por decir lo menos, de aficionados sobre la gestión de la retirada de sus fuerzas armadas, las articulaciones una política para el conjunto de los escitas no controlados adecuadamente por Washington. La razón de esto se debe considerar en las promesas de campaña de Obama y, tal vez, al tratar de complacer a Teherán, en vista de la colaboración para la materia atómica. Así que para tratar de conseguir otros objetivos, se ha perdido de vista el panorama general, y su impacto global en la escena internacional, los efectos de la dirección tomada por la política interna de Irak. La situación actual, por lo tanto no es la hija de una acción coordinada entre los aliados y una política interna desastrosa, que eliminó a los sunitas de participar en el control del país. Un acuerdo renovado entre saudíes y estadounidenses es una condición esencial para devolver los territorios del país en virtud de su soberanía, pero esto es sólo la condición inicial para la estabilización de Irak, de la que puede derivar parte de la responsabilidad del equilibrio regional.
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Africa ancora nera

Ven, 04/07/2014 - 09:18
Anche dopo Brasile 2014 il calcio africano rimane quello del futuro, come si sente dire dall’inizio degli anni Ottanta dagli amanti del politicamente corretto, come se una vittoria calcistica potesse mettere una pietra sopra a secoli di colonialismo europeo e ad un presente di corruzione locale. Come al solito il problema non sono i giocatori, visto che molti giocano in squadre europee di primo piano, e in questa occasione non ce la prenderemmo nemmeno con i tecnici: Finke, Lamouchi, Keshi, Appiah e Halihodzic. Non i classici falliti europei che vengono ad arraffare qualche soldo contando sulle divisioni interne che portano a mitizzare lo ‘straniero’, ma allenatori di primo piano (Finke e Halihodzic) o emergenti, con un passato da giocatore più o meno luminoso. Usciti al primo turno con moltissimi rimpianti Ghana e Costa d’Avorio, eliminate con onore agli ottavi Algeria e Nigeria, da Germania e Francia, solo il Camerun si può dire che abbia fatto pena a livello sia tecnico che organizzativo. E allora questa volta cosa è mancato? La risposta, guardando le partite e le rose, è molto semplice: niente. Il calcio africano di elìte è arrivato a un livello da Europa media e lì rimane. Tutti pensiamo che il Mondiale della Svizzera o del Belgio, nel caso della squadra di Wilmots non ancora finito, sia stato esaltante e dovremmo iniziare a giudicare con lo stesso metro anche l’Africa. La storia, la cultura calcistica, la credibilità politica, la capacità di condizionamento di Brasile, Germania, Argentina e pochi altri (mettiamoci anche l’Italia) non si inventano in pochi anni e soprattutto non si trasmettono in pochi anni al resto del mondo. Perché tu puoi anche sentirti un grande, ma se gli altri ti considerano medio il problema rimane tuo. Se l’Inghilterra ha vinto un Mondiale solo sui 17 in cui ha almeno partecipato alle qualificazione (parliamo quindi di 64 anni…) è quindi molto probabile che la Nigeria non lo vinca mai.

(rassegna stampa, Guerin Sportivo)

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Le rapprochement entre l'Arabie saoudite et les États-Unis, ce qui est essentiel pour l'équilibre des Irakiens

