- Contro la violenza di israele solidarietà con i volontari internazionali e il popolo palestinese
- Associazione Nazionale Antirazzista 3 febbraio - Prato
- 1° maggio solidale e antirazzista
- Napoli, 1999: Hotel Moldova
- Milano. Manifestazione antirazzista il 20 marzo in via Padova
- Sant'Antimo (NA): Le foto della manifestazione del 6 marzo
- Sant'Antimo: Servizio del TG3 del 6 marzo 2010
- L’ultima beffa: spunta la sanatoria trappola
- Sant'Antimo: Servizio del TG3 del 20 febbraio 2010
- Sant'Antimo: servizio del TG3
YES WE LIVE IN TRAPPOLA.. LIFE IN FUGTIVE
“I
nostri diritti sono continuamente calpestati”. “Ci trattano come
animali”. Da Milano arrivano le denuncie di centinaia di rifugiati
politici, aventi diritto per legge a servizi di accoglienza, costretti,
invece, a dormire per strada. A documentare la loro protesta, un film
presentato al Festival del cinema Africano d’Asia e d’America Latina,
che si sta svolgendo proprio in questi giorni nel capoluogo milanese.
Inizia sempre a Milano la storia di Joy, la ragazza di origine
nigeriana vittima di un tentativo di stupro all’interno del centro di
identificazione ed espulsione di via Corelli. Oggi la ragazza, assieme
ad altre sue connazionali, è stata trasferita al Cie di Ponte Galeria,
a Roma e rischia la deportazione.
In questa puntata di Passpartù dunque parleremo dell’accoglienza – o
meglio, della non accoglienza – che l’Italia riserva a rifugiati
politici e richiedenti asilo e vi daremo aggiornamenti sulla vicenda di
Joy, mentre in chiusura, Ritmi ci terrà compagnia con cinque minuti di
buona musica.
E’ l’Aprile del 2009, via Senigallia, periferia milanese. Un palazzo
di sette piani occupato da centinaia di persone viene sgomberato dalle
forze dell’ordine. Gli abitanti dello stabile sono quasi tutti di
orgine africana, e quasi tutti in possesso dello status di rifugiati
politici. A seguito di questa vicenda, gli sgomberati decidono allora
di scendere in piazza, per denunciare la cancellazione aò loro diritto
ad essere accolti nel nostro paese da parte delle istituzioni italiane.
Le manifestazioni venigno però respinte con la violenza “ci hanno
picchiati come animali. Loro non vogliono fare nulla per noi”, si legge
in un duro comunicato che diramano i rifugiati in quei giorni. La notte
del 22 aprile, iniziava allora un presidio a piazza Oberdan, vicino ai
giardini di Porta Venezia, lì i manifestanti rimarranno per settimane.
Oggi il presidio non c’è più, ma questo non significa che i rifugiati
siano stati accolti nei centri di accoglienza del Comune. Per non
dormire all’aperto con temperature glaciali, la maggior parte di loro
ha chiesto ospitalità a parenti e amici, come ci ha raccontato Stefano,
dell’Associazione 3 febbraio, che ha seguito la vicenda sin dall’inizio.
La lunga lotta di Piazza Oberdan,
che ancora oggi è viva e si manifesta con presidi e cortei, ha fatto si
che oggi il Comune milanese ha aumentato di qualche unità il numero di
posti letto dedicati a queste persone, ma secondo le stime della 3
febbraio, oggi sono ancora più di trecento i rifugiati politici a
Milano costretti a dormire per strada.
La vicenda, dai suoi esordi a via Senigallia ai giorni nostri, è stata
seguita dalla telecamera di Lemnaouar Ahmine. Già autore di diversi
documentari sull’immigrazione in Italia, Ahmine lo scorso anno decide
di raccontare anche questa storia. Risultato: un lungometraggio dal
titolo “La Trappola”, che proprio in questi giorni partecipa al
Festival del cinema Africano d’Asia e d’America Latina.
