- Contro la violenza di israele solidarietà con i volontari internazionali e il popolo palestinese
- Associazione Nazionale Antirazzista 3 febbraio - Prato
- 1° maggio solidale e antirazzista
- Napoli, 1999: Hotel Moldova
- Milano. Manifestazione antirazzista il 20 marzo in via Padova
- Sant'Antimo (NA): Le foto della manifestazione del 6 marzo
- Sant'Antimo: Servizio del TG3 del 6 marzo 2010
- L’ultima beffa: spunta la sanatoria trappola
- Sant'Antimo: Servizio del TG3 del 20 febbraio 2010
- Sant'Antimo: servizio del TG3
Ciao a tutti ...
Eurosport disponibile su Blackberry
Mondiali di calcio: Le app per seguire le partite in tempo reale
CONGRTULATION 25 APRIL FOR WHOM WHO LOVE FREEDOM
TODAY WE WILL CELEBRATE IN 25 APRIL AS WE ARE ERITREAN VICTIM OF THOSE FASCISTS I MEAN 25 APRIL IT IS OUR DAY OF LIBERATION BECAUSE THOSE KRIMINALS THEY SUCKED OUR GRAND FATHERS BLOOD AS WE ARE ERITREAN WE PAID MORETHAN 32000000 ERITREAN SOLDIERS IN LIBIA IN SOMALIA IN ETHIOPIA WHEN WE WERE UNDER THEIR COLONY UNDER THOSE UGLY LEADERS THEY LEFT UGLY HISTORY IN OUR COUNTRY STILL WE REMEMBER THEM NOT ONLY AS THE FASCIST BUT AS STUPIDS DICTATORSHIP. AND WE WILL REMEMBER THEIR BLOODY INHUMANITY ACTION FOREVERE LONG LIVE FREEDOM LONG LIVE WHO LOVE FREDOM YES WE CAN ONE OF THE RIGHTLESS REFUGEES IN ITALY PAULOS
LISTEN TO THE WISE AND GREAT MAN
THE RIGHT MAN IN THE RIGHT PLACE.
TAKE OUR RESPECT AND OUR HOT GREETING FROM MILAN REFUGEES
TODAY I FEEL THAT THERE IS A BIG HOP AND BRIGHT FUTURE FOR THE RIGHTSLESS AND HOPELESS HOMELESS REFUGEES IN ITALY ONE YEAR PAST STILL WE ARE FIGHTING PEACEFULL FOR OUR DIGNITY AND OUR RIGHT BECAUSE THERE IS NO LIFE WITHOUT DIGNITY. WE KNOW THE PRICE IS HEAVY AND WE ARE READY TO PAY THE PRICE . IN THE SAME TIME I WOULD LIKE TO SEND THE MESSAGE TO THE COMUNE OF MILAN WE WILL CONTINUE OUR FIGHT BECAUSE WE KNOW WHAT IS THE MEANIG OF RIGHTS WE ARE NOT SAVE WE LOST OUR PROTECTION. AND WE DO NOT BELIEVE THERE IS THE PROTECTION FOR REFUGEES WHO SLEEP IN THE STREET OF ITALY ESPECIALLY STREET OF MILAN. YES WE CAN
ONE OF THE RIGHTLESS REFUGEES IN ITALY PAULOS
MAY DAY IS ESPECIALL DAY FOR ALL OF US.
YES WE WILL PARTICIPATE IN MAY ONE FOR GUARANTEED OUR REFUGEES RIGHTS AND ALL WORKERS DIGNITY AND RIGHTS WE ARE THE REFUGEES WELCOMING YOU ALL TO PARTICITATE WITH US IN MAY DAY IN OUR REFUGEES HOME PIAZZA OBERDAN.
Appello proposto dal Coordinamento Stop Razzismo in continuità e coerenza con il successo e la piattaforma della manifestazione nazionale a Roma del 17 ottobre 2009.
OGNI ESSERE UMANO DEVE ESSERE ACCOLTO
A Milano in P.za Oberdan, dalle ore 16 alle ore 24
· Accoglienza e regolarizzazione per tutti/e
· No al pacchetto sicurezza
· Contro ogni forma di razzismo e di discriminazione
· Contro la violenza nei confronti delle donne, degli omosessuali, delle diversità
· Solidarietà tra lavoratori immigrati e italiani
· Solidarietà con le lotte dei lavoratori contro gli attacchi padronali e governativi
A Milano ci impegniamo affinché la solidarietà si racconti e si pensi, incontrandosi in un luogo simbolo, come da circa un anno è diventata P.za Oberdan, spazio della lotta per la vita e la dignità dei rifugiati.
Sarà un pomeriggio aperto e accogliente – che si concluderà con una cena in comune - di scambio e conoscenza, di discussione e reciprocità proteso verso l’estensione e il rafforzamento della solidarietà umana e dell’antirazzismo radicale in questa città.