Ven, 04/07/2014 - 09:17
La dissolution des forces armées irakiennes, qui ont abandonné, avec environ 2500 employés, la zone frontalière avec l'Arabie saoudite, a conduit au déploiement d'environ 30.000 soldats à Riyad Le long de la frontière avec l'Irak. Il s'agit d'une frontière d'environ 800 kilomètres de long, qui peut avoir plusieurs faiblesses à pénétrer dans le territoire saoudien par les forces de l'Etat islamique d'Irak et du Levant. En dépit d'être une lointaine possibilité pour la disparité des forces sur le terrain et pour la détermination des forces armées de l'Arabie saoudite, qui ne sont pas en danger de dissolution concernant le irakien, l'arrangement représente à la perfection que le gouvernement saoudien ne sous-estime pas la menace fondamentalistes islamiques, maintenant en dehors de tout contrôle international. En fait, le tissu social Saoudite, placé sous un contrôle strict par le gouvernement central, ne devrait pas être un milieu de culture approprié pour comprendre les exigences des djihadistes. En Arabie saoudite, une application stricte de la loi islamique et la majorité de la population est sunnite matrice, les seules manifestations contre le régime sont venus de la croissance de la minorité, qui, cependant, n'est pas disposé à s'allier avec les fondamentalistes sunnites, même pas à soulever la statut social discriminé en Arabie Saoudite. Celui qui craint Riyad est une proximité dangereuse aux extrémistes de l'Etat islamique d'Irak et du Levant, qui pourrait faire des démonstrations isolées contre le territoire saoudien. Cette situation a, cependant, un aspect important de la politique étrangère dans la région, offrant une réelle opportunité pour le rapprochement entre l'Arabie saoudite et les États-Unis, dont les relations ont longtemps été tendues pour la proximité croissante de Washington avec Téhéran. Les deux gouvernements, par le biais d'une conversation téléphonique a eu lieu entre les dirigeants ont convenu de la nécessité urgente de trouver un accord immédiat qui sait encourager la formation d'un gouvernement d'unité nationale dans l'état de l'Irak. Les deux pays sont opposés à la division de l'état de l'Irak, ce qui pourrait favoriser la formation d'une croissance indépendante de l'Etat, qui serait finalement inévitable sous le contrôle de l'Iran. Cette possibilité pourrait renverser l'équilibre régional actuel au détriment des Saoudiens. La faveur américain le maintien du statu quo pourrait être un lieu de rencontre fructueuse pour un partenariat renouvelé entre l'Arabie saoudite et les États-Unis, précisément sur la base d'une alliance contre l'armée en marche de l'Etat islamique d'Irak et Levante. Dans le passé, la profonde division sur les mesures à prendre contre Assad a conduit à des stratégies différentes, souvent opposées entre les deux pays, qui ont contribué à l'enlèvement des deux alliés. Prêts et fournitures en armes et matériels de l'Arabie ont augmenté dans une plus grande mesure vers des formations fondamentalistes, dont certains, sans doute, ont constitué la base de ce qui est devenu l'Etat islamique d'Irak et du Levant. Il convient de rappeler que la pénétration facile de cette organisation sur le territoire irakien, il était un objectif bien connu et, à part pas contestée assez, a été favorisée par une attitude américaine pour le moins amateur sur la gestion du retrait de ses forces armées, joint une politique pour l'ensemble des Scythes insuffisamment contrôlés par Washington. La raison de ce qui devrait être vu dans les promesses de campagne d'Obama et, peut-être, en essayant de plaire à Téhéran en vue de la collaboration pour la matière atomique. Donc, pour essayer d'atteindre d'autres objectifs, a perdu de vue le tableau d'ensemble, et son impact global sur la scène internationale, les effets de la direction prise par la politique intérieure de l'Irak. La situation actuelle n'est donc pas la fille d'une action coordonnée entre les alliés et une politique intérieure catastrophique, qui a éliminé les sunnites de participer au contrôle du pays. Un nouvel accord entre les Saoudiens et les Américains est une condition essentielle pour rendre les territoires du pays sous sa souveraineté, mais ce n'est que la condition initiale pour la stabilisation de l'Irak, d'où il peut tirer partie de la responsabilité de l'équilibre régional.
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A aproximação entre a Arábia Saudita e os EUA, que é essencial para o equilíbrio de iraquianos

Ven, 04/07/2014 - 09:16
A dissolução das forças armadas iraquianas, que abandonaram, com cerca de 2.500 funcionários, a área de fronteira com a Arábia Saudita, levou à implantação de cerca de 30.000 soldados em Riyadh Ao longo da fronteira com o Iraque. É uma fronteira de cerca de 800 quilômetros de extensão, que pode ter várias deficiências de penetrar em território saudita por forças do Estado Islâmico do Iraque e do Levante. Apesar de ser uma possibilidade remota para a disparidade de forças no campo e para a determinação das forças armadas da Arábia Saudita, que não estão em perigo de extinção em relação ao Iraque, o acordo representa a perfeição como o governo saudita não subestimar a ameaça fundamentalistas islâmicos, agora fora de qualquer controle internacional. Na verdade, o tecido social Saudita, colocada sob um rigoroso controle por parte do governo central, não deve ser um meio de cultura adequado para entender as demandas dos jihadistas. A Arábia Saudita aplica uma estrita aplicação da lei islâmica ea maioria da população é sunita matriz, as únicas manifestações contra o regime veio do crescimento minoria, que, no entanto, não está disposto a aliar-se com os fundamentalistas sunitas, nem mesmo para levantar a status social discriminado na Arábia Saudita. Aquele que teme Riyadh é uma proximidade perigosa para os extremistas do Estado Islâmico do Iraque e do Levante, o que poderia fazer manifestações isoladas contra o território saudita. Esta situação tem, no entanto, um aspecto importante da política externa na região, oferecendo uma oportunidade real para a aproximação entre a Arábia Saudita e os Estados Unidos, cujas relações têm sido tensas para a crescente proximidade com Washington com Teerã. Os dois governos, por meio de uma conversa telefônica ocorreu entre os seus líderes concordaram sobre a necessidade urgente de encontrar um acordo imediato que sabe como incentivar a formação de um governo de unidade nacional no estado do Iraque. Ambos os países são contra a divisão do Estado do Iraque, o que poderia favorecer a formação de um estado separado de crescimento, o que, em última instância inevitável sob o controle do Iran. Esta possibilidade poderia subverter o actual equilíbrio regional em detrimento dos sauditas. A favor americano a manutenção do status quo poderia ser um ponto de encontro frutífero para uma parceria renovada entre a Arábia Saudita e os Estados Unidos, precisamente com base de uma aliança contra o exército avançando do Estado Islâmico do Iraque e Levante. No passado, a profunda divisão sobre as medidas a tomar contra Assad levou a diferentes estratégias, muitas vezes opostas entre os dois países, que contribuíram para a remoção dos dois aliados. Empréstimos e suprimentos em armas e materiais de Saudita ter ido em maior medida para formações fundamentalistas, alguns dos quais, presumivelmente, formaram a base do que agora se tornou o Estado Islâmico do Iraque e do Levante. Deve ser lembrado que a penetração fácil desta organização no território iraquiano, era um objetivo bem conhecido e, além de não ser desafiado o suficiente, foi favorecido por uma atitude americana para dizer o mínimo amadora sobre a gestão da retirada das suas forças armadas, joint uma política para o conjunto dos citas não controlados adequadamente por Washington. A razão para isto deve ser visto nas promessas de campanha de Obama e, talvez, na tentativa de agradar a Teerã, em vista da colaboração para a matéria atômica. Então, para tentar alcançar outros objetivos, perdeu de vista o quadro geral, e seu impacto global na cena internacional, os efeitos da direção tomada pela política interna do Iraque. A situação atual não é, portanto, a filha de uma ação coordenada entre aliados e uma política interna desastrosa, que eliminou os sunitas de participar do controle do país. Um acordo renovado entre sauditas e americanos é uma condição essencial para devolver os territórios do país sob a sua soberania, mas isso é apenas a condição inicial para a estabilização do Iraque, da qual pode derivar parte da responsabilidade de equilíbrio regional.
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Сближение между Саудовской Аравией и США, что очень важно для баланса иракцев

