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Come continuare l'impegno antirazzista dopo il 4 ottobre

La manifestazione del 4 ottobre a Roma è stato un successo; all’appello per una manifestazione nazionale antirazzista lanciato da Socialismo rivoluzionario nel mese di giugno, l’A3F ha subito risposto e ha cominciato a costruire un evento che è stato unico in Italia e che si è fatto sentire ai quattro angoli del mondo. Dall’Argentina al Senegal alla Cina alla Francia, non c’è oggi luogo in cui non si è saputo della manifestazione. 15.000 anime, di colori e provenienze diverse, unite nel gridare la propria voglia di una società più libera e più giusta, in cui poterci tutti riconoscere come parte di una stessa e sola “razza” - la specie umana, e in cui tutti possano vivere dignitosamente e in sicurezza, senza essere sfruttati, e senza subire attacchi razzisti nelle nostre città. Quella folla vivace, rumorosa e colorata gridava anche la nostra determinazione nel denunciare il razzismo “democratico”, quel razzismo alimentato dai luoghi comuni e dalla politica e diffuso nella società che vuole criminalizzare “lo straniero” o il “clandestino”, che vuole dividere, o assimilare, sulla base di una presunta superiorità di una cultura (“la nostra!”), che vede nella diversità un problema o un pericolo per l’ordine pubblico.

Il processo che ha messo in moto tante persone per la realizzazione della manifestazione è stato decisivo; il successo non si misura solo sui numeri, ma sul protagonismo di tanti antirazzisti, sulla presenza diffusa dei fratelli e delle sorelle di qualsiasi etnia, dall’Africa al subcontinente indiano, dai paesi dell’est alla partecipazione significativa della comunità cinese e latinoamericana; ancora, tale successo si misura sulla presenza di tanti giovani, di diversi colori, dai Comitati antirazzisti nati all’interno delle Università di molte città, e nei quartieri.
La A3F è riuscita a mobilitare circa 5.000 fratelli e sorelle immigrati. In testa al corteo, che si apriva con lo striscione unitario del Comitato promotore “STOP AL RAZZISMO”, c’erano i fratelli di Castelvolturno, amici delle sei vittime di una efferata strage di camorra, e gli amici di Abba, il giovane del Burkina Faso ucciso a sprangate a Milano un mese fa’; con l’Associazione 3 febbraio c’erano fratelli e sorelle e antirazzisti provenienti da Saronno, dal Veneto, da Pisa, Prato, Trento, Bari, Palermo, Firenze, Torino, Genova, Bologna, Napoli e Milano. Dobbiamo riconoscere il coraggio di tanti fratelli che hanno scelto di stare in piazza con noi, che hanno affrontato le paure, i condizionamenti e i ricatti delle burocrazie sindacali e politiche che nella giornata del 4 ottobre hanno fatto di tutto perché la nostra manifestazione non riuscisse.
Inoltre non dobbiamo dimenticare i tanti che non hanno potuto, per motivi diversi, essere con noi in piazza ma che hanno contribuito e sostenuto la costruzione della manifestazione. Fratelli e sorelle di cui non dobbiamo perdere il contatto.
C’è un legame serio, profondo e vivo che l’A3F deve continuare ad alimentare a portare avanti costruttivamente in ogni città, paese, quartiere, promuovendo solidarietà e costruendo relazioni basate sulla fratellanza.
Bisogna continuare nella costruzione della A3F, un’associazione che può diventare una comunità, a cui tutti coloro che si riconoscono nella solidarietà e nella fratellanza possano farvi parte.