Prime adesioni:
Associazione 3 Febbraio-Milano, Gruppo VARCO Milano, Socialismo Rivoluzionario-Milano, Gruppo per la solidarietà antirazzista Vijar Kumar-Milano, Rifugiati di Milano, Comitato Solidale Antirazzista contro l’omofobia-Alziamo la Testa-Milano, Comitato Solidarietà Antirazzista Martesana, Comitato solidale antirazzista Mondoinsieme-Milano,Luogo comune-Vignate, Presidio Permanente Lavoratori della Scuola-Milano
Per adesioni :
- Stop Razzismo Milano mail: stoprazzismomilano@libero.it
- Giorgio 339/6603952
- Roberto 348/7329075
WHO WILL CURCIFY OUR PAINFUL DREAD
TELL THEM THAT WE ARE HUMAN BEING
Dorme ai cigli dei binari o dentro vagoni dei treni abbandonati. Non ha lavoro e fatica a sopravvivere in citta’ di cui non sa nulla. E’ il popolo dei profughi di guerra che ha raggiunto l’Europa, sperando di ricevere la protezione umanitaria che gli spetterebbe di diritto. La Grecia e l’Italia sono spesso le ultime due tappe di un viaggio lunghissimo. Il cammino dei migranti inizia infatti dall’Afghanistan, o dall’Iran, o dal Pakistan e anche, da quando la rotta tra la Libia e l’Italia e’ stata bloccata, dal Corno d’Africa e dall’Africa dell’Ovest. In questa puntata di Passpartu’ ripercorreremo le vicende dei richiedenti asilo che giungono in Grecia e che poi, dalla penisola ellenica, arrivano nel nostro paese.
Ali e’ da tre anni in Italia. E’ scappato dall’Afghanistan, a piedi ha attraversato il Pakistan, l’ Iran e Turchia. Poi in barca fino in Grecia e finalmente in Italia, aggrappato sotto un camion, dove ha fatto la richiesta di asilo politico. Dopo tre mesi a Roma, e’ stato dirottato verso un centro di accoglienza, dove dormiva e mangiava, il resto del tempo lo passava per strada. Oggi ancora non e’ riuscito a trovare lavoro. Il 30 marzo, presso la citta’ dell’Utopia a Roma, Ali? ha raccontato la sua storia. Dice che l’Italia non e’ poi cosi’ diversa dalla Grecia. Lui da li’ e’ fuggito ai controlli della polizia, per evitare di rimanere intrappolato nel meccanismo della Dublino II. In questa legge europea infatti e’ scritto che i profughi possono presentare una sola richiesta d’asilo, nel primo paese europeo in cui mettono piede. Peccato che la percentuale delle domande accettate in Grecia oggi si attesta intorno allo 0,04%. Al? allora ? fuggito in Italia, dove le possibilit? di mettersi in regola sono di gran lunga superiori. Ma le cose? in Italia, dice Al?, non sono migliorate di molto. Si, ? vero qua c’? la possibilit? di ottenere un documento, ma poi non esiste nessun sistema di accoglienza che aiuti chi ? nella sua condizione a integrarsi in Italia. A Roma ad esempio centinaia di giovani afgani dormono all’addiaccio, nei pressi della stazione dei treni di Ostiense. E’qui infatti che, grazie al passaparola, finisce la gran parte di coloro che arriva nei porti dell’Adriatico. A Ostiense per? queste persone non trovano sicuramente quello che cercano, l? infatti le persone dormono in giacigli improvvisati al lato dei binari, e qualche fortunato in delle tende che sono state distribuite dall’associazione Medici per i diritti umani, Medu. Medu ? da anni che presidia la zona con un ambulatorio mobile che offre cure sanitarie ai ragazzi, e sta da tempo combattendo affinch? si trovi una sistemazione definitiva per queste persone, chiedendo di creare uno sportello di prima accoglienza che dia indicazioni ai nuovi arrivati e di integrare un sistema di alloggi che a Roma ? ancora insufficiente. A novembre 2009 il campo spontaneo che si era creato in un cantiere vicino alla stazione Ostiense, passato alle cronoche come “la buca”, ? stato sgomberato e gli abitanti sono stati trasferiti nel centro di accoglienza richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, dopo qualche settimana sono stati per? spostati in un altro centro, il Forlanini, e oggi rischiano di dovere andarsene anche da l?.
I richiedenti asilo fanno parte di una categoria speciale, che il nostro stato dovrebbe proteggere e aiutare ad inserirsi nella nostra societ?. Si tratta di migranti in fuga dalla guerra, che l’Italia ha il dovere di proteggere umanitariamente. Se non lo fa, viola la legge, come la viola quotidianamente da anni respingendo molti migranti che dalla Grecia arrivano nei porti italiani dell’Adriatico. Alessandra Sciurba fa parte dell’associazione Tuttidirittiumanipertutti, una delle poche organizzazioni che ha dato l’allarme su questa situazione. Una delegazione di Tuttidirittiumanipertutti un anno fa era andata in Grecia ed aveva intervistato molti richiedenti asilo che erano stati respinti dai porti italiani. Quest’anno la stessa delegazione ? tornata nei luoghi in cui si raccolgono i profughi, Patrasso e Igoumenitsa, e anche questa volta ha incontrato persone respinte, anche grazie alla collaborazione delle autorit? greche, stanche dell’atteggiamento delle forze dell’ordine italiane e pronte a collaborare con chi sta tentando di denunciare questa situazione. La novit? di quest’anno ? che sono aumentate le partenze anche da Atene. Da Atene partono? i piu “fortunati”, coloro cio? che riescono a pagarsi viaggi dentro ai tir sino all’Italia, o addirittura anche fino alla Germania o la Francia. Dalla capitale greca partono tcamion con decine di persone a bordo, dirette prima in Italia e poi verso altri paesi d’Europa, e questo spiega perch? oggi si assiste nei porti italiani dell’Adriatico a respingimenti di massa di decine di persone e non pi? di singoli, come capitava fino a poco tempo fa.