Ven, 04/07/2014 - 09:14
Роспуск иракских вооруженных сил, которые бросили, при этом около 2500 сотрудников, в районе границы с Саудовской Аравией, привело к развертыванию около 30000 солдат в Эр-Рияде Вдоль границы с Ираком. Это граница длиной около 800 километров, которая может иметь несколько недостатков, чтобы проникнуть в территории Саудовской Аравии силами Исламского Государства Ирак и Леванта. Несмотря на то, отдаленная возможность для неравенство сил в области и для определения вооруженных сил Саудовской Аравии, которые не находятся в опасности растворения в отношении Ирака, расположение представляет к совершенству, как правительство Саудовской Аравии не недооценивают угрозу исламские фундаменталисты, сейчас за пределами международного контроля. На самом деле, социальная ткань Аравия, помещенных под строгим контролем со стороны центрального правительства, не должно быть подходящей культуральной среде, чтобы понять требования джихадистов. Саудовская Аравия применяет строгое применение исламского права и большинство населения сунниты матрица, единственные демонстрации против режима пришли из роста меньшинства, которое, однако, не желает вступить в союз с суннитских фундаменталистов, даже не поднимать социальный статус дискриминации в Саудовской Аравии. Тот, кто боится Эр-Рияд является опасной близости от экстремистов Исламского государства Ирак и Леванта, которые могли бы сделать отдельные демонстрации против территории Саудовской Аравии. Эта ситуация, однако, важный аспект внешней политики в регионе, обеспечивая реальную возможность для сближения между Саудовской Аравией и США, чьи отношения уже давно напряжены для растущего близости от Вашингтона с Тегераном. Правительства двух стран, через состоялся телефонный разговор между их лидерами договорились о настоятельной необходимости найти немедленное соглашение, которое знает, как способствовать формированию правительства национального единства в государстве Ирака. Обе страны выступают против разделения государства Ирак, которое может способствовать образованию отдельной роста государства, что в конечном итоге неизбежно под контролем Ирана. Эта возможность может подорвать текущий региональный баланс в ущерб Саудовской Аравии. Американский пользу сохранения статус-кво может быть плодотворным первом встречи для укрепления партнерства между Саудовской Аравией и США, именно на основе союза против наступающей армии исламского государства Ирак и Леванте. В прошлом, глубокая разделение на действия, которые необходимо предпринять против Асада привело к различных стратегий, часто противоположных между двумя странами, которые внесли свой вклад в устранение двух союзников. Кредиты и поставки в оружия и материалов из Аравии пошли в большей степени к фундаменталистских формирований, некоторые из которых, по-видимому, легли в основу того, что в настоящее время стал Исламское государство Ирак и Леванта. Следует помнить, что просто проникновение этой организации в иракской территории, это была цель хорошо известна и, кроме не оспаривается достаточно, высказалось в поддержку американской позиции по меньшей мере дилетантским об управлении вывода своих вооруженных сил, совместное политика для всей скифов должным образом не контролируется Вашингтоном. Причина этого следует рассматривать в предвыборных обещаний Обамы и, возможно, в попытке угодить Тегеран с учетом сотрудничества на атомной материи. Так, чтобы попытаться достичь других целей, потерял из виду общую картину, и его общее воздействие на международной арене, эффекты направлении принятого внутренней политике Ирака. Нынешняя ситуация, следовательно, не дочь скоординированных действий между союзниками и катастрофического внутренней политики, в котором устранены суннитов от участия в управлении страны. Обновленный соглашение между саудовцев и американцев является необходимым условием вернуть территории страны под ее суверенитетом, но это только начальное условие для стабилизации ситуации в Ираке, из которого он может получить часть ответственности регионального баланса.
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沙特阿拉伯和美國,這是伊拉克人的平衡至關重要之間的和解