La storia, ormai nota come la lotta di piazza Oberdan, ancora non è finita. Il 6 febbraio il corpo di Daniel Teferi è stato trovato senza vita sui binari della stazione di Treviglio. Colpito al capo con un corpo contundente, il giovane di origine etiope è caduto sulle rotaie, e lì è stato scoperto poche ore dopo da un pendolare. Per ricordare Daniel, e per denunciare ancora una volta l’immobilisimo delle istituzioni nei confronti dei rifugiati politici, il gruppo di piazza Oberdan è sceso di nuovo in piazza domenica 14 marzo. Tra i protagonisti del corteo c’era Paulos, che in quella occasione ha lanciato la sua proposta: creare una associazione nazionale che raduni tutte le istanze della comunità rifugiata in Italia. “Lìobiettivo è organizzare una forza che già esiste” spiega Paulos ai nostri microfoni “perchè, da nord a sud, sono migliaia i rifugiati che non si sentono protetti nel nostro paese”. “Non so più se in Italia c’è una democrazia o una dittatura” si rammarica il govane “La differenza tra gli schiavi d’America e noi è che un tempo ce li portavano, mentre oggi fanno in modo che arriviamo da soli. Noi non ce l’abbiamo con l’Italia, ma con tutti quei paesi che nel 1951 hanno firmato la convenzione Onu relativa allo status di rifugiati, e che adesso non ci garantiscono il diritto d’asilo”.
La situazione non cambia se ci si sposta a Roma. Qui i centri di accoglienza sono largamente insufficienti, e quelli che esistono si trovano in periferie sperdute, completamente scollegate dalla realtà metropolitana. Una scelta a dir poco bizzarra, se si pensa che tra gli obiettivi di queste strutture c’è quello di favorire l’integrazione. Dagmawi Ymer è il regista di C.a.r.a., un altro documentario che sarà proiettato al Festival del Cinema Africano, che documenta la vita nel centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, alle porte della capitale . I protagonisti, Hassan e Abubakar, ragazzi somali di 20 e 21 anni, sono nati e cresciuti insieme a Mogadiscio durante la guerra civile, compagni di classe alle elementari, si sono ritrovati a Tripoli durante la fuga verso l’Europa e infine nel centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto. “Tutti i centri di accoglienza di Roma sono uguali” racconta il regista “solamente posti dove mangiare e dormire, pieni di vuoto”.
Prima di concludere vogliamo aggiornarvi su una vicenda, che parte
da Milano e ha un seguito a Roma. E’ la storia di Joy, una giovane
donna di origine nigeriana. Reclusa nel Centro di Identificazione ed
Espulsione di Milano. nell’agosto del 2009 partecipa a una rivolta che
termina con l’arresto di quattordici persone. Joy è una di loro.
Durante il processo, Joy denuncia di avere subito un tentativo di
stupro da parte dell’ispettore capo della polizia Vittorio Addesso.
Uscita dal carcere il 12 febbraio, è stata trasferita nel Cie di Modena
e poi, il 16 marzo, in quello di Ponte Galeria, a Roma. “Il preludio
alla deportazione” dicono le ragazze del comitato noinonsiamocomplici,
che hanno seguito la vicenda sin dall’inizio
La situazione, al 18 marzo, era ancora in stallo: Joy, si trovava
ancora a ponte Galeria in attesa di essere deportata. Va però detto che
quel giorno 25 uomini e donne provenienti dalla Nigeria sono stati
rimpatriati da Ponte Galeria con un charter organizzato da Frontex. Per
avere aggiornamenti, potete visitare il blog di Noinonsiamocomplici.
Ospiti della puntata: Lemnaouar Ahmine, Dagmawi Ymer, Paulos, Stefano, Nicoletta
In redazione: Elise Melot
Passpartù è un programma a cura di Marzia Coronati
Passpartù 24: La lotta di piazza Oberdan [30:03m]: Play Now | Download
Marzia Coronati is
All posts by Marzia Coronati
DO NOT TRY TO HIDE THE REALITY TO ESCAPE FROM THE RESPONSABILITY
COMUNE OF MILAN. LISTEN TO THEIR WORDS. YESTERDAY WE ARE NOT THE REFUGEES TODAY WE ARE THE REFUGEES TOMORROW WE DO NOT KNOW. BECAUSE THEY HAVE TO MOUTH IN ONE HEAD
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Rifugiati di Milano: chi è onesto Comunicato di venerdi 24 e audio durante la cerimonia del 25 aprile 26 / 4 / 2009 Chi è onesto:
Come tutti sanno, ieri 23/04/09, prima hanno provato a portarci via dai Giardini di Porta Venezia con la forza. Ci hanno chiesto chi siamo e da dove veniamo e dopo ci hanno detto di dar loro i nostri documenti di identità e i permessi di soggiorno, così che potessero controllarli in Questura.