Da quando ? stata chiusa la rotta che dalla Libia portava in Italia, moltissimi non provano pi? a passare dalla Libia e quindi, pur venendo dal Darfur o dal corno d’Africa o addirittura dall’Africa occidentale, scelgono di fare il giro a est, molto pi? lungo e pericoloso. Secondo recenti statistiche dell’Unhcr, in Italia nell’ultimo anno le richieste di asilo politico sono diminuite del 42%, dato che non ? certo dovuto alla diminuzione dei conflitti nel mondo, ma piuttosto alla maggiore difficolt? di raggiungere il nostro paese. I tentativi di fuga per? non diminuiscono e la Grecia oggi si trova a fare i conti con le migrazioni di “vecchia data” dall’Asia e con quelle nuove dall’Africa. Gli africani di Patrasso viviono all’interno di un treno abbandonato, dove mangiano e dormono, e non ? migliore la situazione della comunit? afgana. Fino a pochi mesi fa esisteva un grosso campo profughi a ridosso del porto, oggi al posto del campo c’? un’area recintata pronta ad essere edificata. I ragazzi afgani vivono in mezzo ai prati, tra i cespugli, come “animaletti selvaggi”, racconta chi ? stato l?.
Ospiti della punatata: Al? Mohammad, Aldo Morrone, Alessandra Sciurba
In redazione: Elise Melot
Passpart? ? un programma a cura di Marzia Coronati
YES WE ARE THE REFUGEES IN ITALY VICTIM OF THE DIRTY TREATMENT
'Ospito a casa i rifugiati, non sono clandestini'
LORENA Moltini è impiegata all' Ikea, reparto formazione. Degli svedesi, oltre che i mobili low cost, apprezza l' efficiente sistema sociale, che garantisce una casa dignitosa per tutti. Inclusi i rifugiati politici. Sarà forse perché ha visto le loro linde villette in legno alla periferia di Stoccolma che Lorena ha deciso di dare una mano a chi a Milano si arrabatta per una sistemazione degna. Così la sua casa, tre locali in zona Baggio, è diventata il tetto per un gruppo di eritrei.E qualcuno Lorena lo ha sistemato sotto casa, nel camper, quello che servirebbe, in teoria, per le vacanze. «È proprio in mezzo alla strada e tutte le sere devo spostarlo perché non può sostare più di 24 ore nello stesso posto. Non me la sento di lasciarli all' aperto, o nei dormitori. Sono tutti bravi ragazzi. Mangiano alla Caritas, qualcuno lavora in nero, c' è chi fa il giardiniere, chi il muratore. Qui c' è un posto sicuro per dormire e, in casa, un bagno per lavare i vestiti e farsi una doccia». Cinquantatre anni, due figli ventenni, Lorena ha scelto così di aiutare i rifugiati: eritrei, etiopi, sudanesi o somali. «Non sono clandestini, questo la gente spesso non lo capisce. Loro vivono in uno stato governato da una dittatura, hanno diritto a stare qui, e secondo la convenzione di Ginevra del 1951 devono essere tutelati, avviati al lavoro e integrati». MA I rifugiati, insieme a chi ha diritto alla protezione umanitaria, sono un migliaio a Milano: troppi per essere sistemati tutti nei dormitori di viale Ortles, o in quelli di via Isonzo e via Saponaro. In aiuto intervengono i privati volonterosi come Lorena, o Manuel Mascia, giovane insegnante che cede di tanto in tanto una stanza del suo appartamento (gratuitamente, ovvio) a famiglie in difficoltà. C' è Enzo Colombara, cinquantenne separato, con due figli: ha una grande officina meccanica in via Vigevano e quando smette di riparare auto, la sera verso le sette, l' officina diventa un centro d' accoglienza. C' è un camper in un angolo peri più freddolosi, «ma anche un ufficio soppalcato che si trasforma in camera più riservata: ora ci dorme una ragazza madre dal Kirghizistan. Il posto è grande e perdo perfino io il conto di chi va e chi viene; tanti ragazzi eritrei stanno qui per qualche settimana, altri solo una notte in situazione di emergenza. In cambio mi tengono pulita l' officina, ma soprattutto è un piacere vedere i loro sorrisi». L' Opera di San Francesco è una garanzia peri pasti ma la domenica, quando la mensa è chiusa, Lorena organizza la tavolata in casa: «Magari siamo in 15 tra loro e la mia famiglia. Cucinano lo zighinì e raccontano storie del loro paese», spiega Lorena. Gli eritrei, dice, «hanno un amore particolare per il nostro paese perché gli italiani stabiliti laggiù negli anni Trenta, quando l' Eritrea era nostra colonia, hanno sempre intrattenuto buoni rapporti con la popolazione locale. Venendo qui, dopo essere sbarcati dalla Libia, sperano di avere appoggi, ma la realtà è ben più dura e rimangono delusi». La legge sui rifugiati, in particolare il regolamento di Dublino del 2003, parla chiaro: «Se hai depositato le tue impronte digitali in Italia, in Italia devi restare, finché deciderai di tornare al tuo paese d' origine». Loro spesso scappano, tentano di andare verso il Nord, Svezia, Germania, o semplicemente in Svizzera, dove il trattamento riservato loro è migliore. «Ma poi le autorità li acciuffano e li rispediscono qui», dice Lorena. «Polizia, vigili e carabinieri ora sono più comprensivi - dice Paulos, ospite di Lorena - ci chiedono anche se nel camper abbiamo bisogno di coperte, ma se dormiamo per strada sono capaci di mandare i netturbini cinque volte in una notte pur di farci sgombrare». La strada infatti è il primo letto di fortuna, specie se arrivano d' estate. Piazza Oberdan e dintorni lo scorso anno sono stati giaciglio e ritrovo di un centinaio di rifugiati, poi l' inverno li ha sorpresi con una neve inaspettata. Sono quasi tutti uomini, tra i 20 e i 30 anni. Ma arrivano anche donne, di tanto in tanto. Qualche tempo fa nel camper di Lorena si era sistemata anche Ghènet, unica donna in mezzo ai maschi «ma siamo stati bravissimi» dice Paulos spiegando che è stata rispettata da tutti. Però Ghènet dopo qualche giorno se ne è andata. Ha trovato una sistemazione meno imbarazzante, da un' amica. Ghènet in eritreo significa "paradiso". Ma la vita di Ghènet è tutt' altro che celestiale. - LAURA FUGNOLIWE ARE HUMAN BEING WITH OUT WINGS.