Ven, 04/07/2014 - 09:13
伊拉克武裝部隊,誰輟學,其中約2,500名員工,與沙特阿拉伯邊境地區,解散已導致約3萬名士兵在利雅得部署 隨著伊拉克邊境。這是一個邊境約800公里長,這可能有幾個弱點伊拉克伊斯蘭國和地中海東部的勢力滲透到沙特境內。儘管是一個遙遠的可能性在外地和沙特阿拉伯的軍隊,誰不是在有關伊拉克解散危險的決定力量的差距,安排代表以完美為沙特政府並沒有低估威脅伊斯蘭原教旨主義者,現在外面的任何國際控制的。事實上,社會結構阿拉伯,嚴格控制由中央政府下放置,不應該是一個合適的培養基了解聖戰者的需求。沙特阿拉伯適用嚴格的應用程序伊斯蘭法和廣大的人口是遜尼派矩陣,反對現政權的唯一示威來自少數的增長,然而,是不是願意結盟的遜尼派原教旨主義者,甚至沒有提高在沙特阿拉伯的社會地位歧視。一個誰害怕利雅得是一個危險的靠近伊拉克和地中海東部的伊斯蘭國家,這可能對沙特境內做隔離示威的極端分子。然而,這種情況有,,在該地區的外交政策的一個重要方面,為沙特阿拉伯和美國,他們的關係一直是緊張的日益臨近華盛頓與德黑蘭之間緩和的一個真正的機會。兩國政府,通過電話交談了兩國領導人之間的地方已同意就迫切需要找到一個知道怎樣鼓勵一個民族團結政府在伊拉克的狀態形成直接的協議。這兩個國家都反對伊拉克國家的分裂,這可能有利於一個單獨的國家增長的形成,這將伊朗的控制之下,最終不可避免的。這可能會顛覆目前的區域平衡,沙特的損害。美國贊成維持現狀可能是一個富有成果的會談地面沙特阿拉伯和美國之間的新的夥伴關係,正是在對伊拉克的伊斯蘭國家的推進軍隊結盟的基礎,萊萬特。在過去,在採取反阿薩德的行動深深分裂導致了不同的策略,這兩個國家,這些都有助於去除這兩個盟國之間往往相反。其中一些貸款及用品武器和材料從阿拉伯去了走向原教旨主義編隊在更大程度上,據推測,形成了現在這已成為伊拉克和地中海東部的伊斯蘭國家的基礎。應該記住的是,該組織在伊拉克境內的易滲透,這是一個目標,眾所周知的,除了沒有足夠的挑戰,是贊成由美國的態度,至少可以說業餘的關於其軍隊撤出的管理,聯合整個不足以華盛頓控制的斯基泰人的政策。這樣做的原因應該從奧巴馬的競選承諾,也許,在試圖討好德黑蘭視圖的原子物質的協作。所以要盡量實現其他目標,已經失去了視力大局,其在國際舞台上的整體影響,採取伊拉克國內政治方向的影響。因此,目前的情況是不是盟友和一個災難性的國內政策,其中參與國家的控制消除遜尼派之間的協調動作的女兒。沙特和美國之間的續約協議是一個必要條件,返回該國的領土在其主權,但這只是初始條件為伊拉克的穩定,從它可以推導出區域平衡的責任的一部分。
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イラク人のバランスのために必須であるサウジアラビアと米国との間で和解