Ci hanno fatto le fotografie e poi abbiamo fatto una breve riunione con il Comune di Milano. Dopo una lunga discussione abbiamo accettato di risolvere il problema in 15 giorni attraverso il dialogo.
Questa mattina, 24/04/09, la delegazione del Comune di Milano è arrivata alle ore 9:30 di mattino e ci ha portato la regolarizzazione per il dormitorio (centro di accoglienza): abbiamo detto loro che la regolarizzazione non ci interessava, perchè abbiamo accettato di stare nei dormitori per 15 giorni solo per dialogare e continuare a discutere lontano dalle strade, e abbiamo chiesto alla delegazione se era possibile stare nei dormitori e continuare la nostra protesta. Ci hanno detto di uscire dai dormitori: ci hanno detto che non abbiamo il diritto di continuare a protestare nei dormitori.
Così adesso siamo ancora nelle strade di Milano. Ci sentiamo liberi più che nei dormitori, perchè per noi dormitorio significa una grande prigione.
I Rifugiati di Milano
Ascolta Paulos, portavoce dei rifugiati, da piazza del Duomo durante la manifestazione del 25 aprile.
www.rifugiatimilano.blogspot.com
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Who in honest
As everybody knows yesterday 23/04/09:, first they tried to took us by force from the garden (City Park of Porta Venezia). They asked who we are and were we come from after they told us to give our ID Card and permission of stay, so they could check it up in the Questura. And they took up our photograph, then later we had a little meeting with the Commun of Milan. After a long discussion we agreed to solve the problem in 15 days through dialogue.
Today morning, 24/04/09, the delegation of Commun of Milan arrived at 9:30 AM so they brought the regulation of the dormitare (centro di accoglienza): we told them that the regulation doesn't concern to us, because we went to stay at the dormitare for dialogue for 15 days to continue our discussion from sleeping outside from the street, and we ask the delegation if there is a possibility to stay in the dormitare to continue our demonstration. They fired us from the dormitare: they told us we don't have the right to continue our demonstration in the dormitare.
So now we are in the street of Milan again. We feel free more than in the dormitare, because dormitare means big prison to us.
WHERE IS U.N.H.C.R?AND WHAT IS THE MEANING OF U.N.H.C.R?
U.N.H.C.R. PLEASE TURN YOUR NECK TO THE RIGHT LESS REFUGEES IN ITALY.DO NOT SLEEP BECAUSE TIME IS OVER
«Se l’Italia non è in grado di tutelare i nostri diritti allora ci dia la possibilità di andare via»: lo chiedono i rifugiati politici provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia che stamattina a Roma hanno organizzato un sit-in di protesta a piazza San Marco.
Il gruppo più consistente dei manifestanti è costituito dai rifugiati politici che da mesi dormono in piazza Oberdan, a Milano. «In questo paese non abbiamo nessun diritto. L’Italia ci ha accolto come rifugiati, ora però ci deve rispettare.
Se non è in grado di farlo cancelli le nostre impronte digitali e ci lasci la possibilità di andare in un altro paese europeo, dove i nostri diritti sarebbero rispettati», ha detto all’agenzia Redattore sociale Paulus, eritreo e portavoce del gruppo di piazza Oberdan. I rifugiati hanno chiesto di incontrare il presidente della Camera e ii rappresentanti dell’Unhcr.
In piazza c’erano anche gli eritrei e i somali che a Roma si trovano in condizioni disagiate: «Noi non abbiamo un posto dove stare, non abbiamo il lavoro, niente di niente». I manifestanti chiedono all’Italia di rispettare la convenzione di Ginevra del 1951 e di fermare i respingimenti, anche alla luce anche delle notizie di queste ore sul barcone con oltre 200 persone che le autorità di malta non hanno voluto soccorrere
WHERE IS U.N.H.C.R?AND WHAT IS THE MEANING OF U.N.H.C.R?
U.N.H.C.R. PLEASE TURN YOUR NECK TO THE RIGHT LESS REFUGEES IN ITALY.DO NOT SLEEP BECAUSE TIME IS OVER
«Se l’Italia non è in grado di tutelare i nostri diritti allora ci dia la possibilità di andare via»: lo chiedono i rifugiati politici provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia che stamattina a Roma hanno organizzato un sit-in di protesta a piazza San Marco.
Il gruppo più consistente dei manifestanti è costituito dai rifugiati politici che da mesi dormono in piazza Oberdan, a Milano. «In questo paese non abbiamo nessun diritto. L’Italia ci ha accolto come rifugiati, ora però ci deve rispettare.