OHHHH. IAM SO SORRY FOR THOSE WHO DO NOT KNOW WHAT IS THE MOTIVATION. WHERE WE CAN GO? WE CAN NOT FLY UP THE SKY BECAUSE WE ARE HUMAN BEING WITHOUT WINGS. I DO NOT KNOW WHERE WE CAN GO
HOMELESS RIGHTLESS ONE OF THE REFUGEES IN ITALY
PAULOS
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- milano >
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- Rivolta in Buenos Aires. «Via gli abusivi»
Il volantino dei commercianti di corso Buenos Aires: si legge «Via
gli abusivi, basta degrado, sì al rispetto delle regole» (Ansa)
MILANO - «Via gli abusivi, basta degrado, sì al rispetto
delle regole». Il lato A dello striscione racconta tutto.
L’esasperazione, la rabbia, la delusione. Corso Buenos Aires è in
rivolta. Per una volta tutti insieme, residenti e commercianti.
Contro il degrado, appunto, e «quei clochard accampati sotto la
galleria», i profughi un tempo appostati in piazza Oberdan che ora
hanno cambiato dimora e riparo. Mercoledì mattina la protesta
scenderà in strada. Manifestazione, corteo, blocco del traffico, cori,
e quello striscione. Dal lato B rimbalza un messaggio ancora più
esplicito: «Pdl&Pd ci avete stufato. Basta gossip e ciance,
lavorate per il bene dell’Italia e della Dispiace per i disagi, ma
non ci sono più alternative». «Alla manifestazione — spiega Uguccioni
— ha aderito, per dire, anche qualche ultraottantenne. E ci saranno
anche nostra Milano». Spiega Paolo Uguccioni, presidente del Comitato
Baires-Venezia: «Non ne possiamo davvero più. Le istituzioni devono
darsi una mossa. Questa dovrebbe essere la vetrina di Milano e ci
troviamo invece con 70 commercianti abusivi che vendono ogni genere di
merce». E poi, «i bivacchi», «il degrado».
Un buon numero di profughi africani
si è trasferito qui dalla vicina piazza Oberdan. «Sono rifugiati e
hanno diritto di assistenza? Benissimo, e allora il Comune li ospiti
in qualche dormitorio. Sotto le nostre finestre non possono vivere».
In strada, allora. «La occuperemo e bloccheremo il traffico. i
giovani, i ragazzini delle medie esasperati quanto noi per il degrado
del loro quartiere». Di corso Buenos Aires si parlerà anche in
Consiglio comunale. Carlo Montalbetti della Lista Ferrante ha pronta
un’interrogazione a sindaco e giunta. La strada è un suk. «Li ho
contati», dice Montalbetti: «Lungo corso Buenos Aires ci sono 1200
ostacoli. Pali, vasi, bancarelle e tappetini. «Centomila persone che
ogni sabato si accalcano su marciapiedi larghi poco più di due metri».
Il Comune ha già annunciato il restyling della via. Strade più larghe
e nuove luci. «È ora che il Comune dia un segnale. In zona tre, quella
di corso Buenos Aires e porta Venezia, i vigili sono da anni sotto
organico. Abusivismo e degrado non possono stupire, allora».
Per invitare alla manifestazione, è anche comparso un volantino, sulle vetrine dei negozi: «Via gli abusivi, basta degrado, sì al rispetto delle regole», si legge nel foglio giallo che annuncia la «rivolta» dei residenti di via Masera e dei commercianti di corso Buenos Aires. Con toni duri si chiede l'intervento del sindaco e del prefetto prima che qualcuno «decida di risolvere il problema con quattro bastoni», è scritto. Alla manifestazione hanno già annunciato la loro presenza numerosi esponenti locali dei partiti di maggioranza e opposizione.
Andrea Senesi26 ottobre 2009
IAM LAUGHING OF YOUR UGLY VOICE
Normal 0 14 listen and please read their words. if you want to know what is the meaning of racism please just take a look around us. please do not say lie words to hide the reality.search for the accusation from human right deffender.do not think we are lazy people but we shall not accept slave triad in 2010 go search for refugees in italy and by your self you will descover the truth.or go search for the new documentary film la TRAPPOLA believe me you will feel shy like your government. who took millions of dolars from E.U. and throw us in the street of italy like rubbish.i laugh of your ugly voice.we know the racism and we live inside racism and me too i feel shy about your country italy in 2010 still we are speaking about racism.