Ven, 04/07/2014 - 09:12
約2500のスタッフと、ドロップアウトしているイラク軍、サウジアラビアとの国境地帯の溶解はリヤドの約30,000人の兵士の展開につながっている イラクとの国境沿い。それがイラクのイスラム国家とレバントの力によってサウジアラビアの領土内に侵入するには、いくつかの弱点を持っている可能性がある、約800キロの長い国境です。サウジ政府が脅威を過小評価しないように、フィールドの力の格差のためのイラクに関する解散の危機に瀕していないサウジアラビアの軍隊の決定のためのリモートの可能性にもかかわらず、配置が完璧に表している今どんな国際的コントロールの外側イスラム原理主義、。実際には、中央政府による厳格な管理下に置かれた社会構造サウジアラビアは、ジハード主義者の要求を理解するために適切な培養培地であってはならない。サウジアラビアは、イスラム法の厳格な適用を適用し、人口の大多数はスンニ行列で、政権に対する唯一のデモは、しかし、スンニ派原理主義者と同盟を望んでいない少数派の成長、から来た、さえ上げることはない社会的地位は、サウジアラビアで差別。リヤドを恐れる1サウジアラビアの領土に対する孤立デモを作ることがイラクやレバントのイスラム国家の過激派への危険な接近である。この状況は、サウジアラビアとその関係の長いテヘランとワシントンに成長している近接のために緊張していた米国との間で和解のための真の機会を提供し、地域では、しかし、外交政策の重要な側面を持っています。 2政府は、電話での会話が指導者との間で行われたを通じて、イラクの状態の統一政府の形成を促進する方法を知ってすぐに契約を見つけることが緊急に必要に合意した。両国はイランの制御下に、最終的には避けられないだろう別々の状態の成長の形成に有利でしたイラクの国家の分裂に反対している。この可能性は、サウジアラビア人を犠牲にして、現在の地域バランスを覆す可能性があります。現状維持のアメリカの好意は、正確に、イラクのイスラム国家の前進軍隊に対する同盟関係に基づいて、サウジアラビアと米国の間で新たなパートナーシップのための実りある会議地盤とすることができ、レバンテ。過去には、アサドに対して取るべき行動に深い分裂は2同盟の除去に貢献してきた2国間でしばしば反対の異なる戦略、につながっている。アラビアからの武器や材料ローンや消耗品は、おそらく、今、イラクとレバントのイスラム国家となっているものの基礎を形成し、そのうちのいくつかの原理主義の地層に向かって大きな程度で行っている。それは、それがよく知られている目標は、イラクの領土で、この組織の容易な侵入だったことを忘れてはならないと、離れて十分に挑戦されていないから、関節、その軍の撤退の管理について少なくとも素人に言ってもアメリカの態度に支持された適切にワシントンで規制されないスキタイの全体のための政策。この理由は、原子ことについては、共同研究の観点からテヘランを喜ばしようとする際に、おそらく、オバマの選挙公約で見られるとされるべきである。だから、他の目標を達成しようと、イラクの国内政治が撮影した方向の影響を全体像を見失って、国際舞台での全体的な影響ました。現在の状況は、そのための同盟国と国の管理に参加するのスンニ派を排除した悲惨な国内政策の間の協調行動の娘ではありません。サウジアラビアとアメリカ人の間で新たな契約は、主権の下、国の領土を返すために不可欠な条件であるが、これは、それが地域バランスの責任の一部を引き出すことができ、そこから、イラクの安定化のための唯一の初期条件です。
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التقارب بين المملكة العربية السعودية والولايات المتحدة، وهو أمر ضروري لتوازن العراقيين