Se non è in grado di farlo cancelli le nostre impronte digitali e ci lasci la possibilità di andare in un altro paese europeo, dove i nostri diritti sarebbero rispettati», ha detto all’agenzia Redattore sociale Paulus, eritreo e portavoce del gruppo di piazza Oberdan. I rifugiati hanno chiesto di incontrare il presidente della Camera e ii rappresentanti dell’Unhcr.
In piazza c’erano anche gli eritrei e i somali che a Roma si trovano in condizioni disagiate: «Noi non abbiamo un posto dove stare, non abbiamo il lavoro, niente di niente». I manifestanti chiedono all’Italia di rispettare la convenzione di Ginevra del 1951 e di fermare i respingimenti, anche alla luce anche delle notizie di queste ore sul barcone con oltre 200 persone che le autorità di malta non hanno voluto soccorrere
LIFE IS THE GREAT GIFT FOR ALL FROM GOD OF ABRHAM.JACOB AND ESACK.
WE ARE THE REFUGEES IN MILAN WE FEEL PROUD ABOUT MONI OVADIA. THANKS FOR YOUR SOLIDARITY
A Milano la quinta Notte Bianca della solidarietà con i rifugiati
Sabato 10 ottobre dalle ore 19.00 in piazza Oberdan a Milano la quinta Notte Bianca della solidarietà con i rifugiati. Parteciperà anche Moni Ovadia.
Sabato 10 ottobre dalle ore 19.00 in piazza Oberdan a Milano la quinta Notte Bianca della solidarietà con i rifugiati. Parteciperà anche Moni Ovadia.Sabato 10 ottobre in piazza Oberdan i rifugiati di Milano e le associazioni, gruppi e individui riunitisi nel Comitato locale per la manifestazione nazionale e antirazzista del 17 ottobre a Roma, invitano tutta la popolazione alla quinta Notte Bianca della solidarietà. L'evento è organizzato dal centro delle Culture di Milano.
Dopo il lungo silenzio delle istituzioni, interrotto dall'incontro ottenuto dai rifugiati con l'amministrazione comunale milanese, la mobilitazione non si ferma e chiede che le promesse fatte vengano rispettate.
Durante la serata, a cui parteciperà l'attore e compositore Moni Ovadia, sarà possibile riservare il proprio posto sull’autobus per la manifestazione nazionale antirazzista che si terrà a Roma il 17 ottobre. Sarà inoltre possibile avere materiale informativo e conoscere personalmente i protagonisti della manifestazione.
Le associazioni coinvolte e i rifugiati chiedono di partecipare alla mobilitazione per la costruzione di una solidarietà concreta, di una corretta informazione, di una società più umana, libera e accogliente.
we are grooving in fugtive
searching for protection they pull us from the sea drop us in the street of italy like rubbish we shout and there is no respond evne now to sleep in the street become dangerous.because the racism and criminals they know where the can find us.escape from the dictatorship rule and die in the street of italy become logic.if you fight for your rights you are the criminal and by any way they want bring you as guilty so what is the solution? the solution is to die silent close your mouth your eyes and your ears. so what is the defferent between dictator and dimocracy?
where are you u.n.h.c.r.? the kicked us like animalsConvocazione della riunione del Coordinamento nazionale StopRazzismo
La riunione del Coordinamento nazionale StopRazzismo si svolgerà
domenica 21 marzo alle ore 11 a Roma
c/o la sede Unicobas in via Tuscolana 9. (tel. 06.70302626)
La prossima riunione del Coordinamento nazionale StopRazzismo riveste una particolare importanza. Sulla base della scorsa riunione del 13 febbraio dove abbiamo preso importanti orientamenti e decisioni c’è bisogno di sviluppare una discussione che metta al centro l’iniziativa e la costruzione di StopRazzismo come coalizione di un antirazzismo radicale e coerente.
Le ragioni di fondo della rivolta di Rosarno; l’originale esperienza di lotta dei fratelli di S.Antimo (Na) – dove il 6 marzo c’è stata un’altra manifestazione molto partecipata altrettanto originale – che vede molto impegnata l’Associazione antirazzista “3 febbraio” e attorno alla quale si va allargando un fronte di solidarietà di diverse associazioni di volontariato laiche e religiose; la continuazione della lotta dei profughi di Milano che si sta riorganizzando e che domenica 28 febbraio sono stati incontrati e accolti dagli amici della chiesa valdese, ci dicono dell’esigenza e della possibilità di consolidare la costruzione di StopRazzismo come coordinamento nazionale e soprattutto come coordinamenti cittadini proponendo ad altre realtà, associazioni e personalità di unirci nell’impegno solidale e antirazzista.