RIGHT LESS REFUGEE PAULOS
RIFUGIATI ?
Post n°408 pubblicato il 05 Settembre 2009 da deltascorpii Tag: 7gold, aria pulita, calndestini, centri sociali, comunismo, comunisti, demagogia, democratici, immigrati, immigrazione, lega nord, milano, piazza oberdan, razzismoIeri mattina, prima di recarmi al lavoro, ho fatto uno dei miei sport preferiti.
Zapping.
E su Italia7 Gold, nella trasmissione “Aria Pulita” ho visto 3 secondi 3 di un servizio, girato da uno dei giornalisti della rete ieri sera, in cui s vedevano extracomunitari clandestini o meno, accampati con materassi e coperto in Piazza Oberdan a Milano.
Pare che sian li da 4 giorni, si dichiarano rifugiati politici e vogliono che lo Stato dia loro casa e lavoro.
Subito il mio pensiero è andato a quegli immigrati – diversi con i quali lavoro gomito a gomito ogni giorno (provenienti da Pakistan, Bangladesh, Ecquador, Senegal, Egitto …), che non hanno preteso nulla, che si sono messi in fila, che hanno rispettato le regole – che conoscono meglio di noi – ed ora hanno casa fatta di muri ed un lavoro regolare.
Questi immigrati sono i più deficienti?
In altri paesi del mondo no. In Italia sì.
Perché l’Italia premia i delinquenti, i furbi, gli scansafatiche, i lagnosi. Italiani e stranieri che siano.
Invece che aiutare chi ha bisogno e chi vuole lavorare, si aiuta SEMPRE chi piange miseria ma possiede ville e palazzi nella sua terra e chi NON VUOLE lavorare, perché a lui deve pensarci “ ‘o Stato”.
Chiaramente dietro c’è tutta una regia apposita, regia di quelle persone che USANO questi scansafatiche pretenziosi per i propri scopi, per slogan
E poi si parla di razzismo …
MA FINIAMOLA !!!
Io difendo quelle persone, italiani e non, che la mattina alzano il culo, si rimboccano le maniche e vanno a lavorare. Persone oneste, che rispettano le regole!!!
E combatterò sempre tutti gli altri, italiani e non.
Questo è razzismo?
Se avete risposto sì, i casi sono 3.
1. Non avete ben chiaro cosa significhi la parola “razzismo”. Quindi discutiamone.
2. Siete in malafede.
3. Siete comunisti, catto-comunisti, democratici.
Soluzioni?
Le solite. Se pretendono e non rispettano le regole, rispedirli a casa loro o affidarli alle amorevoli cure di compagni & c.
Però … e se facessimo, tutti noi, regolari lavoratori ed onesti, italiani e non, un bel corteo, per chiedere anche noi lo status di “rifugiati politici” o comunque per lamentarci del razzismo che lo Stato e compagni hanno nei nostri confronti?
Eh sì amici, sono razzista se odio l’immigrato, ma ci sono razzisti che odiano chi lavora e rispetta le regole…
Scrivi Commento - Commenti: 2 Condividi e segnala - permalinkWE DO NOT KNOW WHAT TO SAY TO THE COMUNE OF MILAN
EVEN THIS NUMBER IS NOT CORECTE BECAUSE BIG NUMBER OF THE REFUGEES
THEIR NOT IN ITALY THE ESCAPED FROM THE UGLY TREATMEN.
Solo lo 0,5% dei rifugiati è ospitato in Italia ROMA - «Sfatiamo un mito: non è vero che tutti i profughi extracomunitari, le persone che fuggono da guerre e persecuzioni, vogliono venire in Europa. E non è vero che l' Italia è l' unico Paese europeo a farsene carico». Lo dice Laura Boldrini, portavoce Unhcr: dei 16 milioni di rifugiati e richiedenti asilo, l' 80% è ospitato in Paesi in via di sviluppo, 47 mila, lo 0,5%, in Italia
WHERE IS THE PLACE FOR REFUGEES IN MILAN.? SHOW US PLEASE
they said whatever they want no one can control them.
because the stick and the mass media is in their hands.
Tutte le parole Almeno una Dal 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 al 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Autore document.forms['searchFormAction'].reset(); Sede in viale Ortles per cento rifugiati Da qualche giorno sono tornati a dormire per strada, in piazza Oberdan e sui Bastioni di Porta Venezia. «è una prigione, ci buttano fuori all' alba, non è vita questa», dicono dei dormitori comunali. «Noi chiediamo il rispetto del diritto internazionale», rilanciano. E così, a quasi tre settimane dagli scontri con le forze dell' ordine nel giorno dello sgombero dell' ex residence occupato a Bruzzano, circa un centinaio di rifugiati politici e richiedenti asilo per lo più eritrei, con esponenti del centro sociale Cantiere e dell' associazione 3 febbraio, è tornato in piazza per chiedere una soluzione abitativa più stabile. Un corteo pacifico, da Porta Venezia fino alla Centrale, con un minuto di silenzio, in piazza Duca d' Aosta, per i profughi respinti nel Mediterraneo. «Tra una decina di giorni sarà pronto un nuovo padiglione già ristrutturato in viale Ortles per accoglierne un centinaio che ha diritto al programma di accoglienza per i rifugiati, lo Sprar - anticipa l' assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli - oggi già accogliamo oltre 500 immigrati che chiedono la protezione sussidiaria». «Protesta ridicola», per il vicesindaco Riccardo De Corato: «Il Comune ha offerto vitto, alloggio e orientamento al lavoro ma è arrivato un no: i centri sociali sono i veri registi dell' operazione». (ilaria carra)
YES WE LIVE IN TRAPPOLA.. LIFE IN FUGTIVE
“I
nostri diritti sono continuamente calpestati”. “Ci trattano come
animali”. Da Milano arrivano le denuncie di centinaia di rifugiati
politici, aventi diritto per legge a servizi di accoglienza, costretti,
invece, a dormire per strada. A documentare la loro protesta, un film
presentato al Festival del cinema Africano d’Asia e d’America Latina,
che si sta svolgendo proprio in questi giorni nel capoluogo milanese.