Ven, 04/07/2014 - 09:11
وقد أدى حل القوات المسلحة العراقية، الذين تسربوا، مع حوالي 2،500 الموظفين، المنطقة الحدودية مع المملكة العربية السعودية، لنشر حوالي 30،000 جندي في الرياض على طول الحدود مع العراق. بل هو الحدود حوالي 800 كيلو مترا، والتي قد يكون لها العديد من نقاط الضعف للتسلل الى الاراضي السعودية من قبل قوات الدولة الإسلامية في العراق وبلاد الشام. على الرغم من كونه احتمال بعيد عن التفاوت من القوات في الميدان وتحديد للقوات المسلحة في المملكة العربية السعودية، الذين ليسوا في خطر تفكك فيما يتعلق العراقية، يمثل هذا الترتيب إلى الكمال كما ان الحكومة السعودية لا نقلل من خطر الأصوليين الإسلاميين، والآن خارج أي رقابة دولية. في الواقع، فإن النسيج الاجتماعي العربية السعودية، وضعت تحت رقابة صارمة من قبل الحكومة المركزية، لا ينبغي أن يكون وسيلة مناسبة لفهم ثقافة مطالب الجهاديين. المملكة العربية السعودية ينطبق على التطبيق الصارم للشريعة الإسلامية وغالبية السكان من السنة مصفوفة، وجاءت المظاهرات ضد النظام فقط من النمو الأقليات، التي، مع ذلك، ليست على استعداد للتحالف مع الأصوليين السنة، ولا حتى لرفع الوضع الاجتماعي للتمييز في المملكة العربية السعودية. الشخص الذي تخشى الرياض هو القرب خطرا على المتطرفين من دولة العراق الإسلامية وبلاد الشام، والتي يمكن أن تجعل المظاهرات معزولة ضد الأراضي السعودية. هذه الحالة لديه، ومع ذلك، جانبا هاما من السياسة الخارجية في المنطقة، وتوفير فرصة حقيقية للتقارب بين المملكة العربية السعودية والولايات المتحدة، التي ظلت لفترة طويلة متوترة لقربها المتزايدة إلى واشنطن العلاقات مع طهران. ، من خلال اتصال هاتفي استغرق مكان بين قادتهم اتفقت الحكومتان على الحاجة الملحة للتوصل إلى اتفاق فوري أن يعرف كيفية تشجيع تشكيل حكومة وحدة وطنية في دولة العراق. ويعارض كلا البلدين لتقسيم دولة العراق، والتي قد يكون لصالح تشكيل دولة منفصلة النمو، والذي من شأنه في نهاية المطاف لا مفر منه تحت سيطرة إيران. هذا الاحتمال يمكن أن تخريب التوازن الإقليمي الحالي على حساب السعوديين. صالح أمريكا الإبقاء على الوضع الراهن يمكن أن يكون الاجتماع مثمرا الأرض لشراكة متجددة بين المملكة العربية السعودية والولايات المتحدة، وتحديدا على أساس تحالف ضد الجيش تتقدم للدولة العراق الإسلامية و ليفانتي. في الماضي، أدى الانقسام العميق بشأن الإجراءات التي يتعين اتخاذها ضد الأسد إلى استراتيجيات مختلفة، وغالبا ما المعاكس بين البلدين، التي ساهمت في إزالة الحليفين. لقد ذهبت القروض والإمدادات بالأسلحة والمواد من الجزيرة العربية إلى حد كبير نحو تشكيلات أصولية، وبعضها، ويفترض، وشكلت أساس ما أصبح الان دولة العراق الإسلامية وبلاد الشام. وينبغي أن نتذكر أن الاختراق السهل لهذه المنظمة في الأراضي العراقية، وكان الهدف معروف، وبصرف النظر عن عدم الطعن بما فيه الكفاية، وكان يفضلها على الموقف الأمريكي على أقل تقدير الهواة حول إدارة سحب قواتها المسلحة، مشتركة سياسة لكامل السكيثيين لا تسيطر بشكل كاف من قبل واشنطن. ينبغي أن ينظر إلى سبب هذا في وعود حملة أوباما، وربما في محاولة لإرضاء طهران في ضوء التعاون لمادة ذرية. ذلك في محاولة لتحقيق أهداف أخرى، فقد البصر من الصورة العامة، والتأثير العام على الساحة الدولية، والآثار المترتبة على الاتجاه الذي اتخذه السياسة الداخلية للعراق. وبالتالي فإن الوضع الحالي ليس ابنة أحد الإجراءات المنسقة بين الحلفاء وسياسة داخلية كارثية، الذي قضى على أهل السنة من المشاركة في السيطرة على البلاد. اتفاق تجدد بين السعوديين والأميركيين هو شرط أساسي للعودة أراضي البلاد تحت سيادتها، ولكن هذا ليس سوى الشرط الأولي لتحقيق الاستقرار في العراق، والتي يمكن أن تستمد جزءا من المسؤولية من التوازن الإقليمي.
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Il riavvicinamento tra Arabia Saudita ed USA, condizione essenziale per gli equilibri irakeni

Ven, 04/07/2014 - 09:04
La dissoluzione delle forze armate irakene, che hanno abbandonato, con circa 2.500 effettivi, la zona di confine con l’Arabia Saudita, ha determinato lo schieramento di circa 30.000 soldati di Riad Lungo il confine con l’Iraq. Si tratta di una frontiera lunga circa 800 chilometri, che può presentare diversi punti deboli per penetrare nel territorio saudita da parte delle forze dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Pur essendo una possibilità remota, per la disparità delle forze in campo e per la determinazione delle forze armate dell’Arabia Saudita, che non corrono il pericolo di dissoluzione che riguarda quelle irakene, la disposizione rappresenta alla perfezione come il governo saudita non sottovaluti la minaccia degli integralisti islamici, ormai al di fuori da ogni controllo internazionale. In realtà il tessuto sociale saudita, posto sotto un ferreo controllo da parte del governo centrale, non dovrebbe rappresentare un terreno di coltura adatto a recepire le istanze dei jihadisti. In Arabia Saudita vige una applicazione severa della legge islamica e la maggioranza della popolazione è di matrice sunnita, le uniche dimostrazioni contrarie al regime sono venute dalla minoranza scita, che, tuttavia, non è disposta ad allearsi con gli integralisti sunniti, neppure per sollevare il proprio stato sociale discriminato in Arabia Saudita. Quello che teme Riyad è più una pericolosa vicinanza con gli estremisti dello stato islamico dell’Iraq e del Levante, che potrebbero compiere azioni dimostrative isolate contro il territorio saudita. Questa situazione ha comunque un risvolto rilevante nella politica estera della regione, costituendo una occasione concreta di riavvicinamento tra Arabia Saudita ed USA, i cui rapporti sono da tempo tesi per il sempre maggiore avvicinamento di Washington con Teheran. I due governi, attraverso una conversazione telefonica avvenuta tra i loro leader, hanno convenuto la necessità urgente di trovare nell’immediato un accordo che sappia favorire la formazione di un governo di unità nazionale nello stato irakeno. Entrambi i paesi sono contrari alla divisione dello stato dell’Iraq, che potrebbe favorire la formazione di una entità statale scita, che finirebbe sotto l’inevitabile controllo dell’Iran. Questa eventualità potrebbe sovvertire gli equilibri regionali attuali a sfavore dei sauditi. Il favore americano a mantenere lo status quo potrebbe essere un terreno di incontro proficuo per una rinnovata collaborazione tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, proprio in funzione di una alleanza contro l’avanzata dell’esercito dello stato islamico dell’Iraq e del Levante. In passato la profonda divisione sulla condotta da tenere contro Assad ha determinato strategie differenti, spesso opposte, tra i due paesi, che hanno contribuito all’allontanamento dei due alleati. I finanziamenti ed i rifornimenti in armi e materiali provenienti dall’Arabia sono andati in maniera maggiore verso formazioni integraliste, alcune delle quali hanno, verosimilmente, costituito la base di quello che ora è divenuto lo stato islamico dell’Iraq e del Levante. Occorre ricordare che la facile penetrazione di questa organizzazione in territorio irakeno, era un obiettivo risaputo e, oltre a non essere stato contrastato a sufficienza, è stato favorito da un atteggiamento americano a dir poco dilettantesco circa la gestione del ritiro delle proprie forze armate, giunto ad una politica tutta a favore degli sciti non controllata adeguatamente da Washington. La ragione di ciò va inquadrata nelle promesse elettorali di Obama e, forse, nel cercare di accontentare Teheran in un’ottica di collaborazione per la questione atomica. Insomma per cercare di raggiungere altri obiettivi, si è perso di vista il quadro di insieme, e le sue ricadute nello scenario internazionale complessivo, degli effetti della direzione presa dalla politica interna irakena. La situazione attuale è quindi figlia di una azione non coordinata tra alleati ed una politica interna disastrosa, che ha estromesso i sunniti dalla partecipazione al controllo del paese. Un rinnovato accordo tra sauditi ed americani costituisce la condizione essenziale per riportare i territori del paese sotto la propria sovranità, ma ciò rappresenta soltanto la condizione iniziale per un processo di stabilizzazione irakena, da cui può discendere parte della responsabilità degli equilibri regionali.
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Ci vediamo a Settembre