StopRazzismo ha rappresentato una particolare garanzia per la riuscita del 17 ottobre e rappresenta la componente che con più coerenza vuole interpretarne i contenuti della piattaforma che muove dal principio dell’accoglienza per tutti senza condizioni. La consapevolezza di cos’è e cosa vuole essere StopRazzismo va approfondita e condivisa. La situazione di un crescente clima di razzismo e discriminazioni, infatti, si va intrecciando con un evidente sfrangiamento di gran parte delle forze che hanno partecipato alla manifestazione del 17 ottobre che si sono appiattite sui contenuti e sul metodo del “comitato primo marzo”, in tutta evidenza distanti e contrapposti al 17 ottobre come abbiamo avuto modo di precisare. Ne abbiamo avuto conferma nell’assemblea della “rete di collegamento 17 ottobre” che si è svolta il 7 marzo a Roma dalla quale, viste le profonde differenze emerse, la delegazione di StopRazzismo ha deciso di prendere coerentemente le distanze.
Tutto ciò spiega la particolare importanza della prossima riunione. La proposta è di affrontare almeno quattro punti:
1.Una discussione sul contesto d’assieme in cui ci troviamo per decidere come rilanciare la costruzione di Stoprazzismo sul piano nazionale e locale proponendo l’unità e la convergenza a nuove realtà del volontariato e dell’associazionismo.
2.La realizzazione del 2° convegno nazionale di StopRazzismo su cui la commissione preposta presenterà previamente una proposta di temi e modalità.
3.La preparazione del 1° maggio solidale e antirazzista sulla base della piattaforma decisa nella scorsa riunione.
4.Un punto sulla situazione finanziaria
Prevedibilmente si avrà bisogno di quattro ore e mezzo di lavoro. Si raccomanda la puntualità affinché i tempi della riunione possano facilitare i viaggi di ritorno.
WHERE IS OUR PROTACTION?
milanrefugees | 12 Marzo, 2010 00:16
Comitato Rifugiati di Milano
COMUNICATO STAMPA
Per la nona volta la questura di Milano ci ha negato una manifestazione che potesse finire in piazza Duomo. Pensavamo che manifestare fosse un diritto democratico, ma forse non lo è per i rifugiati, visto che tutte le altre manifestazioni hanno la possibilità di passare dal centro di Milano. Forse non vogliono che la nostra voce esca? Forse hanno vergogna di far sapere come costringono a vivere i rifugiati? Senza diritti e dormendo per strada. Per far sentire la nostra voce abbiamo scelto di accettare, dopo aver combattuto non poco, l’unica possibilità che la questura ci offriva. Non la manifestazione il sabato ma la domenica e non il percorso Stazione Centrale- Duomo, ma Stazione centrale- Piazza Oberdan. La nostra sarà una manifestazione per i nostri diritti, peraltro sanciti da leggi internazionali, ma sarà anche una manifestazione in ricordo del nostro fratello Daniel trovato morto ammazzato sui binari della ferrovia a Treviglio. La sua morte non ha ancora un colpevole, ma sicuramente ci sono parecchie responsabilità, prima tra tutte, quella dello Stato che non è in grado di dare ai rifugiati la giusta protezione a cui hanno diritto. Probabilmente se Daniel non fosse stato costretto a dormire per strada, ma avesse avuto la possibilità di vivere in una casa, come di diritto a tutti gli esseri umani, ora sarebbe ancora vivo.
MANIFESTAZIONE DEI RIFUGIATI DI MILANO
DOMENICA 14 MARZO
ORE 15
PARTENZA DA PIAZZA DUCA D’AOSTA
(STAZIONE CENTRALE)
www.ecodibergamo.it/videos/Video/3981
Per informazioni: Tel. 3456125464 E-mail rifugiati.milano@gmail.com Per saperne di più sulla nostralottamilanrefugees.bloog.it
/
WE ARE ASKING OUR RIGHTS OF DEMONSTRATION MUST BE GUARANTEED WITH OUT REGARDS TO RACE
Comitato Rifugiati di Milano
COMUNICATO STAMPA
Per la nona volta la questura di Milano ci ha negato una manifestazione che potesse finire in piazza Duomo. Pensavamo che manifestare fosse un diritto democratico, ma forse non lo è per i rifugiati, visto che tutte le altre manifestazioni hanno la possibilità di passare dal centro di Milano. Forse non vogliono che la nostra voce esca? Forse hanno vergogna di far sapere come costringono a vivere i rifugiati? Senza diritti e dormendo per strada.