Inizia sempre a Milano la storia di Joy, la ragazza di origine
nigeriana vittima di un tentativo di stupro all’interno del centro di
identificazione ed espulsione di via Corelli. Oggi la ragazza, assieme
ad altre sue connazionali, è stata trasferita al Cie di Ponte Galeria,
a Roma e rischia la deportazione.
In questa puntata di Passpartù dunque parleremo dell’accoglienza – o
meglio, della non accoglienza – che l’Italia riserva a rifugiati
politici e richiedenti asilo e vi daremo aggiornamenti sulla vicenda di
Joy, mentre in chiusura, Ritmi ci terrà compagnia con cinque minuti di
buona musica.
E’ l’Aprile del 2009, via Senigallia, periferia milanese. Un palazzo
di sette piani occupato da centinaia di persone viene sgomberato dalle
forze dell’ordine. Gli abitanti dello stabile sono quasi tutti di
orgine africana, e quasi tutti in possesso dello status di rifugiati
politici. A seguito di questa vicenda, gli sgomberati decidono allora
di scendere in piazza, per denunciare la cancellazione aò loro diritto
ad essere accolti nel nostro paese da parte delle istituzioni italiane.
Le manifestazioni venigno però respinte con la violenza “ci hanno
picchiati come animali. Loro non vogliono fare nulla per noi”, si legge
in un duro comunicato che diramano i rifugiati in quei giorni. La notte
del 22 aprile, iniziava allora un presidio a piazza Oberdan, vicino ai
giardini di Porta Venezia, lì i manifestanti rimarranno per settimane.
Oggi il presidio non c’è più, ma questo non significa che i rifugiati
siano stati accolti nei centri di accoglienza del Comune. Per non
dormire all’aperto con temperature glaciali, la maggior parte di loro
ha chiesto ospitalità a parenti e amici, come ci ha raccontato Stefano,
dell’Associazione 3 febbraio, che ha seguito la vicenda sin dall’inizio.
La lunga lotta di Piazza Oberdan,
che ancora oggi è viva e si manifesta con presidi e cortei, ha fatto si
che oggi il Comune milanese ha aumentato di qualche unità il numero di
posti letto dedicati a queste persone, ma secondo le stime della 3
febbraio, oggi sono ancora più di trecento i rifugiati politici a
Milano costretti a dormire per strada.
La vicenda, dai suoi esordi a via Senigallia ai giorni nostri, è stata
seguita dalla telecamera di Lemnaouar Ahmine. Già autore di diversi
documentari sull’immigrazione in Italia, Ahmine lo scorso anno decide
di raccontare anche questa storia. Risultato: un lungometraggio dal
titolo “La Trappola”, che proprio in questi giorni partecipa al
Festival del cinema Africano d’Asia e d’America Latina.
La storia, ormai nota come la lotta di piazza Oberdan, ancora non è finita. Il 6 febbraio il corpo di Daniel Teferi è stato trovato senza vita sui binari della stazione di Treviglio. Colpito al capo con un corpo contundente, il giovane di origine etiope è caduto sulle rotaie, e lì è stato scoperto poche ore dopo da un pendolare. Per ricordare Daniel, e per denunciare ancora una volta l’immobilisimo delle istituzioni nei confronti dei rifugiati politici, il gruppo di piazza Oberdan è sceso di nuovo in piazza domenica 14 marzo. Tra i protagonisti del corteo c’era Paulos, che in quella occasione ha lanciato la sua proposta: creare una associazione nazionale che raduni tutte le istanze della comunità rifugiata in Italia. “Lìobiettivo è organizzare una forza che già esiste” spiega Paulos ai nostri microfoni “perchè, da nord a sud, sono migliaia i rifugiati che non si sentono protetti nel nostro paese”. “Non so più se in Italia c’è una democrazia o una dittatura” si rammarica il govane “La differenza tra gli schiavi d’America e noi è che un tempo ce li portavano, mentre oggi fanno in modo che arriviamo da soli. Noi non ce l’abbiamo con l’Italia, ma con tutti quei paesi che nel 1951 hanno firmato la convenzione Onu relativa allo status di rifugiati, e che adesso non ci garantiscono il diritto d’asilo”.