Ven, 04/07/2014 - 08:52
[youtube width="300" height="300"]https://www.youtube.com/watch?v=vshVMAiLRS0[/youtube] SALUTI DA SCHIGNANO   La vostra sarta
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Santa Elisabetta

Ven, 04/07/2014 - 07:48

Santa Elisabetta

Regina del Portogallo

 

E lisabetta di Aragona (in portoghese Isabel de Aragão) nasce a Saragozza nel 1271. Ha soltanto dodici anni quando suo padre, il re Pietro III di Aragona, la dà in moglie a Dionigi re del Portogallo: Dom Dimìs, come lo chiamano i sudditi. Un re con molti meriti: sviluppa infatti l’economia portoghese, crea una flotta, fonda l’università di Lisbona (che sarà successivamente trasferita a Coimbra). Dionigi è un buon sovrano, ma anche un pessimo marito, sempre impelagato con altre donne e padre via via di altri figli, oltre ai due che gli dà Elisabetta.   E lei, malgrado le continue offese e i tradimenti del marito, gli rimane impeccabilmente fedele, tutta dedita ai figli Alfonso e Costanza, come ai sofferenti per malattie “brutte” in Lisbona. Ma non solo: Elisabetta si prende anche molta cura dei bambini messi al mondo dal marito con altre donne : un’opera da cristiana autentica, da grande regina. E l’infedele Dionigi deve pur avvertire la sua superiorità morale; tant’è che più tardi, quando il figlio Alfonso gli si ribella, è l’autorità di Elisabetta a evitare lo scontro armato tra padre e figlio. Quel fatto, però, le procura l’accusa di parteggiare per il figlio Alfonso contro Dionigi, e allora la confinano nella cittadina di Alenquer, a nord di Lisbona; ma presto il marito la richiama. Ora la vuole vicina, ha bisogno di lei e del suo consiglio; Elisabetta torna e riprende serenamente il suo posto accanto al re. E quando una malattia mortale lo colpisce, assiste quest'ultimo fino alla morte; l'affettuosa dedizione della moglie pare ne favorì la conversione in extremis al cattolicesimo.   Dopo la morte del re, avvenuta nel 1325, sale al trono suo figlio Alfonso IV, ed Elisabetta non resta a fare la regina madre a Lisbona. Dà la corona al Santuario di S. Giacomo di Compostella, dove  si è recata in pellegrinaggio a piedi nudi. Dà quasi tutti i suoi averi ai poveri ed ai conventi; entra, poi, dopo essersi fatta francescana del terzo ordine, nel monastero delle clarisse a Coimbra, monastero da lei stessa fatto erigere, senza però pronunciare i voti (lo farà poco prima di morire).   Il monastero diventa la sua casa per sempre; ma una volta deve uscirne, perché c’è nuovamente bisogno di lei: deve riconciliare suo figlio Alfonso IV col re Ferdinando di Castiglia che è suo genero (è il marito di Costanza). Elisabetta ha ormai 65 anni, il suo fisico è indebolito dalle dure penitenze, e in piena estate il viaggio è troppo faticoso per lei. Incontra il figlio e la nuora, fa sosta nella cittadina di Estremoz, ma non riesce ad andare più avanti: la stanchezza e le febbri troncano rapidamente la sua vita il 4 luglio 1336.   Il suo corpo fu riportato al monastero di Coimbra, e nel 1612, durante un'esumazione, lo si trovò incorrotto; fu chiesta quindi la canonizzazione. Già nei primi tempi dopo la morte c’erano pellegrinaggi di fedeli alla sua tomba e circolavano voci di presunti "miracoli". Nel 1625, Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) celebrò la solenne canonizzazione in Roma.   Santa Elisabetta del Portogallo si ricorda il 4 luglio, il “dies natalis”; in passato era l’8 luglio, ma localmente anche in altre date. Un elemento che la caratterizza è il rosario.   Significato del nome Elisabetta : “Dio è perfezione” (dall’ebraico Elisheba - composto da El, Dio, e scheba, il numero della perfezione). Fonti principali: santiebeati.it; wikipedia.com (“RIV./gpm”).
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“Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”