Per far sentire la nostra voce abbiamo scelto di accettare, dopo aver combattuto non poco, l’unica possibilità che la questura ci offriva. Non la manifestazione il sabato ma la domenica e non il percorso Stazione Centrale- Duomo, ma Stazione centrale- Piazza Oberdan.
La nostra sarà una manifestazione per i nostri diritti, peraltro sanciti da leggi internazionali, ma sarà anche una manifestazione in ricordo del nostro fratello Daniel trovato morto ammazzato sui binari della ferrovia a Treviglio.
La sua morte non ha ancora un colpevole, ma sicuramente ci sono parecchie responsabilità, prima tra tutte, quella dello Stato che non è in grado di dare ai rifugiati la giusta protezione a cui hanno diritto.
Probabilmente se Daniel non fosse stato costretto a dormire per strada, ma avesse avuto la possibilità di vivere in una casa, come di diritto a tutti gli esseri umani, ora sarebbe ancora vivo.
MANIFESTAZIONE DEI RIFUGIATI DI MILANO
DOMENICA 14 MARZO
ORE 15
PARTENZA DA PIAZZA DUCA D’AOSTA
(STAZIONE CENTRALE)
Per informazioni: Tel. 3456125464 E-mail rifugiati.milano@gmail.com
Per saperne di più sulla nostra lotta: milanrefugees.bloog.it
STOP DEPORTATION. AND RESPECT THE INTERNATIONAL LAW
<a target="_blank" href="http://ad.doubleclick.net/click%3Bh%3Dv8/3957/3/0/%2a/g%3B222935881%3B0-0%3B0%3B46645107%3B3454-728/90%3B35804075/35821916/1%3B%3B%7Efdr%3D222814187%3B0-0%3B0%3B19196818%3B3454-728/90%3B35821986/35839840/1%3B%3B%7Eokv%3D%3Bsectn%3Dnews%3Bctype%3Dcontent%3Bnews%3Dhomepage_int%3Badsense_middle%3Dadsense_middle%3Badsense_mpu%3Dadsense_mpu%3Breferrer%3Dnonbbc%3Breferrer_domain%3Dwww.google.it%3Brsi%3D%3Bslug%3Dethiopia+-+eritrea%3Bheadline%3Deritreabecoming%27agiantprison%27%3B%7Esscs%3D%3fhttp://www.visitlondon.com/it?WT.mc_id=oil3_eu_122"><img src="http://s0.2mdn.net/2297141/728x90_LB_italian.gif" width="728" height="90" border="0" alt="" galleryimg="no"></a> BBC.adverts.show("leaderboard");
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The Eritrean government is turning its country into a giant prison, according to Human Rights Watch.
The Horn of Africa nation is widely using military conscription without end, as well as arbitrary detention of its citizens, says HRW.
Hundreds of Eritrean refugees forcibly repatriated from countries like Libya, Egypt and Malta face arrest and torture upon their return, says the group.
Religious persecution and forced labour are also rife in Eritrea, says HRW.
HRW ON ERITREARead the full report [848 KB] Most computers will open this document automatically, but you may need Adobe Reader Download the reader here
The report urges countries not to send back Eritrean asylum-seekers and calls on the international community and donors to exert pressure on the government in Asmara over its rights record.
HRW says every year thousands of Eritreans flee their country, where statutory national service, which used to last 18 months, has been made indefinite.
The advocacy group says most of Eritrea's adult population is currently conscripted.
Sixteen years after it won independence from Ethiopia following a three-decade war, Eritrea is one of the most closed and repressive states in the world, says the report.
It accuses President Isayas Afewerki of using an unresolved border dispute with Ethiopia to keep Eritrea on a permanent war-footing.
HRW says there is no independent civil society and all independent media outlets have been shut down.
People under the age of 50 are rarely granted visas to leave the country and those who try to do so without documentation face imprisonment and torture or being shot at the border, says the group.
Prisoners are often held in underground cells or in shipping containers with dangerously high temperatures, according to the report.
Meanwhile, Christians are being rounded up and tortured on a regular basis, says the group.
The BBC's Pascale Harter spoke to Salamay, a 16-year-old Eritrean refugee in Italy.