La situazione non cambia se ci si sposta a Roma. Qui i centri di accoglienza sono largamente insufficienti, e quelli che esistono si trovano in periferie sperdute, completamente scollegate dalla realtà metropolitana. Una scelta a dir poco bizzarra, se si pensa che tra gli obiettivi di queste strutture c’è quello di favorire l’integrazione. Dagmawi Ymer è il regista di C.a.r.a., un altro documentario che sarà proiettato al Festival del Cinema Africano, che documenta la vita nel centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, alle porte della capitale . I protagonisti, Hassan e Abubakar, ragazzi somali di 20 e 21 anni, sono nati e cresciuti insieme a Mogadiscio durante la guerra civile, compagni di classe alle elementari, si sono ritrovati a Tripoli durante la fuga verso l’Europa e infine nel centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto. “Tutti i centri di accoglienza di Roma sono uguali” racconta il regista “solamente posti dove mangiare e dormire, pieni di vuoto”.
Prima di concludere vogliamo aggiornarvi su una vicenda, che parte
da Milano e ha un seguito a Roma. E’ la storia di Joy, una giovane
donna di origine nigeriana. Reclusa nel Centro di Identificazione ed
Espulsione di Milano. nell’agosto del 2009 partecipa a una rivolta che
termina con l’arresto di quattordici persone. Joy è una di loro.
Durante il processo, Joy denuncia di avere subito un tentativo di
stupro da parte dell’ispettore capo della polizia Vittorio Addesso.
Uscita dal carcere il 12 febbraio, è stata trasferita nel Cie di Modena
e poi, il 16 marzo, in quello di Ponte Galeria, a Roma. “Il preludio
alla deportazione” dicono le ragazze del comitato noinonsiamocomplici,
che hanno seguito la vicenda sin dall’inizio
La situazione, al 18 marzo, era ancora in stallo: Joy, si trovava
ancora a ponte Galeria in attesa di essere deportata. Va però detto che
quel giorno 25 uomini e donne provenienti dalla Nigeria sono stati
rimpatriati da Ponte Galeria con un charter organizzato da Frontex. Per
avere aggiornamenti, potete visitare il blog di Noinonsiamocomplici.
Ospiti della puntata: Lemnaouar Ahmine, Dagmawi Ymer, Paulos, Stefano, Nicoletta
In redazione: Elise Melot
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati
Passpartù 24: La lotta di piazza Oberdan [30:03m]: Play Now | Download
Marzia Coronati is
All posts by Marzia Coronati
DO NOT TRY TO HIDE THE REALITY TO ESCAPE FROM THE RESPONSABILITY
COMUNE OF MILAN. LISTEN TO THEIR WORDS. YESTERDAY WE ARE NOT THE REFUGEES TODAY WE ARE THE REFUGEES TOMORROW WE DO NOT KNOW. BECAUSE THEY HAVE TO MOUTH IN ONE HEAD
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Rifugiati di Milano: chi è onesto Comunicato di venerdi 24 e audio durante la cerimonia del 25 aprile 26 / 4 / 2009 Chi è onesto:
Come tutti sanno, ieri 23/04/09, prima hanno provato a portarci via dai Giardini di Porta Venezia con la forza. Ci hanno chiesto chi siamo e da dove veniamo e dopo ci hanno detto di dar loro i nostri documenti di identità e i permessi di soggiorno, così che potessero controllarli in Questura.
Ci hanno fatto le fotografie e poi abbiamo fatto una breve riunione con il Comune di Milano. Dopo una lunga discussione abbiamo accettato di risolvere il problema in 15 giorni attraverso il dialogo.
Questa mattina, 24/04/09, la delegazione del Comune di Milano è arrivata alle ore 9:30 di mattino e ci ha portato la regolarizzazione per il dormitorio (centro di accoglienza): abbiamo detto loro che la regolarizzazione non ci interessava, perchè abbiamo accettato di stare nei dormitori per 15 giorni solo per dialogare e continuare a discutere lontano dalle strade, e abbiamo chiesto alla delegazione se era possibile stare nei dormitori e continuare la nostra protesta. Ci hanno detto di uscire dai dormitori: ci hanno detto che non abbiamo il diritto di continuare a protestare nei dormitori.
Così adesso siamo ancora nelle strade di Milano. Ci sentiamo liberi più che nei dormitori, perchè per noi dormitorio significa una grande prigione.
I Rifugiati di Milano
Ascolta Paulos, portavoce dei rifugiati, da piazza del Duomo durante la manifestazione del 25 aprile.
www.rifugiatimilano.blogspot.com
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Who in honest
As everybody knows yesterday 23/04/09:, first they tried to took us by force from the garden (City Park of Porta Venezia). They asked who we are and were we come from after they told us to give our ID Card and permission of stay, so they could check it up in the Questura. And they took up our photograph, then later we had a little meeting with the Commun of Milan. After a long discussion we agreed to solve the problem in 15 days through dialogue.
Today morning, 24/04/09, the delegation of Commun of Milan arrived at 9:30 AM so they brought the regulation of the dormitare (centro di accoglienza): we told them that the regulation doesn't concern to us, because we went to stay at the dormitare for dialogue for 15 days to continue our discussion from sleeping outside from the street, and we ask the delegation if there is a possibility to stay in the dormitare to continue our demonstration. They fired us from the dormitare: they told us we don't have the right to continue our demonstration in the dormitare.
So now we are in the street of Milan again. We feel free more than in the dormitare, because dormitare means big prison to us.
WHERE IS U.N.H.C.R?AND WHAT IS THE MEANING OF U.N.H.C.R?