Ven, 04/07/2014 - 07:47
Meditazione del giorno Santa Faustina Kowalska (1905-1938), religiosa Diario, § 283 “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” Dio unico nella Santa Trinità, desidero amarti più di quanto nessuno ti abbia mai amato e, nonostante la mia miseria e la mia piccolezza, ho fissato la mia fiducia in fondo in fondo all’abisso della tua misericordia, mio Dio e mio Creatore. Nonostante la mia grande miseria, non ho paura di nulla, ma nutro la speranza di cantare in eterno il mio canto di lode. Nessun' anima dubiti, anche se fosse la più miserabile; finché è in vita, può diventare una grande santa, poiché grande è la potenza della grazia divina. Sta a noi non fare resistenza all’azione divina.
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Renzi: 2° parte

Ven, 04/07/2014 - 06:54
Che dire di Renzi: l'uomo dei proclami, della sicurezza, delle idee.... almeno così dice lui. Da qesti emsi del suo "premierato" siamo di fronte a quello che si sentiva a pelle dopo i primi giorni dalla sua nomina. Tasse, Tasse, aiuti ad amici e casta. Dopo la "vittoria" alle europee, dove ha votato meno della metà degli italiani, ci sono piovute addosse gli auemnti delle tasse e balzelli dei grandi economisti del governo, si fa semrpe cassa aumentando le tasse. Adesso il nuovo proclama al parlamento europeo, la voce grossa contro la germania a cui seguirà la solita politica di supporto alle leggi imposteci. La Merkle ha già intascato la nomna del presidente dell'europarlamento e la prossima nomina del presidente delal Commissione e allora di che prove abbiamo bisogno? Chi leggeva la vittoria di Renzi all'europarlamento come una forza dell'italiain europa capirà presto che renzi è solo proclami ed accordi con i soliti potenti con peggioramento delle condizioni degli italiani, per poi alle prossime politiche un "panem e circenses" di x euro per comprarsi i voti dei disperati. Hanno capito bene che un crimaldello per comprasi voti è elargire denaro per riprenderselo con le tasse. Aveva ragione Andreotti "il potere logora chi non ce l'ha!"  
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Carrozzieri, sarà questa la volta buona?

Gio, 03/07/2014 - 19:15

Da anni andiamo a dire da questo blog, ma anche dalle pagine delle riviste specializzate del settore, che per la categoria dei carrozzieri e per le assicurazioni era necessario trovare punti di convergenza su questioni che non potevano essere lasciate al libero arbitrio delle parti. Una di queste è la quantificazione dei danni alle auto basata su parametri tecnici condivisi e uguali per tutti con la sovraintendenza del Ministero competente. Ebbene! ora rileviamo che CNA, ma anche le altre maggiori confederazioni nazionali (CONFARTIGIANATO e CASARTIGIANI), hanno iniziato incontri con ANIA e con alcune associazioni dei consumatori  finalizzati a individuare regole e procedure di qualità e trasparenza per la riparazione dei veicoli, la libera scelta della carrozzeria, la riduzione del contenzioso, la fatturazione di tutti gli interventi di riparazione con menzione dei ricambi utilizzati, una corretta metodologia di gestione del danno cosiddetto antieconomico e, infine, un prontuario unico dei tempi di riparazione, fermo restando che l’individuazione della tariffa oraria aziendale rimane prerogativa assoluta ed esclusiva della carrozzeria. Se tale accorso verrà stipulato sarà sicuramente positivo per la categoria dei carrozzieri nel suo insieme e maggior tutela per l'utenza, assistenza e garanzia delle riparazioni. Se son rose fioriranno!

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