She said she fled when police began rounding up youths in her village for national service.
In Sudan, she said a family took her hostage and forced her to work without pay.
In Libya, she was taken to a prison where inmates faced rape every night by the guards.
where is our money? after all this money for refugees still we are the refugees we live in piazza oberdan like rubbish. why for cruelty? where is humanity? where is the integrity?
IN 1^ COMMISSIONE
Al Ministro dell’Interno
Premesso che:
l’articolo 2 della Costituzione italiana stabilisce che la Repubblica italiana riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;l’articolo 3 della Costituzione italiana, nel tutelare il principio di uguaglianza, afferma che è compito della Repubblica rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale impediscono il libero sviluppo della persona umana”;sin dai tempi della Convenzione di Vienna del 28 luglio 1951 lo status di rifugiato viene riconosciuto dal diritto internazionale e universalmente tutelato;considerato che:nel 2007 il Governo Prodi, con il Ministro dell’interno Giuliano Amatoe il Ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero stabilì di investire risorse per una politica dell’immigrazione giusta eresponsabile;in attuazione di tale indirizzo politico, il Governo Prodi ha stipulato una serie di accordi con i comuni italiani maggiormente interessati dai flussi di immigrazione;suddetti accordi vanno ad aggiungersi al già esistente SPRAR(Sistema di protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) realizzato a partire dal 2001 dal Governo con l’ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni italiani;il Ministero dell’Interno all'epoca del Governo Prodi ha siglato un accordo (cosiddetto Accordo Morcone) recepito dal Comune di Milano conla Delibera di Giunta del 30 novembre 2007 recante “Approvazione dell’Accordo, ai sensi dell’art. 15 della legge 241/1990, tra il Comune di Milano e il Ministero dell’Interno per la realizzazione di un Centro Polifunzionale da destinare a servizi ed attività di accoglienza a favore dei richiedenti asilo, rifugiati e titolari di
protezione umanitaria. Approvazione degli interventi necessari a
garantire l’utile uso degli immobili descritti nel documento
preliminare alla progettazione ex DPR 554/99 e D.Lgs.163/206 relativo ai lavori di adeguamento e recupero delle strutture e aree destinate alle attività di accoglienza temporanea.”;tale accordo, così approvato, prevede la realizzazione di 400 posti di accoglienza per richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria, mettendo a disposizione le risorse nell’ammontare di 55 euro procapite al giorno per la gestione; 4 milioni di euro per le opere di ristrutturazione; 500 mila euro all’anno per la manutenzione;nel Comune di Milano il programma di cui sopra garantisce, già dall’anno 2006, un minimo di 100 posti di accoglienza finanziati in parte dalle risorse messe a disposizione dal Governo e in parte da risorse provenienti dallo stesso Comune di Milano;
dal combinato disposto dell’accordo SPRAR e del suddetto accordo tra il Ministero dell’Interno e il Comune, Milano dovrebbe avere attualmente un potenziale di accoglienza pari a 500 posti (da suddividere tra richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria) di cui, nel dettaglio, 100 derivanti dallo SPRAR e 400 dal cosiddetto "accordo Morcone" e che, al fine di realizzare tali progetti, al Comune di Milano sono stati riservati circa 4 milioni di euro nel bilancio dello Stato, e accettati dal Comune di Milano comedimostra la delibera della Giunta comunale (Prot. 547395/2007 del 15giugno 2007);nonostante tali realistiche previsioni e tali fondi, i posti a
disposizione per tutto il 2008 e per il 2009 sono, ad oggi, circa 300 suddivisi tra i 4 centri per uomini e per quello per donne e bambini;da parte di alcuni consiglieri comunali dell’opposizione è stata riscontrata una totale mancanza di programmi adeguati di passaggio dalla prima accoglienza che avviene nei 5 Centri citati alla vita autonoma nel tessuto abitativo della cita Considerato inoltre che:numerosi rifugiati a Milano non trovano posto né programmi a loro dedicati, vi sono state occupazioni e sgomberi e allo stato attuale
numerosi di loro dormono all’aperto in condizioni insostenibili perloro e degradanti per la città Si chiede di sapere:
se il Ministro dell’Interno è a conoscenza della situazione e della mancata applicazione di precedenti accordi intercorsi tra il Ministero dell’Interno e il Comune di Milano;se il Comune ha fornito al Ministro adeguata documentazione relativa all'impiego delle risorse statali trasferite al fine di attuare i programmi di accoglienza di cui sopra;quali misure il Ministro dell’Interno intende adottare per permettere che anche a Milano si realizzino i programmi concordati e trovi soluzione positiva la non più sostenibile condizione in cui oltre cento rifugiati sono ormai costretti a vivere.