U.N.H.C.R. PLEASE TURN YOUR NECK TO THE RIGHT LESS REFUGEES IN ITALY.DO NOT SLEEP BECAUSE TIME IS OVER
«Se l’Italia non è in grado di tutelare i nostri diritti allora ci dia la possibilità di andare via»: lo chiedono i rifugiati politici provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia che stamattina a Roma hanno organizzato un sit-in di protesta a piazza San Marco.
Il gruppo più consistente dei manifestanti è costituito dai rifugiati politici che da mesi dormono in piazza Oberdan, a Milano. «In questo paese non abbiamo nessun diritto. L’Italia ci ha accolto come rifugiati, ora però ci deve rispettare.
Se non è in grado di farlo cancelli le nostre impronte digitali e ci lasci la possibilità di andare in un altro paese europeo, dove i nostri diritti sarebbero rispettati», ha detto all’agenzia Redattore sociale Paulus, eritreo e portavoce del gruppo di piazza Oberdan. I rifugiati hanno chiesto di incontrare il presidente della Camera e ii rappresentanti dell’Unhcr.
In piazza c’erano anche gli eritrei e i somali che a Roma si trovano in condizioni disagiate: «Noi non abbiamo un posto dove stare, non abbiamo il lavoro, niente di niente». I manifestanti chiedono all’Italia di rispettare la convenzione di Ginevra del 1951 e di fermare i respingimenti, anche alla luce anche delle notizie di queste ore sul barcone con oltre 200 persone che le autorità di malta non hanno voluto soccorrere
WHERE IS U.N.H.C.R?AND WHAT IS THE MEANING OF U.N.H.C.R?
U.N.H.C.R. PLEASE TURN YOUR NECK TO THE RIGHT LESS REFUGEES IN ITALY.DO NOT SLEEP BECAUSE TIME IS OVER
«Se l’Italia non è in grado di tutelare i nostri diritti allora ci dia la possibilità di andare via»: lo chiedono i rifugiati politici provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia che stamattina a Roma hanno organizzato un sit-in di protesta a piazza San Marco.
Il gruppo più consistente dei manifestanti è costituito dai rifugiati politici che da mesi dormono in piazza Oberdan, a Milano. «In questo paese non abbiamo nessun diritto. L’Italia ci ha accolto come rifugiati, ora però ci deve rispettare.
Se non è in grado di farlo cancelli le nostre impronte digitali e ci lasci la possibilità di andare in un altro paese europeo, dove i nostri diritti sarebbero rispettati», ha detto all’agenzia Redattore sociale Paulus, eritreo e portavoce del gruppo di piazza Oberdan. I rifugiati hanno chiesto di incontrare il presidente della Camera e ii rappresentanti dell’Unhcr.
In piazza c’erano anche gli eritrei e i somali che a Roma si trovano in condizioni disagiate: «Noi non abbiamo un posto dove stare, non abbiamo il lavoro, niente di niente». I manifestanti chiedono all’Italia di rispettare la convenzione di Ginevra del 1951 e di fermare i respingimenti, anche alla luce anche delle notizie di queste ore sul barcone con oltre 200 persone che le autorità di malta non hanno voluto soccorrere
LIFE IS THE GREAT GIFT FOR ALL FROM GOD OF ABRHAM.JACOB AND ESACK.
WE ARE THE REFUGEES IN MILAN WE FEEL PROUD ABOUT MONI OVADIA. THANKS FOR YOUR SOLIDARITY
A Milano la quinta Notte Bianca della solidarietà con i rifugiati
Sabato 10 ottobre dalle ore 19.00 in piazza Oberdan a Milano la quinta Notte Bianca della solidarietà con i rifugiati. Parteciperà anche Moni Ovadia.
Sabato 10 ottobre dalle ore 19.00 in piazza Oberdan a Milano la quinta Notte Bianca della solidarietà con i rifugiati. Parteciperà anche Moni Ovadia.Sabato 10 ottobre in piazza Oberdan i rifugiati di Milano e le associazioni, gruppi e individui riunitisi nel Comitato locale per la manifestazione nazionale e antirazzista del 17 ottobre a Roma, invitano tutta la popolazione alla quinta Notte Bianca della solidarietà. L'evento è organizzato dal centro delle Culture di Milano.
Dopo il lungo silenzio delle istituzioni, interrotto dall'incontro ottenuto dai rifugiati con l'amministrazione comunale milanese, la mobilitazione non si ferma e chiede che le promesse fatte vengano rispettate.
Durante la serata, a cui parteciperà l'attore e compositore Moni Ovadia, sarà possibile riservare il proprio posto sull’autobus per la manifestazione nazionale antirazzista che si terrà a Roma il 17 ottobre. Sarà inoltre possibile avere materiale informativo e conoscere personalmente i protagonisti della manifestazione.
Le associazioni coinvolte e i rifugiati chiedono di partecipare alla mobilitazione per la costruzione di una solidarietà concreta, di una corretta informazione, di una società più umana, libera e accogliente.
we are grooving in fugtive
searching for protection they pull us from the sea drop us in the street of italy like rubbish we shout and there is no respond evne now to sleep in the street become dangerous.because the racism and criminals they know where the can find us.escape from the dictatorship rule and die in the street of italy become logic.if you fight for your rights you are the criminal and by any way they want bring you as guilty so what is the solution? the solution is to die silent close your mouth your eyes and your ears. so what is the defferent between dictator and dimocracy?
where are you u.n.h.c.r.? the kicked us like animals