ADAMO
WE ARE READY TO PAY THE PRICE
SHAMED ON YOU EUROPEAN UNION
WHY THEY CALLED US CRIMINALS.
WE DISCOVERED THE TRUETH. SURVIVE AND YOU WILL SEE MORE AND MORE.
DAY AFTER DAY IT IS OUR EXPRIENCE SHALL TAKE US TO THE VICTORY.
OUR FIGHT IS NOT POLITICAL MOVEMENT BUT IT IS HUMAN RIGHTS BiLL THAT RIGHTS GUARANTEED SINCE 1951.
RIGHT LESS REFUGEE
PAULOS
AND DO NOT THINK THAT WE ARE LAZY PEOPLE WE KNOWS HOW TO BUILD OUR LIVES WE START FROM ZERO AND AT LAST WE FOUND OUR SELF IN ZERO YET. AND WE HAVE FEAR FOR OUR FUTURE.
SHAMED ON YOU EUROPEAN UNION
WHY THEY CALLED US CRIMINALS.
WE DISCOVERED THE TRUETH. SURVIVE AND YOU WILL SEE MORE AND MORE.
DAY AFTER DAY IT IS OUR EXPRIENCE SHALL TAKE US TO THE VICTORY.
OUR FIGHT IS NOT POLITICAL MOVEMENT BUT IT IS HUMAN RIGHTS BiLL THAT RIGHTS GUARANTEED SINCE 1951.
RIGHT LESS REFUGEE
PAULOS
AND DO NOT THINK THAT WE ARE LAZY PEOPLE WE KNOWS HOW TO BUILD OUR LIVES WE START FROM ZERO AND AT LAST WE FOUND OUR SELF IN ZERO YET. AND WE HAVE FEAR FOR OUR FUTURE.
HUMAN RIGHT IN ITALY IS ?
IF THIS IS THE DEMOCRACY SO WHAT WE CAN CALL THE DICTATORSHIP?EUROPEAN UNION PLEASE DO NOT POINT YOUR FINGER TO THE THIRD WORLD POINT YOUR FINGER TO YOUR SELF.WE HEARD ABOUT CHRISTIANITY IF THIS IS CHRISTIANITY SO WHAT WE CAN CALL SATANISM.
OH GOD OF ABRHAM PLEASE PROTECT THE REFUGEES FROM THOSE ILLEGAL MOVEMENT AROUND US. AS USUAL AND SAVE OUR LIFE.
ONE OF THE RIGHT LESS REFUGEES
PAULOS
WE NEED JUSTICE AND PEACE IF THE STATE OF ITALY RESPECT OUR RIGHTS YES WE CAN
We are demonstrating to thank the United Nations Security Council to have issued against the Eritrean regime resolution act. 1907 of 23.12.2009 and to demand the application of more sanctions to be respected the law and guarantees of Human Rights. Our people of Eritrea needs your moral support and humanitarian suffering for years from the tyranny and torture of the regime.
We Eritreans are also very saddened by the plight of our brethren detained in the prisons of Gaddafi: We demand the suspension forced returns already in place in Libya and also prevented the daily abductions of Eritrean refugees in Sudan for the secret services of government.
We want the international community is sensitized to these issues so that it can carry our bodies in the relevant UN headquarters.
Consider that our voice is the voice of victims of torture and persecution.
The event of February 19, 2010 will draw the attention of the entire international community about the internal situation of our country and the violation of human and civil rights of our fellow citizens in Eritrea. Abuses perpetrated by the Eritrean government and motivated by the unresolved conflict with Ethiopia, an excuse not to start the process of democratization in the country.
Rally is planned for the respect the UN resolution of April 2002, which established the boundary of the two countries at war.
Participants will become part of the event at 09.00 in Piazza Venezia, in a sit-in outside the headquarters of the United Nations later, at 11:00 am, handed a letter to the UN representative in Italy.
Refugees seeking the support and cooperation of all to arouse public attention to this drama of institutional and Eritrean people at home and in diaspora.
Therefore we invite all the press to give voice to this initiative of the Eritrean refugee community in Italy, asking the UN to take responsibility for this tragedy at the UN Security Council.
Eritrean refugees in Italy

